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Diventa importante Suleiman

3 febbraio 2011

L’incertezza prosegue in Egitto. Le tensioni degli ultimi giorni non sembrano essersi placate e la rabbia serpeggia ancora nelle strade delle maggiori città. Dal Cairo fino ad Alessandria i manifestanti continuano a scendere in piazza e l’unico punto fermo di questa situazione instabile sembra essere la volontà del popolo. Lo slogan che riecheggia ormai in tutto il paese è uno solo: vattene, vattene Hosni Mubarak.

Legittima o meno, la richiesta del popolo egiziano potrebbe scompaginare l’orizzonte politico di un paese geopoliticamente fondamentale per tutta la regione mediorientale. Governato per circa trent’anni da un Maresciallo dell’Aria divenuto prima vicepresidente e nominato presidente dopo la morte di Anwar al-Sadat, l’Egitto è divenuto una polveriera pronta ad esplodere a causa della precaria situazione economica e dell’insofferenza nei confronti di un regime fattosi sempre più autoritario nel corso degli anni. Opposizioni ridotte quasi al silenzio ed elezioni falsate da brogli, un Presidente poco incline alle riforme e sempre meno capace di gestire una situazione di difficoltà divenuta insostenibile. Questi i preamboli di una rivolta scoppiata dopo anni di tensione, sull’onda di quanto successo in Tunisia ed Algeria. Una crisi che rischia di rompere equilibri delicati. Mubarak non ha tradito le attese degli analisti e le promesse di riforme hanno seguito praticamente in parallelo l’innalzamento del livello di tensione nelle strade. L’ultimo, debole, tentativo del faraone di Kafr el-Musilha di restare al potere nonostante uno stato di salute sempre più precario. Prima di dichiararsi sconfitto e di annunciare l’uscita dalla scena politica nel prossimo settembre, non candidandosi alle prossime elezioni, il Presidente egiziano ha tentato ogni mossa possibile, passando dalla promessa di nuove riforme fino ad un rimpasto che potrebbe rivelarsi fondamentale per i futuri equilibri del paese. Nel giro di poche ore, Mubarak ha nominato un nuovo vice presidente, Omar Suleiman, premier, Ahmed Shafiq,ministro delle Finanze, Samir Radwan, della Sanità e dell’Interno, Mahmoud Wagdy: come detto, dalle nuove nomine potrebbe uscire il prossimo presidente egiziano.

Le tensioni degli ultimi giorni non sembrano comunque essersi placate e la rabbia serpeggia ancora nelle strade delle maggiori città. I manifestanti scesi in piazza sono centinaia di migliaia, forse addirittura milioni, guidati da un’unica volontà: cacciare Mubarak. Rispetto a quello che dovrebbe essere solo primo degli obiettivi dei manifestanti, chiarezza assoluta. Resta però da affrontare una questione complessa il cui nocciolo è un’unica, fondamentale, domanda. Quesito a cui nessuno, neanche i cosiddetti leader del fronte delle opposizioni, ha saputo finora dare una risposta certa, concreta: quali sono gli obiettivi politici che i cortei oceanici e la miriade di gruppi d’opposizione vogliono raggiungere? Al momento sembrano essere vaghi. Ancor meno definiti, al contempo, i mezzi. Per negoziare, hanno posto cinque condizioni: Mubarak deve lasciare la presidenza, dovrà essere creato un governo di unità nazionale per riformare la Costituzione, sciogliere il Parlamento ed indire nuove elezioni. La realtà è che, al momento, non sembra esserci nessuno in grado di proporre una reale alternativa dopo che si sarà conclusa la fase di transizione. Alcuni si astengono dal fare dichiarazioni in merito per puro calcolo politico, mentre altri stanno semplicemente concentrando tutti gli sforzi nel tentativo di raggiungere il primo obiettivo. Del primo gruppo fanno parte i Fratelli Musulmani, che hanno mantenuto un basso profilo in attesa di capire quale sarà il corso degli eventi. Finora hanno sostenuto Mohammed El Baradei, perché sembra essere il candidato ideale dietro a cui nascondere le reali intenzioni per il futuro. L’ex direttore generale dell’AIEA è infatti ben visto nel mondo occidentale e dagli alleati dell’Egitto, senza dimenticare che a livello politico non sembra godere dell’appoggio di alcuno dei partiti laici e d’opposizione. El Baradei sembra essere il candidato ideale al ruolo di parafulmini per i Fratelli Musulmani, in un momento in cui tutti guardano alla situazione egiziana con una certa apprensione. Senza dimenticare che sarebbe facilmente scaricabile in caso di prossime elezioni. Del secondo gruppo fanno invece parte i principali partiti all’opposizione, come il Wafd o il nuovo Al Ghad, e l’associazione Kifaya, ingessati da anni di lotta politica sterile o semplice espressione della società civile.

Da un’analisi dell’attuale situazione sembra quindi emergere un’indicazione precisa per il prossimo futuro: ci sono tutti gli elementi per poter pensare che sarà Omar Suleiman a guidare il paese dopo che Mubarak avrà lasciato la carica. Ex capo dei servizi segreti gradito a buona parte dell’opinione pubblica, perché considerato lontano dai corrotti centri del potere, il nuovo vicepresidente gode al contempo del sostegno delle Forze Armate e dell’intelligence. Senza contare che alcuni potenti amici dell’Egitto, leggasi Stati Uniti ed Israele, sarebbero pronti ad appoggiarlo senza riserve pur di sventare il pericolo di un improbabile, ma assai temuto, colpo di mano da parte dei Fratelli Musulmani. Nel caso in cui il periodo di transizione venisse gestito direttamente da Mubarak, Suleiman potrebbe preparare la successione con la dovuta calma e stringere alleanze importanti all’interno del Partito Democratico Nazionale in vista delle prossime elezioni. L’attuale premier, ex comandante dell’aeronautica, e il ministro dell’Interno, rispettato anche da coloro che chiedono le immediate dimissioni del presidente, dovrebbero continuare a far parte dell’esecutivo anche dopo il passaggio di consegne, garantendo così il sostegno delle Forze Armate e degli apparati di sicurezza al futuro governo. Sebbene questo sia da ritenersi come lo scenario più probabile, resta da verificare quale sarà la reazione del popolo. La situazione rischia infatti di precipitare, nuovi scontri di piazza e pressioni internazionali potrebbero portare Mubarak a decidere di abbandonare subito la presidenza, aprendo così una nuova, quanto imprevedibile, fase della storia del paese dei faraoni.

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  • http://imelon.wordpress.com/ melone

    @Cella32

    Ti stavo scrivendo e ho visto il commento di Roberto (che sottoscrivo in toto). I paragoni con la Turchia odierna, e soprattutto quello con l’Iran del 1979 sono assolutamente fuorvianti.

    Eppure mi sento di dire che quello di Erdogan, sempre tenendo fermi i punti evidenziati da Roberto, rappresenta un modello di partito centrista che il blocco parlamentare (o meglio, ex-blocco) dei Fratelli Musulmani vorrebbe costruire in Egitto. Sia alcuni leader che alcuni giovani membri guardano con interesse alla Turchia, e molti di loro sono stati arrestati e/o fermati all’aeroporto proprio perché stavano andando in Turchia per conferenze, meetings e così via.

    I Fratelli Musulmani hanno rinunciato alla violenza come strumento di lotta politica all’inizio degli anni ’70, e anche da prima non tutti erano d’accordo. Da allora perseguono un’agenda riformista e di graduale cambiamento all’interno delle istituzioni democratiche (parlamento, elezioni etc.). La violenza è accettata in contesti come l’Iraq e la Palestina: in questi casi è uno strumento legittimo perché utilizzato da popolazioni soggette all’aggressione di una potenza straniera.

    I suoi candidati partecipano alle elezioni politiche dal 1984 (come indipendenti), collaborando e in molte occasioni sostenendo altri candidati provenienti dalle più diverse affiliazioni ideologiche e/o religiose (dai comunisti ai copti per intenderci). Uno dei principali intellettuali copti egiziani (Rafik Habib) li ha spesso difesi criticando le violente repressioni del regime nei loro confronti.

    Stanno partecipando alle iniziative degli altri movimenti di opposizione, con Kefaya prima e con il NAC di El Baradei adesso. E ribadisco: partecipando, non guidando. El Baradei ha sempre detto, in diverse interviste, di prendere per buone le loro intenzioni. Il loro peso politico è rilevante ma non determinante, perché altre affiliazioni ideologiche (liberalismo, nazionalismo, socialismo) hanno una lunga storia in Egitto. Non hanno intenzione di candidare nessuno alle prossime presidenziali quindi, almeno a breve termine, non hanno intenzione di “prendere il potere”. E anche se lo volessero non è detto che ci riuscirebbero.

    All’interno del movimento prevale una posizione conservatrice su questioni sociali (genere, moralità pubblica). Ci sono tensioni e dibattiti sul ruolo della religione nello spazio pubblico e sulla configurazione del movimento: un’ala conservatrice, “quietista” come dice Roberto, vorrebbe ritirarsi dalla politica e dedicarsi alle attività sociali, mentre il blocco parlamentare (in larga parte riformista) vorrebbe creare un vero e proprio partito indipendente dall’organizzazione.

    Sia chiaro che sto parlando di un movimento nazionalista e socialmente conservatore di cui non condivido nulla. Ma se continuiamo a interpretare la politica in Medio Oriente attraverso la dicotomia secolari democratici vs islamisti=terroristi=teocratici, e declinare il concetto di democrazia a seconda delle convenienze geopolitiche delle potenze di turno, non capiamo una mazza e peggioriamo la situazione.

  • http://imelon.wordpress.com/ melone

    Ringrazio Roberto e Mazzetta per i contributi.

    Ogni tanto mi sento solo e scoraggiato, ecco …

  • cella32

    @ melone

    grazie pure a te!
    Intanto mi sono segnato il tuo blog. Da conoscitore del subcontinente indiano, con un percorso analogo al tuo nella sostanza, seppur dissimile nella forma(da quello che si legge in bio, quantomeno), credo tu sappia bene quanto me che è assai difficile riuscire a sintetizzare dinamiche politiche così complesse e articolate nel tempo.
    Non lo dico a difesa di Simone Comi, che pare qui abbia peccato di superficialità, ma per rinnovare i complimenti a te, a Roberto e pure a Mazzetta va’!…

  • massimo55

    Scusate, non sarò “informato” (notare le virgolette) come voi, ma affermare che tutto va bene madama la marchesa mi sembra una posizione ideologica e basta. L’Egitto vive in larga parte con gli aiuti americani ed è diventato una potenza regionale per loro mano. Pensare che domani questa stessa potenza militare possa virare su una politica attivamente anti israeliana deve, ripeto, deve preoccupare l’Occidente. Perché Israele forse oggi non potrebbe battere più l’Egitto in sei giorni e, messa alle strette, potrebbe essere costretta all’irreparabile. Dunque, nessuno dice che la protesta egiziana non sia legittima, che non sia frutto di un movimento libertario spontaneo, ma poi, passati i momenti eroici della piazza, contano i movimenti strutturati, al di là della loro dimensione numerica attuale. Il fatto che a parole i Fratelli abbiano abbandonato la violenza è una stupidaggine che solo chi ha i paraocchi può credere. Si chiama tattica politica e la loro vicinanza politica ad Hamas e Hezbollah ne è la prova più evidente. O volete dirmi che queste due urganizzazioni sono apertamente democratiche? Qui nessuno sta dicendo che vadano sterminati, ma pensare a loro come “i buoni” e non contrastarli politicamente come è dovere dell’occidente mi sembra eccessivo.

  • http://www.mazzetta.splinder.com mazzetta

    sembra che le precisazioni siano servite a poco, Comi nel seguito ha scritto e ribadito: “Sebbene la probabilità che l’Egitto si trasformi in uno Stato fondamentalista sia piuttosto remota, sono in molti a sostenere che i Fratelli Musulmani abbiano fomentato, e continuino ad aizzare, le folle di manifestanti. ”

    dev’essere un tic…

  • http://imelon.wordpress.com/ melone

    Grazie Cella32

    Ma se leggi il post pubblicato subito dopo questo potrai vedere che non si tratta di superficialità.

    @Massimo55: “i buoni” e i cattivi esistono nelle favole per bambini. E negli articoli à la Christian Rocca…
    Poi si potrebbe un attimino riconsiderare l’uso dell’infame concetto di “Occidente”, ma mi sa che è una battaglia persa.
    Infine mi spieghi come caspita fanno i Fratelli Musulmani a convincere quelli come te di aver abbandonato la violenza se non ti/vi bastano le parole e i fatti elencati qui sopra da me e Roberto? Continuiamo a fare il processo alle (presunte) intenzioni? E dai su …

  • massimo55

    Io sto solo dicendo che è nell’interesse dell’Occidente (e il termine infame tienitelo per te) contrastarli politicamente, perché anche se non violenti, la loro influenza su un futuro Egitto “religioso” è qualcosa da temere per la stabilità del Mediterraneo. Ma, come dite voi, le precisazioni servono a poco quando si pensa che il terrorista della zona sia Israele.

  • ponciarelli

    @massimo55
    “la loro vicinanza politica ad Hamas e Hezbollah ne è la prova più evidente”..
    per quanto riguarda il movimento palestinese d’accordo ( anche se proprio sull’uso della violenza ci sia una differenza importante, ma Hamas nasce come affiliazion della FM), ma i legami fra Fratellanza Musulmana ed Hezbollah quali sarebbero? Io no ne ho mai sentito parlare, francamente.

  • http://imelon.wordpress.com/ melone

    @Massimo55
    Per cortesia, non buttiamola in caciara. Il termine “infame” non era assolutamente riferito alla tua persona, ma al concetto. Esiste un’enorme produzione accademica che mi spinge a definire il concetto in questi termini. Quindi se permetti lo uso eccome.

    Ma, come avevo intuito, sarebbe una battaglia persa parlarne, visto che l’interesse dell’Occidente deve prevalere sul diritto all’autodeterminazione dei popoli.

  • massimo55

    ” l’interesse dell’Occidente deve prevalere sul diritto all’autodeterminazione dei popoli.”
    Questa me la segno. Come se l’autodeterminazione di un popolo fosse un processo asettico che avviene dentro una palla di vetro. Tutti oggi, all’interno come organizzazioni politiche, ed all’esterno come altri stati che hanno comunque interessi, cioè tutti quelli della regione, spingono perché in Egitto le cose vadano nel verso che a ciascuno piace di più ed il futuro sarà la risultante di queste tensioni politiche e sociali. E, quando lo vedi, salutami lo Stregatto.