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La ragazza Amy, quella morta d’amore

24 luglio 2011

Sono passate solo poche ore dall’annuncio della morte, ma basta fare un rapido giro in rete per trovare ovunque fotografie di Amy Winehouse: sono tutte identiche. Come se Amy fosse diventata ormai un fumetto, non più una persona. Tormentato, certo, ma un personaggio. Poi ci sono le didascalie che accompagnano le foto, anche quelle tutte uguali: flirtava con la morte, problemi di alcool, droghe, ricoveri. Un quadro perfetto, sentito già mille volte, un profilo che combacia perfettamente con quello di altri ché i paragoni sono facili, vengono bene e portano via poco tempo. Amy è morta a 27 anni, dopo essere diventata stratosfericamente famosa nel 2006, dopo l’uscita di Back to black. Dal 2006 ad oggi fanno cinque anni, non una vita. Cinque anni che l’hanno consegnata alla storia della musica, ma che non sono una vita intera. Perché Amy Winehouse esisteva anche prima di diventare il fenomeno Amy Winehouse. Alle volte lo si dimentica, ma è così. A ricordarcelo è una scena di I told you I was trouble, il documentario uscito qualche anno fa.  In questa scena c’è una ragazza al suo primo provino davanti a quelli che diventeranno i suoi discografici. Ha i capelli corti, è vestita in modo normalissimo, completamente diversa da come ci abitueremo a vederla sul palco. Sembra leggermente agitata. Soprattutto, quella ragazza sorride. Sembra felice. Probabilmente lo è. È la sua occasione: quando inizia a cantare, poi, è chiaro subito a tutti che è dotata di un talento straordinario. Quello che succede dopo quella scena lo sappiamo: la sua vita si trasforma in un insieme di cliché sul rock e sul maledettismo legato all’arte, fino al più estremo dei luoghi comuni: morire di overdose, a 27 anni, nientemeno, diventando così materiale per statistica, un nome da aggiungere alla lista la prossima volta che si deve fare un boxino sugli artisti maledetti. La cantante Amy Winehouse è morta così, un cocktail casuale di droga e alcool, perché è così che muoiono le rockstar, e i fiori, le pagine dei giornali, le lacrime dei fan sono lì a testimoniarlo. Scene di un film già visto. Ma la ragazza Amy Winehouse lei no, lei è morta d’altro, perché a 27 anni nel 2011 una ragazza normale non muore di droga, almeno che non lo voglia davvero. La ragazza Amy è morta perché era ormai troppo tempo che non sorrideva più. Forse la ragazza Amy è morta addirittura prima, quando la rockstar ha incominciato a prendersi troppo spazio nella sua vita, chi lo sa. O forse la ragazza Amy è semplicemente morta di dolore. I giornali inglesi raccontano che fosse disperata per la fine della storia con il regista Reg Traviss, suo fidanzato da più di un anno. Disperata come può esserlo solo una ragazza che si ritrova di nuovo con il cuore spezzato.  Perché se c’era una cosa che rendeva davvero speciale la ragazza Amy non era tanto il suo essere una rockstar. Era la sua capacità di cantare di quando lui ti manca così tanto che ti sembra di impazzire, del dolore che si rinnova ogni volta che lui torna da quell’altra, della solitudine che ti prende quando ti rendi conto che quella sbagliata dei due sei tu, non lui. Disperazioni che tutte noi ragazze normali abbiamo provato almeno una volta nella vita, soprattutto a 23 anni. La ragazza Amy è morta d’amore. D’altronde ce lo aveva insegnato lei: l’amore è un gioco al quale si perde sempre. E qualche volta, addirittura, si muore.

 

 

  • gianfil

    Anche mia sorella ha il cuore spezzato, ma mica è morta. S’è rimboccata le maniche, ha sbattuto la testa al muro, e va avanti con tenacia e dolore, al momento. Tornerà la gioia. Amy Winehouse è morta perché un fisico, ancorché giovane, non può reggere tutto quell’alcol e quella droga. Non è morta d’amore, non diciamo sciocchezze. E’morta perché era malata. GBrombin si chiede il perché del post. Forse non l’ha sentita cantare. Forse non ha capito che qui si sta parlando di una Vaughan, una Simone, una Fitzgerald, una Holiday. Una cosa così. Per forza che fa notizia: è un vuoto incolmabile nelle arti dell’Uomo. Una Winehouse.

  • fennix

    A me quello che lascia più perplesso di questo post, come di tantissimi altri in rete, è il sarcasmo sui cliché. Siamo ancora al benaltrismo, malattia infantile del blogghismo. E ho capito che è un cliché parlare della Winehouse maledetta, ubriaca e drogata che flirtava con la morte, ma è vero, mica c’hanno colpa quelli che fanno le didascalie. Lo showbiz (da Judy Garland in poi) è purtroppo pieno di quella roba lì. Soliti discorsi, è vero; allora piuttosto che niente ci si inventa la trovata della “morta d’amore” perché comunque bisogna scrivere il post dal tono “branco di coglioni pigri superficiali, ora ve lo spiego io come stanno le cose”. Minghia, morta d’amore e non di tonnellate di alcol e droga. Mi pare una stupidaggine. Però più originale, per carità

  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    Gianfil: tendo ad appassionarmi a cose diverse, ma non era questo il punto del commento. Che era invece più simile a quello espresso da Fennix.

  • pippuz181

    Povera ragazza, divorata dagli stereotipi suoi e del rock and roll. http://piecesofmusiceverywhere.wordpress.com/2011/07/25/morte-amy-winehouse/

  • wasabi

    Seh buonanotte, adesso la si mette nell’Olimpo perchè è morta.

  • Pingback: Il persuasore occulto : eschaton

  • riccardor

    Mi pare invece ci sia molto rispetto in rete nei confronti della persona e della vita privata di Amy, e del suo talento puro che però non l’ha aiutata. La “maledizione dei 27 anni” poteva essere ovunque su ogni mezzo comunicativo, e ciò non è.

    Per quanto riguarda le cause della morte: overdose? Aspettiamo l’autopsia. Mal d’amore? Penso non siamo in grado di dirlo.

    L’impressione è che avesse iniziato da tempo a giocare con un’immagine di dannata con la quale si difendeva ma anche si compiaceva, e il gioco gli è sfuggito di mano…. però sarebbe presuntuoso da parte mia affermare ciò, e non mi interessa neanche avere un punto di vista, e ritiro tutto.
    Dico solo che in un periodo di gaga lopez beyonce’, jovanotti ligabue rossi, lei mi mancherà tanto.

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