Il Post
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Dieci ragioni (più una) per cui se Sorrentino vince la Palma d’Oro con This must be the place è un’ingiustizia. Per Sorrentino stesso.

21 maggio 2011

1. Perché c’erano più idee nei primi tre minuti de Il Divo che in due ore di This must be the place.

2. Perché Sean Penn è bravo, sì, con quella camminata, la voce, gli occhi sempre inquadrati e dolenti, ma Cheyenne è un fumetto, una macchietta, costruita prendendo spunti da tra o quattro personaggi veri e un po’ mescolati. Ben diverso e più difficile è stato il lavoro toccato a Servillo, sempre per rimanere in tema di paragone con Il Divo.

3. Perché in questo film ci sono un bel po’ di cose paracule e piacione tipo la battuta sugli Arcade Fire che è un po’ come quando Sofia Coppola sull’ultima scena fa partire Just like honey e tutti a pensare “eh che paracula”.

4. Perché trattare così un tema come l’Olocausto è uno spreco, è buttato lì, è solo un pretesto,  ed è un peccato.

5. Perché This must be the place sono come due film attaccati insieme e la Palma d’Oro caso mai se la merita la prima parte, quella ambientata in Irlanda, ma non mi risulta che si possa assegnare un premio solo a metà film.

6. Perché il cameo di David Byrne è inutile e serve solo a far dire “uh c’è David Byrne nel film di Sorrentino” (vedi al punto 3.).

7. Perché Francis McDormand è straordinaria ed è un vero peccato, quasi un crimine che a un certo punto sparisca dalla storia

8. Perché che Sorrentino sappia dirigere gli attori non c’è dubbio, che sappia girare ancora meno, ma la sceneggiatura è firmata da due sole persone: lui e Umberto Contarello. Ma dico, farsi aiutare? Pareva brutto? Perché come dice Woody Allen…

9. “la sceneggiatura è la cosa più importante” e qui la storia funziona e non funziona: c’è troppa roba, troppi temi, troppe citazioni e qualcuno che gli avesse detto “Paolo, anche meno trappa venti pagine, dai” forse sarebbe servito

10. Perché nonostante lui dica il contrario non è il suo film migliore. Forse – anzi: sicuramente – è il film che ha sempre sognato di fare, ma non sempre i nostri sogni coincidono poi con quello che ci viene meglio nella vita reale.

11. Perché lui e Sean Penn si sono conosciuti a Cannes nel 2008 quando Sorrentino era in gara con Il Divo e Penn era presidente di giuria. E allora, se Penn era rimasto così colpito da Sorrentino tanto da chiedergli già in quell’occasione di lavorare con lui, perché, mi chiedo, non si è impegnato e impuntato per fargli vincere la Palma d’Oro già quell’anno?

(PS1 a difesa di Penn bisogna dire che a Il Divo andò il Gran Premio della Giuria e probabilmente per merito suo, quindi questa undicesima motivazione vale e non vale ecco).

(PS2 questo post è scritto relativamente a caldo, nel senso che il film l’ho visto stamattina alla proiezione delle 8.30. Il fatto che sia tutto il giorno che comunque ci pensi, indica che probabilmente tra una settimana avrò cambiato idea e lo considererò un capolavoro. Alle volte, con i film, capita. Vedremo).

  • zatzat

    … sarò perso, ma il link sulla citazione di lost in translation al terzo punto per me è stata una distarzione non superabile … mi son messo a pensare a quello e il resto del pezzo l’ho scorso con il cervello altrove … tra le rughe di Bill Murray, le luci di Lance Acord e la t-shirt di Scarlett …

    vedi a volte gli effetti collaterali delle paraculate …

  • simonasiri

    polisse a me non è dispiaciuto. poi, certo, lei è coccolatissima, però che avrebbe vinto un premio era abbastanza prevedibile. tornando a sorrentino: più ci penso più trovo insopportabili certi difetti. tra l’altro è un film basato tutto, troppo, sulla prestazione di sean penn. se non ti piace quella o lui addio. e il fatto che una giuria con tre colleghi non lo abbia comunque premiato significa che l’idea di dare un premio al film di sorrentino non è proprio mai stata presa in considerazione

  • johnnyjohnny

    4. Perchè trattare così un tema come l’Olocausto è uno spreco, è buttato lì, è solo un pretesto ed è un peccato.

    Di film sull’Olocausto ne abbiamo visti fin troppi. E questo non doveva essere un film sull’Olocausto ma un film su una star decaduta in cerca di redenzione, o giù di lì. Io credo che l’originalità della storia e la prospettiva “particolare” dalla quale si osserva un tema abusato come quello dell’Olocausto sia addirittura un punto di forza del film.

    1. Perché c’erano più idee nei primi tre minuti de Il Divo che in due ore di This must be the place.

    Sì, però, dai, è ingiusto. Anch’io l’anno scorso ho considerato Bastardi senza gloria un film notevole, anche se inferiore a Pulp Fiction e Le iene. Però il film meritava, meritava le nomination agli oscar e i riconoscimenti che ha avuto (che poi son stati pochi, comunque)..

    8. La sceneggiatura è firmata solo da due persone. Farsi aiutare no?

    Le sceneggiature sono il pezzo forte dei film di Sorrentino. A me non convinceva il fatto che si fosse fatto aiutare da Contarello. Come recitava un proverbio: meglio solo..

    11. Perchè non gli ha fatto vincere la Palma d’Oro quell’anno?

    Già, Il Divo la meritava tutta, visto anche il film che poi è stato premiato (La class, film alquanto mediocre sulle solite tematiche sociali, eh sì bravi). Però forse la colpa non era di Penn ma degli altri giurati.

  • johnnyjohnny

    Sul punto 1 volevo dire che è ingiusto fare paragoni tra un film e un altro. “Non deve vincere la palma perchè Il Divo era più bello e con quello non l’ha vinta”..magari This must be the place è meno bello del divo ma meritevole comunque di Palma. Ecco, volevo dire questo.
    Però, se dici che c’è una totale assenza di idee, be’ allora…

  • simonasiri

    non ci siamo capiti e mi rendo conto che se non avete visto il film è difficile farvelo capire: l’olocausto, la ricerca dell’aguzzino del padre è un pretesto narrativo e basta. non c’è nessuna visione particolare sull’olocausto, sulla storia, su niente di niente. è un argomento che serve a far prendere al film la piega del road movie, costringendo sean penne ad andarsene a spasso per l’america. poteva usare altro, poteva inventarsi che sean penn scopriva che il padre invece che l’avvocato (sto inventando, non ricordo che professione facesse in padre) era un domatore di tigri e quindi decidersi di mettersi in viaggio alla ricerca del circo nel quale il padre aveva lavorato in tempo di guerra. il film non sarebbe cambiato di una virgola.

  • johnnyjohnny

    Boh…a me il “pretesto Olocausto” non dà così tanto fastidio. Lo trovo indifferente. Mettere sullo sfondo la Shoah non mi sembra un atto criminale. Comunque, aspetterò di vederlo. Da buon italiano medio giudico un film senza averlo ancora visto. Sono da censurare.

  • sarab

    la paraculata degli Arcade Fire è all’altezza di “ha sempre preferito i Blur” e della necessità di comunicarCi la taglia dell’abitino nero della foto… Non se ne esce, nemmeno sul Post

  • simonasiri

    qui al post hanno usato la bio del mio blog personale, non mi sarei mai permessa di citare certe frivolezze in un contesto del genere, figurarsi loro di chiedermele, per carità. (questa cosa di mettere a confronto quello che fa sorrentino con quello che fa chi di mestiere scrive anche di/su sorrentino è però assurda, siamo tutti d’accordo, vero?)