<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Roberto Gagnor</title>
	<atom:link href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor</link>
	<description>Roberto Gagnor (Torino, 1977) scrive fumetti per Topolino dal 2003. È sceneggiatore e autore televisivo e radiofonico. Ha vinto il concorso &#34;Talenti in Corto&#34; con il suo ultimo cortometraggio, &#34;Il Numero di Sharon&#34;. Insegna sceneggiatura all’ICMA di Busto Arsizio e all&#039;Accademia 09 di Milano.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 Apr 2013 15:14:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<item>
		<title>Il film ha sempre ragione: Marco Ponti e Passione sinistra</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/04/29/il-film-ha-sempre-ragione-marco-ponti-e-passione-sinistra/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/04/29/il-film-ha-sempre-ragione-marco-ponti-e-passione-sinistra/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 13:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[A/R - Andata+Ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Gamberale]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Passione Sinistra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=127</guid>
		<description><![CDATA[Prima di tutto, un disclaimer. Io sono fan di Marco Ponti dai tempi di Santa Maradona. Un film che per me è stato una folgorazione. Insomma, uno della mia valle scrive e dirige il suo film! Quindi, anche se arrivi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/04/29/il-film-ha-sempre-ragione-marco-ponti-e-passione-sinistra/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto, un disclaimer.</p>
<p>Io sono fan di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Ponti">Marco Ponti</a> dai tempi di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Maradona">Santa Maradona</a></em>. Un film che per me è stato una folgorazione. Insomma, uno della mia valle scrive e dirige <em>il suo film</em>! Quindi, anche se arrivi da Bussoleno (o da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Avigliana">Avigliana</a> come lui<a href="&lt;iframe width=">&#8230;</a>)</p>
<p>Non solo: <em>Santa Maradona</em> e il suo secondo film, <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=-BhEgd_eMAc">A/R &#8211; Andata+Ritorno</a></em> corrono veloce, fanno molto ridere e sono intelligenti, pieni di idee, di modi diversi di raccontare. Da quel momento sono diventato un fan pauroso. Ogni tanto ci incrociavamo al <a href="http://www.torinofilmfest.org/?action=history&amp;id=20">Torino Film Festival</a> o alla <a href="http://www.scuolaholden.it/on-earth/">Scuola Holden</a>, dove Marco insegna da parecchi anni. Oppure in America, dove è andato per qualche anno. O semplicemente ad Avigliana. Alla fine non solo siamo diventati amici, ma abbiamo anche scritto <a href="http://www.topolino.it/node/36844">una storia di Topolino</a>!</p>
<p>E se c’è qualcuno dal quale ho imparato parecchio, quando si tratta di sceneggiatura, è lui.</p>
<p>Per questo non volevo la solita intervista che parla del suo ultimo film appena uscito, <em><a href="http://www.youtube.com/user/01distribution?feature=watch">Passione Sinistra</a>, </em>tratto dal romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiara_Gamberale">Chiara Gamberale</a>. Quella in cui dici quello che TUTTI i giornali hanno già detto. Volevo un&#8217;intervista a uno sceneggiatore e regista: più tecnica, piena d’informazioni e dritte per chi vuole fare questo lavoro.</p>
<p style="text-align: center;">       ***</p>
<p><strong>Come sei arrivato a questo progetto?</strong><br />
La Biancafilm di <a href="http://cineuropa.org/id.aspx?t=filmography&amp;l=it&amp;did=3166">Donatella Botti</a> aveva i diritti del romanzo e un soggetto già pronto: mancava però un regista per sviluppare la sceneggiatura. A me interessava soprattutto il nucleo della storia: cosa accade quando una donna di solidi ideali di sinistra s&#8217;innamora di un uomo di destra? È questo che mi ha incuriosito. La produzione mi ha dato carta bianca per l&#8217;adattamento, niente vincoli narrativi. Anche la Gamberale è stata molto disponibile: il suo punto di vista è stato «Voi lavorate, poi ne parliamo».</p>
<p><strong>Come hai lavorato all&#8217;adattamento, da romanzo a sceneggiatura?</strong><br />
Come si fa di solito: ho letto il libro una prima volta prendendo parecchi appunti. Poi ho lavorato su quelle note, partendo dai momenti, dai personaggi che m&#8217;interessavano.</p>
<p>Soprattutto, ho dovuto chiedermi cosa NON mettere nella sceneggiatura. Il romanzo ha un arco narrativo molto più lungo: incontriamo i protagonisti da ragazzini, poi da giovani, e la storia finisce quando noi in un certo senso iniziamo, quando entrambi sono adulti. Il romanzo finisce a metà di quello che nel film è il primo atto, avviando le grandi dinamiche della storia: la Gamberale l&#8217;ha inteso come romanzo breve, che per definizione è più aperto, come struttura, rispetto a una sceneggiatura.</p>
<p>Così ho deciso di eliminare radicalmente tutto il passato dei personaggi, che emerge dai personaggi stessi, in sceneggiatura: volevo evitare i flashback, ai quali non credo molto… a meno che non siano quelli di <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0087843/"><em>C&#8217;era una volta in America</em></a></em>. Il film, così, è più concentrato sull&#8217;oggi.</p>
<p>La prima domanda che mi sono fatto è stata: che genere è? Una volta deciso che sarebbe diventata una commedia romantica e brillante, i personaggi e i caratteri sono diventati più chiacchieroni, più <em>smart</em>. Questo tipo di commedia presuppone che le cose, alla fine, si sistemino. Il che non significa un happy ending banale e consolatorio. <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0098635/?ref_=fn_al_tt_1"><em>Harry ti presento Sally</em></a></em> e <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0075686/?ref_=sr_1"><em>Io e Annie</em></a></em> finiscono in modi diversi, ma entrambi finiscono, e lo fanno in modo preciso: i personaggi trovano una loro quadratura. Da questo, dunque, dipende anche il finale. Insomma, l&#8217;adesione al genere è un momento importante.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-131 aligncenter" title="story" src="http://www.ilpost.it/robertogagnor/files/2013/04/story.jpg" alt="" width="538" height="503" /></p>
<p><em>Storyboard di <a href="http://cristianospadavecchia.blogspot.it">Cristiano Spadavecchia</a> per il film (dalla pagina Facebook di Marco Ponti)</em></p>
<p><strong>E poi?</strong><br />
Il passo successivo è stato: quali personaggi e sottotrame potevo aggiungere? Ho messo alla prova la fede della donna di sinistra mettendola a lavorare al discorso d&#8217;insediamento di Andrea Splendore, giovane candidato sindaco di Roma (<a href="http://www.imdb.com/name/nm2846880/">Glen Blackhall</a>, che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lNwVUCPCu2I">io conosco bene</a>, NDR). In questo c’è l’influenza del <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt1504320"><em>Discorso del Re</em></a></em> e di varie cose che ho letto sugli <em>speechwriter</em> di Obama.</p>
<p>La sorellina di Giulio (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosabell_Laurenti_Sellers">Rosabell Laurenti Sellers</a> nel romanzo era un&#8217;adolescente anoressica e problematica: io l&#8217;ho reinterpretata alla <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000318/">Tim Burton</a>. Soprattutto ho inventato la sottotrama di Serge, il custode della villa (<a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=184561">Jurij Ferrini</a>, perché mi mancava un mentore. Serge e Andrea definiscono Nina: il politico giovanilista e cialtrone mette alla prova la sua fede, mentre Serge l&#8217;aiuta a trasformarsi in un personaggio diverso.</p>
<p>In un film come questo, poi, devi ragionare sull&#8217;attualità. Una divisione classica, fascisti contro comunisti, sarebbe stata anacronistica. Ed è proprio la collisione tra una donna convinta di avere il “pacchetto” (abitudini, passioni, fisse e paranoie) della persona di sinistra e un uomo che ha un “pacchetto” di destra, a far capire a entrambi che sono concetti anacronistici. Anzi, la realtà va anche oltre! La produttrice ha avuto l’idea di inserire la canzone di Gaber (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=SzUoAfcyPsk">qui</a> l’originale, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=F-q0dXbeS2M">qui</a> la cover di Marco Mengoni che appare nel film). Gaber stesso si chiede cosa sia di destra o di sinistra… e spesso non lo sa. Cos’è davvero di destra o di sinistra oggi? Non lo sappiamo più.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/04/29/il-film-ha-sempre-ragione-marco-ponti-e-passione-sinistra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La sicurezza degli oggetti (e dei Topi)</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/03/29/3000-volte-topolino/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/03/29/3000-volte-topolino/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 12:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[disney]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[topolino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=93</guid>
		<description><![CDATA[Il Palazzo delle Arti di Napoli ospita, dal 22 marzo al 26 maggio, la mostra Magica Disney – 3000 Volte Topolino. In esposizione, tavole originali e gadget di Topolino dagli inizi a oggi. Parecchie tavole riguardano l&#8217;unico personaggio Disney italiano &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/03/29/3000-volte-topolino/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Palazzo delle Arti di Napoli ospita, dal 22 marzo al 26 maggio, la mostra <em><a href="http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/21101">Magica Disney – 3000 Volte Topolino</a></em>. In esposizione, tavole originali e gadget di <em>Topolino</em> dagli inizi a oggi. Parecchie tavole riguardano l&#8217;unico personaggio Disney italiano anche nella finzione: Amelia, strega del Vesuvio (anzi, diciamo le cose come stanno: Amelia, la strega che ammalia!), che nella sua <a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=W+US+++36-01">incarnazione originale</a> era piuttosto sexy, anche perché <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Barks">Carl Barks</a> nel crearla si era ispirato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:SophiaLoren.JPG">lei</a>.</p>
<p>Sono esposte anche molte tavole del numero 3000 di Topolino, che uscirà il 22 maggio di quest&#8217;anno: tra esse, la prima della storia che ho scritto per quel numero e che l&#8217;ottimo Claudio Sciarrone sta disegnando, <em>Archimede&amp;Edi e il Cacciatore di Passato</em>. Microanteprima! (Sempre ©Disney, of course)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-95" title="disney" src="http://www.ilpost.it/robertogagnor/files/2013/03/IMG_2403.png" alt="" width="354" height="334" /></p>
<p>Ma se lavori per la Disney, vedere tavole originali e schizzi è un abituale (anche se sempre meraviglioso) vantaggio del mestiere. Devo ammettere che la cosa che mi ha colpito di più è la teca dei gadget del Topo. Un pauroso concentrato di madeleine, per uno come me:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-107" title="disney" src="http://www.ilpost.it/robertogagnor/files/2013/03/IMG_24671.jpeg" alt="" width="980" height="735" /></p>
<p>Il favoloso Mercante in Fiera disegnato da Marco Rota. Non ho mai giocato al Mercante in Fiera e non saprei dirvi nemmeno come si gioca: però quelle carte sono bellissime e me le ricordo eccome. Numero 1516, 16 dicembre 1984. E poi, la Tombola di Topolino.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-109" title="disney" src="http://www.ilpost.it/robertogagnor/files/2013/03/IMG_24681.jpeg" alt="" width="980" height="735" /></p>
<p>Non ho giocato a tombola, con la Tombola di Topolino.<br />
Mai, neanche una volta.</p>
<p>Usavo i bollini con i personaggi per inventarmi infiniti tornei di calcio disneyano sulla tovaglia della cucina. Ci ho giocato per anni, inventando storie. Tipo oggi, insomma. Numero 1464, fine 1983: ho sette anni e vado al cinema per la prima volta (wow) a Torino a vedere <em>Il Libro della Giungla</em>, che sarà anche il primo libro “da grandi” che leggerò.</p>
<p>Come dicevo, un sacco di <a href="http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaP/proust4.htm">madeleines</a>.</p>
<p>Tutti quei ricordi sono oggetti. In questo caso, Topolini. Non sono persi come la scatola dei tesori del signor Bredoteau (o Bretodeau?) di uno dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_favoloso_mondo_di_Amélie">film più belli di sempre</a>: le mie copie sono ben sistemate e incellophanate, a casa. Però sono legati agli oggetti. A quante cose attacchiamo i nostri ricordi? E soprattutto, con quali e quanti oggetti potremmo raccontarci?</p>
<p>Io mi rendo conto che potrei raccontare la mia vita a colpi di Topolino.<br />
Non in anni, ma in numeri del Topo.</p>
<p>Copia imprecisata (o forse no, io mi ricordo <a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1218">questa</a> anche se le date non combaciano): non ho neanche tre anni ma c&#8217;è questo Topolino che gira per casa. Ne esiste uno, o forse più: ne appare qualcuno ogni tanto, in casa. Poi, più avanti, quando imparo a leggere, scopro il significato della parola “settimanale” e i miei genitori non mi fregano più: anche perché col Topo imparo a leggere, come <a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/27/donnicciole-sbigottite">vi ho già raccontato</a>.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1414">1414</a>: da questo punto in poi, i Topi li compro TUTTI. Minni bacia Topolino per la copertina di Capodanno e nella storia d&#8217;apertura fa la DJ, ma un cattivone la minaccia e allora, per avvertire Topolino, mette un disco che si blocca sempre allo stesso punto. Wow!</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1434">1434</a>: sono in ospedale per qualche grana passeggera. Cinque giorni, ma mi sembrano mesi. Per fortuna che c&#8217;è il Topo.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1500">1500</a>: C&#8217;è Topolino che cammina sul mondo e pure un quadretto laminato. How cool is that?</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1532">1532</a>: Ho un fratello? Un fratello vero? Che urla tutta la notte? Mi sa che devo iniziare a fare il fratello grande.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1573">1573</a>: mia madre manda una mia foto alla posta del Topo, e viene pubblicata. Ho un mirabolante caschetto biondo tipo Nino D&#8217;Angelo, dietro di me qualche montagna savoiarda. E sono su Topolino!!!</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1702">1702</a>: la Disney Italia prende il posto della Mondadori. «Sono io, più Topolino che mai!» E io disegno tantissimi paperi e topi.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1817">1817</a>: odio le scuole medie. Però Giorgio Cavazzano disegna cose bellissime e io lo copio di continuo.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1985">1985</a>: io sto cambiando, e il mio mondo pure. Insomma, ci sono le ragazze. Intese come entità sconosciuta e lontanissima, ovviamente.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2000">2000</a>. Sono a casa con la febbre, niente liceo. Sarebbe il Topolino 2000, ma io non ho più otto anni e non è più la stessa cosa.</p>
<p>Un numero qualunque tra il 2000 e il 2400: sai che ti dico? Ormai sono grande. Potrei anche disdire l&#8217;abbonamento. O forse no. Mio nonno: «Ma leggi ancora Topolino?» «Sì». Ho ragione io, ma non lo so ancora.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2459">2459</a>: al corso RAI a Roma incontro Giulia Conti e Giorgio Martignoni, ottimi sceneggiatori Disney. «Posso farvi leggere qualche mio soggetto?»</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2483">2483</a>, luglio 2003: arriva il Topolino nuovo e anche il contratto con la Disney. E ho già scritto una storia di ben sei tavole! Fa schifo, vabbè, ma da qualche parte si deve pur iniziare.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2500">2500</a>: prometto a me stesso che sul 3000 ci sarò, falling the world (cascasse il mondo).</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2531">2531</a>: esce la mia prima storia su Topolino. È una di quelle cose che mi fanno inorgoglire ancora adesso. Per il resto del mondo è decisamente meno importante, ma chissenefrega del resto del mondo.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2849">2849</a>: questa storia me la disegna Cavazzano! Sogno di bambino realizzato? Check.</p>
<p><a href="http://coa.inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+2861">2861</a>: la storia di cui vado più fiero in assoluto. Sono già fidanzato con quella che a settembre di quest&#8217;anno diventerà mia moglie. «Ti va di venire a Lucca Comics con me? Non pioverà a dirotto per tre giorni, ci sarà un sacco di gente normalissima e non si parlerà sempre e solo di fumetti!».<br />
La sventurata risponde.</p>
<p>Gli oggetti saranno anche precari ed effimeri, ma intanto danno una loro sicurezza, come diceva un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_sicurezza_degli_oggetti">libro e un film</a> che non ho letto e non ho visto, ma il cui titolo mi piace a prescindere. Anche se noi andiamo e veniamo, loro restano. E chissà quante cose restano aggrappate a quegli oggetti. Voi, dove le mettete le madeleine?<br />
O meglio: quali Topolini hanno disegnato la vostra vita?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2013/03/29/3000-volte-topolino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il fumetto pullula</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/10/25/il-fumetto-pullula/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/10/25/il-fumetto-pullula/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2012 05:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[topolino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=80</guid>
		<description><![CDATA[(Copyright della Disney, of course) Queste meravigliose quattro vignette non sono mie (e infatti le invidio molto): arrivano da Il Papero del Mistero, la Papernovela di Silvia Ziche, una delle storie Disney più dirompenti, innovative e esilaranti degli ultimi vent’anni. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/10/25/il-fumetto-pullula/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-82" title="paperi" src="http://www.ilpost.it/robertogagnor/files/2012/10/paperi.png" alt="" width="610" height="583" /></p>
<p><small>(Copyright della Disney, of course)</small></p>
<p>Queste meravigliose quattro vignette non sono mie (e infatti le invidio molto): arrivano da <em>I<a href="http://it.paperpedia.wikia.com/wiki/Zio_Paperone_e_il_mistero_del_Papero_del_Mistero">l Papero del Mistero</a></em>, la Papernovela di <a href="http://www.silviaziche.com/">Silvia Ziche</a>, una delle storie Disney più dirompenti, innovative e esilaranti degli ultimi vent’anni.</p>
<p>È l’immagine che mi è venuta in mente pensando al fumetto, di questi tempi. Il fumetto pullula!</p>
<p>(Disclaimer: so cosa vuol dire &#8220;pullulare”. È che mi fa ridere pensare al pullulare come al saltellare frenetico e un po’ scemo di Paperina.)</p>
<p>Pullula in barba ai luoghi comuni che i più anziani di noi fumettari (e a volte anche i più giovani: siamo una razza di borbottoni) diffondono, magari alle dieci di sera dopo una giornata triste a qualche mostra di fumetto poco frequentata. «Non ci legge più nessuno», «Non c’è lavoro», «Il fumetto non conta più niente». Un qualche fondo di verità può anche esserci. O forse le cose non sono mai andate così bene. Del resto, io sono un ottimista.</p>
<p>I disegnatori pullulano d’idee. Come <a href="http://www.topolino.it/autori/22">Claudio Sciarrone</a>, che ha messo su una <a href="http://www.style.it/viaggi/agenda/2012/10/18/mondo-papero.aspx">mostra</a> tutta sua per i vent’anni di carriera (al WOW di Milano fino al 4 Novembre). Claudio ha quarant’anni, ne dimostra trenta e non disegna solo paperi: serie TV di cartoni animati, storyboard di film, character design per videogiochi, e ora questa mostra di lavori originali. Grandi tavole con effetto 3D in cui Claudio rivisita i suoi miti: i personaggi, i film, le storie che l’hanno influenzato, appassionato, plasmato. Drive In e Helmut Newton, Matrix e Bud Spencer, il Milan di Baresi e Maldini, Sabrina Salerno. E tutti col becco da paperi. Come le sue Ugly Ducklings, papere sexy e seminude con mutandine, fiori tra i capelli e piume in rilievo. Lavori tremendamente personali eppure immersi in una vulgata para-disneyana piena di suggestioni. Con tanti saluti all’idea che lavorare per un Grande Editore soffochi sempre e necessariamente la creatività.</p>
<p><strong>Lesson One: I FUMETTI SONO (E VANNO) DAPPERTUTTO </strong><br />
Il fumettista, oggi, spazia in tutto l’universo della comunicazione visiva.<br />
Anche gli sceneggiatori pullulano d’idee. <a href="http://giorgiosalati.blogspot.it/">Giorgio Salati</a> e <a href="http://www.davideggcaci.com/">Davide Caci</a> hanno lanciato <a href="http://lawcomics.blogspot.it">L.A.W.</a>, che è già al quarto numero. Una serie alla Bonelli, nella scia del fumetto italiano popolare, che però tratta personaggi, atmosfere e temi da legal thriller televisivo americano. Con esiti interessanti.</p>
<p><strong>Lesson Two: IL FUMETTO SE LA GIOCA CON CHIUNQUE</strong><br />
E soprattutto con gli altri media. Inoltre, la cross-pollination di generi americani, influenze personali e tocchi nazionali è sempre più importante.<br />
I fumettisti in generale pullulano. O meglio, pullulano le loro possibilità. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carmine_Di_Giandomenico">Carmine di Giandomenico</a> disegna Devil, <a href="http://www.comicus.it/interviste/item/49144-marco-checchetto-the-punisher">Marco Checchetto</a>, il Punitore per la Marvel. La Marvel americana. <a href="http://sara-pichelli.blogspot.it">Sara Pichelli</a> ha battezzato il nuovo Ultimate Spider Man, nero e ispanico, con tanto di nuovo costume. <a href="http://matteocasali.blogspot.it">Matteo Casali</a> scrive per la DC Comics. Da anni i disegnatori europei riescono a farsi notare negli USA, ma gli italiani ormai sono una bella armata.</p>
<p><strong>Lesson Three: NON C’È SOLO L’ITALIA.</strong><br />
Basta lamentarsi: si può andare via e uscire dai soliti schemi. Lavorare con gli americani, oggi, non è impossibile. Certo, gli standard sono alti e la competizione pure. Ma ci sono gli USA, l’Europa (non solo la Francia e il Belgio) e&#8230; il resto del mondo. Quand’è che andiamo all’attacco della Cina e dell’India con i nostri fumetti?<br />
I fumettisti si autoproducono graphic novel, come l’Asso di Roberto Recchioni. E come Recchioni hanno <a href="http://prontoallaresa.blogspot.it">blog</a> frequentatissimi, che ispirano il loro lavoro, lo nutrono e creano il loro successo, come nel caso di <a href="http://www.zerocalcare.it">ZeroCalcare</a>. Venerdì scorso ero all’Alastor di Milano, a guardare ZC che firmava copie del suo <em>Un Polpo alla Gola</em> fresco di stampa. Un sacco di gente. Tutti a comprare un fumetto. Un fumetto che vende più delle stramaledette <em>Cinquanta Sfumature di Grigio</em> su Amazon. Merito anche di editori arrembanti come la <a href="http://www.baopublishing.it">Bao Publishing</a> di Michele Foschini. Il fumetto racconta i nuovi italiani attraverso Bruce Lee nel Long Wei di <a href="http://diegozilla.blogspot.it">Diego Cajelli</a>, di prossima uscita. Spariglia forme e confini delle vignette come il nostro <a href="http://www.ilpost.it/makkox">Makkox</a></p>
<p><strong>Lesson Four: FARE DA SOLI SI PUÒ</strong><br />
È una faticaccia, ma si può fare. Pochi soldi, ma molta libertà creativa e la possibilità di curare ogni aspetto dell’uscita. E inoltre&#8230;</p>
<p><strong>Lesson Five: SPERIMENTARE PAGA</strong><br />
Internet crea successi senza compromessi, costruisce piccoli cult, raggiunge nuovi mercati. Il fumetto pullula, insomma. E ci insegna qualche strada per uscire dai pantani di ogni altro settore.</p>
<p><strong>UPDATE</strong><br />
&#8220;Asso&#8221; di Roberto Recchioni non è un&#8217;autoproduzione, ma è edito da <a href="http://edizioninpe.blogspot.it">Edizioni NPE</a>. Mi scuso con l&#8217;autore e l&#8217;editore!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/10/25/il-fumetto-pullula/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Secchione and proud of it</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/08/01/orgoglioso-dessere-secchione/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/08/01/orgoglioso-dessere-secchione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 13:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=74</guid>
		<description><![CDATA[Sono in vacanza e faccio colazione tardi, tipo alle nove e mezza, con annesso senso di colpa (dialogo-tipo nella mia testa: Perché non lavori? Perché sono in vacanza. Ah già, scusa). Per cui guardo le televendite di Mastrota oppure Unomattina, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/08/01/orgoglioso-dessere-secchione/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in vacanza e faccio colazione tardi, tipo alle nove e mezza, con annesso senso di colpa (dialogo-tipo nella mia testa: Perché non lavori? Perché sono in vacanza. Ah già, scusa). Per cui guardo le televendite di Mastrota oppure Unomattina, che in questi giorni è naturalmente pieno di servizi e ospiti sulle Olimpiadi presenti e passate. Oggi, ad esempio, la conduttrice intervista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Masala">Daniele Masala</a>, pentatleta e campione olimpico nel 1984: ricordo il nome, torno agli anni ‘80 e per colazione mangio madeleines.</p>
<p>A un certo punto la conduttrice chiede a Masala: “Ma lei, quando ha vinto così tanto, si sentiva secchione o predestinato?” E lui: &#8220;No, secchione no, oserei dire predestinato&#8221;. Poco dopo arriva anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Caprarica">Caprarica</a> in collegamento da Londra e inizia una discussione tra lui e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Cucci">Italo Cucci</a> sugli sport più o meno assurdi ammessi alle Olimpiadi: perché il rugby no e il badminton e il curling sì? E allora Masala, tranquillamente, spiega che il badminton è alle Olimpiadi perché è molto giocato in Asia, 50 milioni di praticanti, ed è lo sport nazionale dell’Indonesia; e che il curling è antichissimo. E tutti: &#8220;Ah, visto che è secchione?&#8221;</p>
<p>Insomma, la conduttrice e gli altri giornalisti trovano qualcuno che ne sa più di loro. Non gli dicono “bravo, grazie, non lo sapevamo”. Gli danno del secchione. Va bene, lo dicono scherzosamente, ma il succo è quello. Forse bisognerebbe spiegare alla TV italiana (ma non solo) che non c’è niente di male a non sapere qualcosa e ad avere qualcuno che te la spiega. Invece no: “Secchione”. Una parola che sottintende un agghiacciante universo di valori. Non sai qualcosa? Tranquillo, pure noi. La sai? Ne sai tante? Vergognati, perché non sei come gli altri. Ma io quelle cose non le sapevo, sul badminton e sul curling. Quindi mi piace che qualcuno me le spieghi. Quel qualcuno è un secchione? Può darsi. Anzi: è secchione? Benissimo.</p>
<p>La reazione dei conduttori di Unomattina, in fondo, è la stessa che avevano i miei compagni alle medie quando qualcuno ne sapeva più di loro. E fin lì va bene, a dodici anni ci sta. Il bello (anzi, il terribile) è che gli insegnanti, alle medie, non prendevano le parti del secchione. Prendevano le parti degli altri. Non era bello, secondo loro, offendere chi non sapeva certe cose spiegandole. Facendo così, però, implicavano che era accettabile offendere chi le sapeva (poi uno si chiede il perché del bullismo). Certo, a dare una patina di antipatia al secchione contribuisce spesso una certa sua petulanza e presunzione. E io, a 12 anni, ero secchione, petulante e presuntuoso. Forse lo sono ancora, se scrivo post come questi. Ma il punto è un altro.</p>
<p>Il punto è che abbiamo bisogno di più secchioni, e non solo in TV. Gente che ne sa più di noi e che ce lo dice. Anche brutalmente. E noi dobbiamo imparare ad ascoltare. Ne sa più di noi? Ottimo. Perché c’è già un sacco di gente che ne sa di meno e ne va fierissima. I secchioni sono importanti. Anche se sono antipatici e magari – altra accusa al secchione – noiosi. Del resto, abbiamo un primo ministro noiosissimo. Uno che dice: faccio questo, questo e quest’altro. Questo non è facile, questo non sarà facile, quell’altra cosa è impossibile, quell’altra invece si farà, tranquilli. Un primo ministro professore e noioso. Un secchione, insomma. Però, guarda caso, all’estero si fidano del secchione.</p>
<p>Un mio amico dice che è bellissimo avere politici noiosi che però fanno qualcosa. E io la penso come lui. Politici secchioni. Ma anche giornalisti, conduttori, funzionari statali secchioni. Perché, come alle medie, il compagno che scoreggia e mette la puntina sotto la sedia del professore sarà simpaticissimo e per nulla secchione. Ma forse non è il più adatto a far andare bene le cose.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/08/01/orgoglioso-dessere-secchione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>24</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Donnicciole sbigottite</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/27/donnicciole-sbigottite/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/27/donnicciole-sbigottite/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 14:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[disney]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[guido martina]]></category>
		<category><![CDATA[Rodolfo Cimino]]></category>
		<category><![CDATA[Salone del Libro]]></category>
		<category><![CDATA[topolino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=56</guid>
		<description><![CDATA[(ovvero: le parole SONO importanti – soprattutto quelle difficili) 1982. L’Italia ha appena vinto il Mondiale. Io ho cinque anni e sono al mare, in Liguria, con i miei genitori. Ho imparato presto a leggere, anche perché i genitori in &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/27/donnicciole-sbigottite/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ovvero: le parole SONO importanti – soprattutto quelle difficili)</p>
<p>1982. L’Italia ha appena vinto il Mondiale. Io ho cinque anni e sono al mare, in Liguria, con i miei genitori. Ho imparato presto a leggere, anche perché i genitori in questione sono insegnanti e lungimiranti. Sto attraversando la Via Aurelia con mia madre e una sua amica, di ritorno dalla spiaggia. Parto per primo, mi rivolgo a loro e dico: “dai, donnicciole sbigottite!” L’amica di mia madre ride per venti minuti netti. Mia madre anche, ma con un certo orgoglio. Sono un Bambino che Sa Parole Difficili. Naturalmente, ciò significherà anni di emarginazione, l’odio dei compagni di scuola, infinite prese in giro e almeno due pestaggi (entrambi alle medie, il ciclo più inutile della scuola italiana).<br />
Però so cosa vuol dire “sbigottite”. E lo so perché leggo Topolino.</p>
<p>2011. Il mio editor in Disney ascolta il periodico sproloquio nel quale gli propongo idee e concept di storie. Se lo acchiappo anche così, al telefono, con la mia pessima esposizione e la erre moscia, la storia funziona. Lui, paziente fino alla santità, mi ascolta. E poi: «sai, oggi viene Bergonzoni in redazione».<br />
«<a href="http://www.alessandrobergonzoni.it/">BERGONZONI</a>?!? È un grandissimo! Facciamo una storia con lui! Mi invento qualunque cosa, ma voglio metterlo in una storia! Scommetto che si diverte anche lui! Dai dai dai!»<br />
«Okay! Dai dai dai!»<br />
(Siamo entrambi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5S-l5Gh2txE">fan di Boris</a>)</p>
<p>Butto giù un’idea. A Bergonzoni piace. La scrivo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Perina">Alessandro Perina</a> la disegna, ottimamente. <a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL+2936-2">La storia</a> si chiama “Paperino e il mago delle parole” ed è uscita qualche mese fa. La trama in breve: Zio Paperone brevetta Kapoccion, un super dizionario computer che, letteralmente, fagocita parole di qualunque lingua. Ma Paperino lo manda in avaria e il computer esplode, liberando le parole nel mondo. Copywriter, scrittori e giornalisti sono letteralmente senza parole, la gente comune usa sempre e solo “coso” e “cosa”. Soprattutto, senza le parole, le COSE svaniscono. Qua si potrebbe fare un meraviglioso <em>excursus</em> sulle implicazioni filosofiche di un simile concetto, ma sono troppo ignorante per farlo. </p>
<p>Quello che volevo dire è che il linguaggio definisce il mondo. E un mondo “in poche parole” è brutto. Scarno. Noioso. Se pensiamo con poche parole, viviamo con poche parole, e viviamo male. Usare bene il linguaggio, scrivendo o parlando, è un piacere. Un mondo pieno di parole è vivo, complicato, caotico e meraviglioso, più sfaccettato e meno dogmatico.</p>
<p>La storia è una bella occasione per usare un sacco di parole diverse dal solito, tanto che poi la Disney ne ha tratto <a href="http://www.topolino.it/sites/www.topolino.it/files/download_misc/concorso_storie_in_missione_speciale.pdf">un concorso</a> che si <a href="http://www3.lastampa.it/fumetti-e-cartoons/sezioni/news/articolo/lstp/451758/">concluderà al Salone del Libro</a>.</p>
<p>Anche perché Topolino ha sempre educato a un linguaggio più erudito, elaborato, spesso anche desueto: Rodolfo Cimino, di cui <a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/02/zio-paperone-va-a-cercare-un-tesoro-rodolfo-cimino-1927-2012/">abbiamo già parlato qui</a>, era un maestro anche in questo. All’inizio, questo linguaggio derivava dalle grandi teste che hanno creato la scuola dei Disney italiani, come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Martina">Guido Martina</a>, che non veniva definito “il professore” per caso e che nell’<em>Inferno di Topolino</em> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Inferno_di_Topolino">parodiava Dante in endecasillabi</a>.  Ora è una tradizione. Anzi, una scelta. Che ho sempre approvato entusiasticamente. Proprio perché ero un Bambino che Imparava Parole Difficili, voglio che altri bambini imparino parole difficili. </p>
<p>Soprattutto, non voglio sentirmi dire che “questo i bambini non lo capiscono”, perché è una micidiale, deleteria, pericolosa, nauseabonda (tiè, parola difficile!) stronzata (meno difficile, ma rende l’idea). I bambini non capiscono se NOI decidiamo che non possono capire. Se facciamo i paternalisti, seduti comodi nell’anticamera del predicozzo e della propaganda. Se decidiamo di trattare il pubblico come un idiota. Se scriviamo libri per ragazzi “scritti grossi” e non Harry Potter. Se invece decidiamo di stimolare i bambini, di sfidarli possiamo fare qualcosa di buono. Certo, bisogna sempre farsi capire. Ma senza <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dumbing_down">dumbing down</a></em>. La cosa, naturalmente, vale anche per gli adulti e per qualsiasi pubblico e medium di massa.</p>
<p>I lettori del Topo sono adulti e bambini. Tutti leggono libri e fumetti, guardano i Simpson e sanno usare un iPad. Un pubblico molto più colto di un tempo, sia in generale che dal punto di vista narrativo. Quindi servono storie complesse ma accessibili. Con un linguaggio comprensibile, ma non banale. Insomma, servono più livelli di lettura. </p>
<p>Quelli bravi hanno sempre fatto così, alla faccia della “semplicità” del fumetto. In <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Asterix_alle_Olimpiadi_(fumetto)"><em>Asterix e le Olimpiadi</em></a> a otto anni ti diverti a vedere i Romani presi a tronchi in faccia, i cinghiali in camera d’albergo e Matusalemmix che non va a nanna («Ho dieci anni di meno!» «Va bene, così hai ottantatré anni e dovresti essere a letto!»). A trenta, scopri che su quel bassorilievo all’entrata dello stadio ci sono Goscinny e Uderzo che si danno del “despota” e del “tiranno” in greco antico:</p>
<p><img src="http://www.ilpost.it/robertogagnor/files/2012/04/asterix.png" alt="" title="asterix" width="278" height="269" class="aligncenter size-full wp-image-61" /></p>
<p>Insomma, bisogna fidarsi del proprio pubblico. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Billy_Wilder">Billy Wilder</a>  l’aveva imparato, in un’altra forma, da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_Lubitsch">Lubitsch</a>: «Fai fare due più due allo spettatore e lui te ne sarà grato». Vale per noi, ma vale anche per gli insegnanti e in generale per chiunque comunica per lavoro. Trattare da stupidi i bambini (o gli adulti)  per paura delle reazioni altrui non funziona mai. Chi comunica, chi crea, deve essere coraggioso, non fare quello che il pubblico si aspetta. Come dice brutalmente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Darabont">Frank Darabont</a> in un pezzo bellissimo (ormai introvabile online, ma è <a href="http://www.amazon.it/gp/product/1557042462/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=wittgenstein-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=1557042462">qui</a>, traduzione mia)</p>
<blockquote><p>«L’ignoranza e l’abbassamento delle nostre pretese non sono punti d’onore. Purtroppo, però, la nostra società “politicamente corretta” ci ha portati a credere che nessuno dovrebbe sentirsi stupido. Quindi, se Tizio non sa leggere, non stimoliamolo a leggere, ma abbassiamo gli standard educativi, così Tizio non ci resterà male quando gli si farà notare che non sa leggere. Grande idea – ma Tizio e i suoi compagni di classe diventeranno l’ennesima generazione di teste di cazzo (dice proprio <em>dickheads</em>, NdT) analfabete che non sapranno leggere i loro diplomi, se e quando usciranno dal liceo».</p></blockquote>
<p>È la sfida che fa appassionare il pubblico, è il suo coinvolgimento che lo fa innamorare del nostro lavoro, che sia un fumetto, un film o un romanzo. Perché non c’è nessuna gioia nell’ottenere qualcosa di facile: la vera soddisfazione è ottenere, trovare, CAPIRE una cosa difficile. Sempre citando Darabont,</p>
<blockquote><p>«Il messaggio è semplice, e John F. Kennedy l’ha detto meglio di tutti: “non scegliamo di andare sulla luna perché è facile, ma perché è difficile»</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/27/donnicciole-sbigottite/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zio Paperone va a cercare un tesoro (Rodolfo Cimino, 1927-2012)</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/02/zio-paperone-va-a-cercare-un-tesoro-rodolfo-cimino-1927-2012/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/02/zio-paperone-va-a-cercare-un-tesoro-rodolfo-cimino-1927-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 09:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[disney]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Rodolfo Cimino]]></category>
		<category><![CDATA[topolino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=49</guid>
		<description><![CDATA[Tavola 1, vignetta 1-2-3-4. In termini tecnici, una quadrupla. L’equivalente fumettistico, e soprattutto disneyano, del totalone nel quale appare il titolo del film: nella quadrupla, infatti, appare sempre il titolo della storia. E come in un film, possiamo immaginarci un &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/02/zio-paperone-va-a-cercare-un-tesoro-rodolfo-cimino-1927-2012/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tavola 1, vignetta 1-2-3-4. </em></p>
<p>In termini tecnici, una quadrupla. L’equivalente fumettistico, e soprattutto disneyano, del totalone nel quale appare il titolo del film: nella quadrupla, infatti, appare sempre il titolo della storia. E come in un film, possiamo immaginarci un <em>dolly</em> che scende e trova il protagonista della storia (che vedremo meglio nella vignetta seguente: doppia, figura intera). </p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rodolfo_Cimino">Rodolfo Cimino</a> faceva un’altra cosa. </p>
<p>La sua quadrupla (una meravigliosa selezione <a href="http://fumettologicamente.wordpress.com/2012/04/01/titolo-e-frontespizio-per-rodolfo-cimino/">qui</a> su <em>Fumettologicamente</em>, perché Matteo Stefanelli ne sa) era un manifesto della storia che stavamo per leggere. Un teaser, diremmo oggi: di solito nelle sue quadruple c’era sempre Zio Paperone (e magari Paperino e nipotini) in fuga, inseguiti o appena acchiappati da qualche strano mostro, o catturati da strani indigeni. I mostri si chiamavano Terror o Trizompa, gli strani indigeni… be’, quelli avevano nomi di ogni tipo. Come i Tapirlonghi. Qualunque disegnatore disegnasse quelle storie, mi bastava un’occhiata per riconoscere le quadruple di Cimino.</p>
<p>E non finiva qui. Nel momento stesso in cui continuavo a leggere la storia, sapevo che ero finito nell’universo di Cimino. I paperi dicevano “guiderdone”, “gonfalone” e “busillis”. “Taccagno” e “tapiro” erano il minimo. Le frasi, gli insulti, persino i lamenti erano diversi. Colti, ricercati: non prendevano per scemi il pubblico, che fosse di bambini o meno. (E per fortuna! Ho sempre considerato un’immane stronzata l’idea di dover abbassare il linguaggio “per farci capire dai bambini”. I bambini capiscono tutto, se <em>noi</em> non li trattiamo da stupidi.) “Dollarucci miei, quante me ne fate passare!” “Ohi, come soffro!” Era una storia Disney di Cimino: abbastanza Disney da essere riconoscibile, abbastanza Cimino da essere inconfondibile. È lì il difficile: trovare uno stile tuo, eppure rimanere con tutti e due i piedi in quella tradizione lì. E non è facile, dopo migliaia, MIGLIAIA, di storie, scritte ovunque, dagli Stati Uniti all’Argentina, nell’arco di più di ottant’anni. Eppure, Cimino ci riusciva. </p>
<p>A volte era facile, per noi sceneggiatori giovani e presuntuosi, dare per scontate certe sue soluzioni. O criticare il fatto che alla fine, era sempre una storia con “Zio Paperone che va a cercare un tesoro”. Per poi scoprire che non era affatto facile, scrivere storie con Zio Paperone che andava a cercare un tesoro.  Uno che scrive (o inchiostra, perché è così che ha iniziato, con <a href="http://coa.inducks.org/creator.php?c=RSc">Romano Scarpa</a>) 722 storie (cito dall’<a href="http://coa.inducks.org/creator.php?c=RCi&#038;c1=date">INDUCKS</a>) e a 85 anni continuava imperterrito è un maestro della narrazione seriale. </p>
<p><em>Tavola 2: splash-page</em></p>
<p>Cimino non usava le splash-page, le vignettone a tutta pagina: nel fumetto Disney sono sempre state rare. Però anche lui, a suo modo, innovava. Ad esempio, con i <em>Racconti intorno al Fuoco</em>. In estrema sintesi: Nonna Papera racconta storie agli altri paperi. Eh già, comodo così, senza paperi puoi raccontare quello che ti pare. E invece lui inglobava i suoi personaggi nel mondo Disney, e ci stavano benissimo. Non solo: apriva la strada a emozioni meno consuete, rispetto alla storia-tipo. Il rimpianto. Il dolore. La vecchiaia. La solitudine. <em><a href="https://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL+1782-A">Il Bel Cavaliere e la Regina del Lago Perduto</a></em>, Topolino 1782. Disegni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Cavazzano">Giorgio Cavazzano</a>, quindi per definizione favolosi. Io ho dodici anni e capisco che si possono fare cose fantastiche, in quelle sei vignette per pagina. Anche se non lo capisco, quelle tavole stanno cambiando me stesso e il mio modo di scrivere per sempre. </p>
<p>Oppure, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reginella">Reginella</a></em>. Paperino, orrore!, s’innamora di una che non è Paperina. Ma non c’è nulla di sbagliato o anti-disneyano in tutto questo: anzi, tutto è struggentemente nel canone. Quei paperi sono sempre meno paperi e sempre più umani, come succede quando a scriverli c’è un grande. Perché il segreto, lo capirò molti anni dopo, non è sbattere un “uack” o un “gulp” tanto per riempire tavole, o far muovere quei personaggi come se fossero macchiette. Quelli sono esseri umani travestiti da paperi. Pieni di spigoli e particolari, tensioni e qualità. Anche in un’apparente maniera di situazioni e stimoli. Cimino lo sapeva. E quella loro umanità veniva fuori.</p>
<p>Leggo Topolino da quasi trent’anni. Scrivo storie Disney da quasi nove. Ho letto almeno trecento storie di Cimino, e come me parecchie altre generazioni. Basta un’occhiata a quella quadrupla e so dove sono: nel mio passato e nella mia infanzia, come hanno scritto tanti fan sul forum del <a href="http://www.papersera.net/cgi-bin/yabb/YaBB.cgi?num=1070541695/600">Papersera</a>. Quei cucurbitoni e quei tapirlonghi, quelle isole lontane, quei “taratarì” e quelle zuppe del pioniere sono la nostra infanzia: tornarci è rassicurante, e in quell’angolo un po’ demodé eppure esilarante del mondo Disney ci stiamo tutti benissimo. </p>
<p>Però sabato Rodolfo Cimino <a href="http://www.comicus.it/news/item/51933-addio-a-rodolfo-cimino">è morto</a>. I miei editor non vedranno più arrivare le sue sceneggiature, o meglio i suoi storyboard dettagliatissimi. I miei colleghi disegnatori non potranno più disegnare le sue quadruple. E quelli che scrivono, come me, dovranno andare avanti. Sperando di creare il nostro personalissimo angolo disneyano, e che qualcuno lo amerà come noi abbiamo amato quei tapirlonghi. </p>
<p><em>Tavola 1, vignetta 1-2-3-4. Quadrupla alla Cimino.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/04/02/zio-paperone-va-a-cercare-un-tesoro-rodolfo-cimino-1927-2012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli altri modi di scuoiare un gatto &#8211; Terza e ultima parte</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/27/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-terza-e-ultima-parte/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/27/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-terza-e-ultima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 10:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Estate in Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Radek Wegzryn]]></category>
		<category><![CDATA[Sommer Auf Dem Land]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=36</guid>
		<description><![CDATA[Il riassunto delle puntate precedenti lo trovate qui e qui Febbraio 2010 Insomma, il film è finito. Finito? Macché. Non solo bisogna montare, fare la color correction e parecchi mesi di mix audio eccetera. Bisogna anche girare un pezzettino, negatoci &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/27/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-terza-e-ultima-parte/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il riassunto delle puntate precedenti lo trovate <a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/08/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto/">qui</a> e <a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/19/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-seconda-parte/">qui</a></p>
<p><strong>Febbraio 2010</strong><br />
Insomma, il film è finito. Finito? Macché. Non solo bisogna montare, fare la <em>color correction</em> e parecchi mesi di mix audio eccetera. Bisogna anche girare un pezzettino, negatoci dal cattivo tempo. E stavolta, sul set, ci sono anch’io. Si torna a Peenemunde, ma stavolta le cose sono decisamente più avventurose. Tanto per dirne una, il mare è ghiacciato. Mai visto una cosa simile. Arriviamo a tarda notte e andiamo a fare un giro sulla spiaggia dove gireremo: si cammina sul mare costellato di picchi di ghiaccio rotto, scogli gelati <a href="http://www.sightswithin.com/Caspar.David.Friedrich/Das_Eismeer_%252F_Die_verungluckte_Nordpolexpedition%2C_Die_verungluckte_Hoffnung.jpg">come in un quadro</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caspar_David_Friedrich">Caspar David Friedrich</a>.</p>
<p>Il silenzio è assoluto quanto inquietante. Eppure, il giorno dopo, la nostra eroica micro-troupe è di nuovo lì, a girare l’inizio del film: Bogdan e Izabela, bambini, corrono sulla spiaggia parlando d’amore, come faranno alla fine del film. Insomma, è anche una scena importante. I due bambini-attori sono svegli e veloci. Io, l’alleato italiano, sono preparato. Calzamaglia, calzini doppi, scarponi, guanti, sciarpa, giaccone, berretto. C’è pure il sole. Ma ho comunque freddo. Oggi faccio il tuttofare: tengo su gli stativi quando c’è vento, spingo i carrelli, porto via l’equipaggiamento quando abbiamo finito. Il giorno dopo, di nuovo a Berlino per girare i pick-ups o fegatelli, come diremmo noi: qualche totalone di un paio di teatri. Ho anche un mio meraviglioso momento di gloria: passeggio avanti e indietro fingendo di uscire da uno dei suddetti teatri. La scena verrà tagliata. Lo sceneggiatore, una volta che ha scritto, è utile come un paracarro.</p>
<p><strong>Ottobre 2010</strong><br />
Radek accende la sua smisurata TV 52”. Mette il DVD con i sottotitoli inglesi.<br />
“Pronto?”<br />
Sono pronto. Eccolo, il film. Per me è la primissima visione. Lo vedrò altre volte, con piccoli cambiamenti di mix audio e di <em>color correction</em>. Ma questa è veramente la prima volta, e l’emozione non sarà così forte neanche al cinema.<br />
Le cose che non mi convincevano o non mi piacevano continuano a punzecchiarmi, ma forse sono solo io: il film funziona. Le cose che mi piacevano molto fin dalla prima stesura, quelle piccole fortune che acchiappi al primo colpo, rimangono, e vanno benone. Zamachowskij è meraviglioso, seguito a ruota da Agata Buzek. Pawel, alias <a href="http://www.imdb.com/name/nm2252397/">Antoni Pawlicki</a>, è assolutamente giusto per il ruolo di Pawel, lattaio e spasimante di Ania/Agata. E qui c’è una lezione fondamentale. All’inizio, Antoni mi sembrava sbagliato. Un po’ troppo figo, per essere un lattaio di paese. Ma Radek ha fatto di testa sua e ha avuto ragione: Agata è una bella ragazza. Il Pawel della situazione deve sembrare credibile: il pubblico deve pensare che una come lei, cantante lirica, possa mettersi insieme a uno come lui, lattaio di paese. Se il suddetto lattaio fosse anche brutto, insomma, si andrebbe nella fantascienza. Lo so, è un ragionamento superficiale, <em>looks aren’t everything</em> eccetera: ma le cose vanno così. </p>
<p>Comunque, il film fila. Neanche 90 minuti, pieno di ritmo e di musica. La colonna sonora di <a href="http://www.imdb.com/name/nm1864233/">Daniel Sus</a> funziona meravigliosamente. La cantante lirica che sostituisce Ania per le incisioni ad hoc di Mozart e non solo è <a href="http://www.aniavegry.com/">Ania Vegry</a>, meglio nota come Ania, la sorella di Radek. Suo padre <a href="http://www.sommerakademie-cervo.de/127/?s127p161">Krystof</a> ha portato l’orchestra di Hannover. Per Radek, insomma, questa è una storia molto personale. C’è tutta la musica nella quale ha vissuto tutta la vita. Ci sono echi del suo passato in Polonia, di sua nonna Sofia, che purtroppo morirà prima di vedere il film. C’è la musica di suo padre, di sua madre, maestra di piano, e di sua sorella. E poi c’è l’ironia di Czarek. E infine il mio tocco: battutacce, romanticismo e un finale di quelli che ti fanno uscire dal cinema pensando “ecco, sto meglio e voglio fare qualcosa di buono”. Radek ama i finali terrificanti, in cui muoiono tutti, ma proprio tutti. Io amo quelli in cui non solo si vince, ma si stravince, con tanto di corsa all’aeroporto e bacio sotto la pioggia: sono un fervido discepolo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Curtis">Richard Curtis</a>, in questo e non solo. Nel finale del film abbiamo trovato un compromesso che evita entrambe le bugie, e forse è più vicino a quello che è la vita. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/27/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-terza-e-ultima-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli altri modi di scuoiare un gatto (Seconda parte)</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/19/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-seconda-parte/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/19/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 09:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Estate in Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Radek Wegzryn]]></category>
		<category><![CDATA[Sommer Auf Dem Land]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=20</guid>
		<description><![CDATA[La prima parte la trovate qui Settembre 2009 Insomma, adesso che il film si fa, bisogna mettere insieme il cast. E mentre si riscrive sempre più convulsamente man mano che ci avviciniamo al 16 settembre, giorno di inizio delle riprese, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/19/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-seconda-parte/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima parte la trovate <a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/08/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto/">qui</a></p>
<p><strong>Settembre 2009</strong><br />
Insomma, adesso che il film si fa, bisogna mettere insieme il cast. E mentre si riscrive sempre più convulsamente man mano che ci avviciniamo al 16 settembre, giorno di inizio delle riprese, io e Radek scorrazziamo per Varsavia, a incontrare attori e attrici. <a href="http://www.imdb.com/name/nm0539291/">Lucyna Malec</a>, alias Izabela, recita in un teatro impronunciabile e Radek deve incontrarla dopo lo spettacolo,  una commedia americana degli anni Trenta. Tradotta in polacco. Il teatro è piccolo, per cui gli attori ci vedono. E si saranno chiesti chi fosse quel tizio in seconda fila che non ha riso nemmeno una volta in tutto lo spettacolo, a parte qualche convulso, patetico tentativo. Be’, quel tizio ero io: non ridevo perché, in mezzo a un centinaio di persone che si sganasciavano, capivo solo &#8220;tak&#8221;, &#8220;kohanie&#8221; e &#8220;pani&#8221;. E cioè “sì”, “signore” e “caro”. Capirete che trovare un senso comico in queste tre parole era un problema. Però dopo lo spettacolo Lucyna ci porta dietro le quinte e lei e la sua compagnia ci offrono vino e formaggi. Io verso il vino sul maglione di Radek, ma ormai sono catalogato come <em>l’Italiano Strano Che Inspiegabilmente Ha Scritto il Film Pur Non Parlando Una Parola Di Polacco A Parte Tak Kohanie e Pani</em>, per cui nessuno ci fa caso più di tanto. E allora mi metto a guardare Polonia-Squadra Europea Imprecisata, qualificazioni mondiali, con l’attore giovane della compagnia. Fatto sta che Lucyna accetta e abbiamo Izabela!</p>
<p>Poi tocca ad <a href="http://www.imdb.com/name/nm0125588/">Agata Buzek</a>, alias Ania, bella e glaciale nonché figlia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jerzy_Buzek">Jerzy Buzek</a>, che ci raggiunge in un pub di Varsavia un sabato pomeriggio. Radek parla con lei e le spiega la parte in polacco. Io riscrivo il film, o mi occupo degli affaracci miei: ho partorito una quantità impressionante di storie di Ciccio sul suolo polacco. Piano piano, il cast c’è e la troupe pure: si va a vedere le location!</p>
<p><strong>Il tech recce</strong><br />
Come direbbe Fantozzi, dicesi tech recce il sopralluogo tecnico. In poche parole, regista e troupe vanno sul set e vedono se ci sono cose da spostare, cambiare, modificare o abbattere, prima di girare. A questo punto ci siamo io, Radek, Czarek, il direttore della fotografia <a href="http://www.imdb.com/name/nm2799014/">Til Vielrose</a> e vari altri &#8211; polacchi e tedeschi &#8211; più il sottoscritto eroico italiano. Il clima oscilla tra il nervoso e l’esaltato, ogni cinque minuti. <em>Facciamo un film? Sì, però abbiamo pochi soldi e poco tempo! Sì, ma facciamo un film!</em></p>
<p>Imparo a conoscere le autostrade tristi della Germania Est e le stradine sperdute della Polonia, tra campi di grano e i boschi dove i cervi non si fanno neanche lo scrupolo di scappare quando passano le macchine. Le città polacche e quelle della Germania Est oscillano ancora tra bruttezze da socialismo reale, malinconie metalmeccaniche di capannoni abbandonati e un futuro colorato e convulso di poster, multisale e detersivi capitalisti. Allo stesso tempo, c’è uno sprint diverso, nella gente. Ventenni e trentenni vivono ancora in appartamenti piccoli e tristi dell’epoca di Jaruzelski, ma si connettono, mettono su case di produzione, viaggiano, ci provano. Hanno un’ansia di cambiare, di trasformarsi, che noi in Italia non abbiamo e non vogliamo avere, intrinsecamente incollati al passato e al provincialismo come siamo.</p>
<p>Comunque: prima tappa, <a href="http://maps.google.it/maps?client=safari&amp;rls=en&amp;q=Zachodniopomorskie,+Poland&amp;oe=UTF-8&amp;redir_esc=&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;hl=it&amp;sa=N&amp;tab=wl">Zachodniopomorskie</a> (nel Voivodato della Pomerania Occidentale. Come toponimo, batte “Gallarate” any day. Voglio vivere in un Voivodato.) il paese che diventerà Kapustkowo. Il nostro paesino inventato. Radek viene convocato all’asilo del paese: la gente del posto vuole sapere che razza di film gireremo. Hanno già avuto una pessima esperienza con una troupe cinematografica, in passato (pare che fosse, orrore! un film pieno di violenza e sesso) e non si fidano. Infatti quando arriviamo il sindaco e soprattutto il prete del paese ci tengono d’occhio, insieme a parecchi bambini, ai loro genitori e a varie aspiranti comparse. È come un film di Peppone e Don Camillo, ma qui sono dalla stessa parte. E le nostre macchine con la targa tedesca non aiutano: siamo in Pomerania, regione contesa e passata più volte di mano tra tedeschi e polacchi, per cui c’è un po’ di tensione con i primi. Ma Radek parte con la sua <em>charm offensive</em>, ammorbidendo le mamme dei bambini. E io non riesco a trattenermi dal fare qualche disegno. Intendiamoci: sono uno sceneggiatore di fumetti, non un disegnatore. Però ho un pochino di basi di cartooning. E disegno da quando sono nato. Insomma, come molti sceneggiatori di fumetti, sono un disegnatore fallito. Ma so quel tanto che basta per disegnare topi e paperi, facendo contenti i bambini dell’asilo di Zachodniopomorskie e, forse, tutto il Voivodato. Adoro disegnare per loro, perché sono un tremendo show-off, o come si dice tecnicamente, uno sborone. E loro apprezzano. Czarek mi traduce le loro richieste e scopro che Scooby Doo in polacco si dice “Scubiego”. Disegno anche Scubiego. La vera faticaccia è scrivere giusti tutti i loro nomi. Una trentina di disegni dopo, il Voivodato è nostro!</p>
<p>La seconda tappa è Peenemünde, per le scene sul mare. <a href="http://maps.google.it/maps?client=safari&amp;rls=en&amp;q=peenemunde&amp;oe=UTF-8&amp;redir_esc=&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;hl=it&amp;sa=N&amp;tab=wl">Peenemünde</a> è un posto bellissimo sul Mar Baltico: spiagge lunghe e bianche dopo le foreste di pini, il mare piatto e calmo. Il problema è che a Peenemünde i nazisti hanno sperimentato la V2, e c’è persino un piccolo, inquietante <a href="http://www.peenemuende.de/index.php?id=40&amp;L=1">museo</a> al riguardo. Sulla spiaggia c’è un avviso, in un tedesco che rende il tutto ancora più inquietante: se trovate robe strane, ecco, non toccatele, perché potrebbero essere pezzi di V2 e forse potrebbero essere radioattivi. Ah, be’, allora.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/19/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli altri modi di scuoiare un gatto</title>
		<link>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/08/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/08/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 14:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Estate in Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Radek Wegzryn]]></category>
		<category><![CDATA[Sommer Auf Dem Land]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/robertogagnor/?p=8</guid>
		<description><![CDATA[There’s more than one way to skin a cat. Traduzione, orrenda: “c’è più di un modo per scuoiare un gatto”. Ovvero – risparmiando i gatti &#8211; c’è più di un modo di arrivare dove vuoi arrivare, se vuoi arrivarci davvero. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/08/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>There’s more than one way to skin a cat.</em> Traduzione, orrenda: “c’è più di un modo per scuoiare un gatto”. Ovvero – risparmiando i gatti &#8211; c’è più di un modo di arrivare dove vuoi arrivare, se vuoi arrivarci davvero. Nel mio caso, l’obiettivo era fare un film. Dopo qualche tentativo italiano, ci sono riuscito a Berlino. Due settimane fa è uscito in Germania <em><a href="http://www.sommeraufdemland.de">Sommer Auf Dem Land</a></em>, il mio primo film da sceneggiatore. Il titolo, <em>Estate in Campagna</em>, sa un po’ di vecchio film di Zeffirelli con Joan Plowright, quelle robe da vecchietti. A me e al regista, <a href="http://www.imdb.com/name/nm3174449/">Radek Wegzryn</a>, non piaceva, ma i tipi del marketing tedesco sono irremovibili. E tecnicamente, l’estate c’è e la campagna pure. Ma è una storia molto diversa.  È la storia di un uomo che crede che sua moglie si sia reincarnata in una mucca.</p>
<p>L’uomo è Bogdan, pianista di fama. Sua moglie è Izabela, grande cantante lirica. Lei muore di cancro e lui molla tutto: torna in Polonia, dalla vecchia madre Katarzyna (e qui iniziano le chicane linguistiche nelle trascrizioni polacche), a lavorare nella sua fattoria. Dopo mesi di lutto e troppa vodka, un giorno arriva una mucca, Klara. Una mucca che fa un latte buonissimo ogni volta che ascolta Mozart, il quale tra parentesi era il compositore preferito di Izabela. Un latte che ridà a chi lo beve i sogni, le passioni, le ambizioni. Come nel caso di Pavel, lattaio del villaggio e amico di Bogdan, segretamente – ma mica tanto – innamorato della figlia di Bogdan, Ania, diventata a sua volta cantante d’opera. </p>
<p>Il film è qui. L’avventura che ha coinvolto me e gli altri undici esordienti nel cinema, dal regista ai produttori (e soprattutto la mucca) è cominciata nel 2006. Ne parlo qui non per trombonismo prematuro o autopromozione, ma perché da questa storia, da questo film, ho imparato un sacco di cose. Soprattutto, ho imparato che ci sono tanti modi di arrivare a fare quello che vuoi fare davvero, nella vita. Se si chiudono le strade principali, ci sono tante viuzze. Che in realtà possono diventare autostrade, se cambiamo prospettiva. Non siamo più (solo) italiani: siamo europei. Ma torno al film, e al 2006.</p>
<p><strong>2006</strong><br />
Io e Radek ci siamo conosciuti in America, agli <em><a href="http://www.mainemedia.edu/workshops/film">International Film &#038; TV Workshops</a></em> di Rockport, in Maine. L’avete visto <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0107501/">L’uomo senza volto</a></em> di Mel Gibson? L’hanno girato lì. Perché siamo andati in Maine e non a Los Angeles o a New York? Perché lì costava meno e persino io e lui potevamo studiare regia. Dopo la scuola, io e Radek abbiamo collaborato a vari corti più o meno orridi, e Radek è entrato alla <em><a href="http://www.hff-potsdam.de/">Hochschule für Film und Fernsehen “Konrad Wolf”</a></em> di Potsdam-Babelsberg, ovvero la Vecchia Scuola della Germania Est, ora nuovissima. Quando è arrivato il momento del saggio di fine corso, però, Radek ha deciso di non fare il <em>Solitocorto</em> o il <em>Solitodocumentario</em>, ma un lungometraggio di fiction, e possibilmente un film che la gente avesse voglia di vedere. Mi ha chiamato e io sono partito per la Polonia, sacrificando le vacanze estive del 2006 sull’altare dell’investimento professionale. Avevo 29 anni e nessun credito come sceneggiatore, a parte i succitati corti e un lavoro (che faccio ancora e che adoro) come sceneggiatore di fumetti alla Disney Italia. Io e Radek abbiamo trovato una baita in stile socialismo reale vicino a Danzica, su un lago talmente impronunciabile che il nome mi sfugge ancora, e ci siamo messi a scrivere, partendo da Bogdan e dalla sua mucca. Abbiamo scritto abbastanza in fretta, ma non perché fossimo bravi: eravamo semplicemente incoscienti. Abbiamo scritto in inglese, per prepararci alla possibilità di una coproduzione. Ed è stata una fatica tremenda, dato che né io né Radek eravamo Nabokov. Prima stesura: 126 pagine, di cui almeno 30 di fuffa e 122 di scene troppo lunghe, troppo sbrodolate, troppo irrisolte. Non parliamo dei personaggi.</p>
<p><strong>2007</strong><br />
Passa qualche mese e io mi tuffo nel mio primo incarico da autore televisivo, a Italia Uno: a parte una terrificante stroncatura di Aldo Grasso, non se ne sa più nulla e mi va benissimo così. Radek, invece, riscrive la sceneggiatura insieme a <a href="http://www.imdb.com/name/nm2339375/">Czarek Iber</a>, mantenendo una stesura inglese (per i possibili produttori) e una polacca (per il cast). Per mesi, quest’ultima sarà un mio incubo, dati i continui cambiamenti tra le due stesure. La sceneggiatura perde pagine e acquista personaggi più corposi e tridimensionali. Io e Radek ci ritroviamo in Liguria a scrivere, nella casa dove di solito vado in vacanza: tre settimane di clausura folle e divertentissima, e lo script prende corpo. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/robertogagnor/2012/03/08/gli-altri-modi-di-scuoiare-un-gatto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Database Caching 2/21 queries in 0.017 seconds using disk: basic

Served from: www.ilpost.it @ 2013-05-19 16:09:36 -->