Il Post
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Terremoto mediatico

18 giugno 2012

di Emanuele Nenna – @emanuelenenna

In questi giorni tra gli addetti ai lavori si parla molto della recente gaffe di un’importante agenzia di pubblicità, la Saatchi&Saatchi di Milano.

In breve, di cosa si tratta: con il dichiarato intento di dare un sostegno – almeno morale – alle popolazioni terremotate d’Emilia, l’agenzia ha ideato un progetto di comunicazione da far vivere su Twitter, dal titolo “Scosse VS Tweet”. Niente a che vedere con la precedente campagna “Twitter è più veloce del terremoto” (peraltro non granché, secondo me). L’idea dei creativi milanesi è – o meglio, era – quella di ingaggiare una sorta di sfida virtuale che dimostrasse che “grazie al sostegno di tutti, noi siamo più forti del terremoto” (citando gli ideatori). Da un lato, quindi, il numero finora inarrestabile di scosse (erano più di 1.600 a venerdì scorso) e dall’altro il numero di tweet di solidarietà. Chi vincerà? Mancano i bookmaker e i venditori di popcorn davanti ai monitor che trasmettono aggiornamenti in tempo reale, ma la situazione che viene evocata è un po’ quella.

Risultato: l’intera comunità dei pubblicitari si indigna, accusa gli ideatori di sciacallaggio, di malafede, di ottusità. Non tutti ovviamente inveiscono, ma di fatto nessuno prende le parti degli autori, almeno pubblicamente, almeno a quanto mi risulta. E la campagna, per fortuna, viene annullata immediatamente.

Dicono che a pensare male si fa sempre bene, ma io sono della fazione opposta, quella degli irriducibili della buona fede. Non posso saperlo, ma non ci credo che l’unico intento dei creativi della S&S fosse quello di stupire, o vincere premi a qualsiasi costo, senza guardare in faccia a nessuno. Sarebbe mostruoso. Certo, si tratta di un errore. Brutto, spiacevole. Ingenuo, anche. E temo doloroso per qualcuno. Ma come ci sono grandi calciatori che sbagliano gol già fatti, immagino possano esserci professionisti della comunicazione che, ogni tanto, dimenticano l’ABC.

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  • lucagras

    Sì, ma possibile che non gli sia venuto in mente? Che abbiano veramente pensato che la cosa poteva essere gradita, che poteva avere successo? Che non siano stati sfiorati da uno di quei sani dubbi che entra in circolo e e alla fine di fa premere l’interruttore “stop”? Mah.

  • argiasbolenfi

    L’idea era talmente aberrante che se lo abbiano fatto in buona o mala fede cambia poco le cose.

  • davidebi

    L’impressione che ho quando vedo queste stupidaggini, inutili (quando non direttamente dannose) alla causa che si vorrebbe perorare, è quella di assistere all’opera di persone che invece di lavorare in comunicazione giocano a fare rumore, che non si fanno domande sul target di riferimento, non puntano a offrire sostegno ma solo a prendere a sassate i passanti pensando di essere in un videogame.

    E una volta lo fanno per “provocare” (cosa? una reazione? di che tipo, con che finalità?), una volta sono in “buona fede” (fede in cosa? nella loro extraterritorialità dal buon senso?), una volta è per “innovare” (come se nuovo fosse bello, semi nuovo fosse semi bello e il mondo fosse un susseguirsi di stronzate che si sovrappongono febbrili le une alle altre).

    E tirando le somme mi sembra solo di assistere all’operato di persone incompetenti, orfani del talento che in realtà non meritano neanche quei quattro byte di traffico che genera questo commento.