Il Post
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La cura

22 maggio 2012

Se io fossi uno che ha “non vinto” le elezioni a Parma, mi chiederei perché le ha vinte il candidato di una forza politica che nei telegiornali non esiste, che sui giornali prende solo insulti e che vive e cresce esclusivamente in rete. E proverei a cambiare qualcosa. Che non vuol dire aprire un altro sito, twittare slogan fatti col copia e incolla o far postare dall’ufficio stampa un comunicato sulla propria pagina Facebook. Vuol dire capire che la rete, dopo aver cambiato interi settori industriali, sta cambiando per sempre anche quella particolarissima industria della democrazia che si chiama politica. E che quindi i partiti, o si adeguano o spariscono. Come i dischi in vinile. Non è una promessa, e nemmeno una minaccia: se uno lo capisce in tempo, anzi, è una opportunità.
Se io fossi uno che dice di aver vinto le elezioni senza se e senza ma (e gli altri che le hanno proprio perse stanno anche peggio) andrei a cercare i se e i ma. E magari capirei che dalla rete vengono due grandi domande per quella vecchia politica che in questo momento sembra la vera antipolitica. La prima è la trasparenza. Trasparenza radicale. I cittadini non si fidano più e vogliono sapere tutto. Pretendono i dati. E quindi metterei il bilancio del mio partito in rete con tutti i dati in un formato aperto e scaricabile e confrontabile da chiunque. Magari facendolo scoprirei che i tesorieri ladroni non erano soli. Oppure il contrario, meglio così. Non importa in fondo. Importa che da quel momento in poi sarà più difficile per tutti usare per fini propri i soldi pubblici. E soprattutto da quel momento un elettore potrà finalmente ricominciare a fidarsi del proprio partito. Andarne fiero.
Se io fossi uno che aspetta da un bel po’ di governare questo paese e che vede finalmente abbastanza vicino il traguardo, prima di scoprire che magari ho le gomme sgonfie, darei soprattutto una risposta alla seconda domanda che viene dalla rete. E’ una domanda di partecipazione. Vera, non formale. E’ una bella parola “partecipazione”: in una canzone molto popolare tra quelli che hanno “non vinto”, è addirittura il presupposto della libertà.
Il movimento che adesso fa tanta paura a chi comanda e a chi vuol comandare e che in realtà lascia perplessi anche chi ne rileva alcune dichiarazioni strampalate del suo leader, è arrivato dove è arrivato (il terzo partito nei sondaggi) perché è cresciuto giorno dopo giorno sulla partecipazione continua che la rete abilita. La discussione dei contenuti. Gli incontri fisici o virtuali tra i militanti. Il linguaggio privo di formalismi: il politichese. Queste cose una volta si facevano nelle sezioni, e poi nei congressi (quando non c’era solo un mercanteggiare di tessere). Ma oggi nei partiti non vanno più di moda pare. Oggi i leader sono arroccati con i loro staff al riparo da una legge elettorale che evidentemente non vogliono davvero cambiare perché si illudono che nulla cambi.
Se io fossi un leader politico che ha a cuore il futuro dell’Italia non avrei paura della rete e del futuro. Ma mi metterei in gioco, aprendo le finestre e le porte della mia casa per far vedere che non ho nulla da nascondere e soprattutto che mi interessa quello che i cittadini sentono, pensano e mi propongono. Che non vuol dire farsi guidare dal “popolo del web”, ma accettare il confronto e guidarlo se necessario. Così fa un leader.
Era una cosa bella, la politica. Può esserlo ancora. Fate presto, peró.

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  • inismor

    Viceversa, ben piu’ difficile trovare il “bilancio” della lista M5S del neosindaco Pizzarrotti.
    Nascosta dietro il minuscolo link “download” consiste in un foglio pdf con le entrate e uscite della campagna 2012 e niente altro (ma c’e’ da dire che sono precisi, 1,10 euro di uscite Varie: cos’hanno, pagato un caffe’ a un elettore?)

  • rebs

    premesso che la vedo allo stesso modo, quel che mi chiedo e’ perche’ il pd ha sostenitori/collaboratori/militanti che scrivono sempre le cose giuste e dirigenti che fanno sempre le cose sbagliate: brutta cosa la sindrome del perdente a tutti i costi e anche frustrante per chi ancora ci crede; provo grande fastidio per come il cdx ci ha portati in queste sabbie mobili, ma molto di piu’ per come il csx non ha saputo creare un’alternativa pulita e nuova (nuova, bersani, nuova! ho grande ammirazione per rosy bindi, ma per cortesia lasciate il posto a qualcun altro, che non se ne puo’ piu’!)

  • Guido

    Caro Riccardo, come diceva (più o meno) Einstein, un problema non si risolve nello stesso paradigma in cui si è generato. Condivido la tua analisi: lo scopo sociale dei partiti è passato dalla democrazia alla demagogia in favore di un sistema di interessi, e tutto ciò entra in crisi con la rete. Tuttavia, è incongruo chiedere al sistema di interessi di dissolversi. E ciò che è peggio è che questa incongruenza cela spesso una falsa coscienza: chiedo al sistema di dissolversi ma in realtà intendo associarmi ad esso (non è il tuo caso, beninteso). Meglio lavorare per comprendere come i movimenti in rete possano generare una sana rappresentanza, diversa dal modello carismatico grillesco che ha anche lui le gambe corte. La parola-chiave: scalabilità.

  • 1Co

    Io poi sarei curioso di sapere quando, in Italia, un esponente terzaviista, blairista, montezemolista, weltronista, sofrista, weirdista, civatista ha mai vinto un’elezione che conta. Renzi, dai. Contro Giovanni Galli. A Firenze. In due turni.

    Agitatevi finché volete, poi conta vincere. Io mi fido di chi lo sta facendo.

  • pcheio

    Se io fossi……dice bene Riccardo Luna, ma per fortuna nostra e per sfortuna dei leader politici è solo un giornalista.
    Quei signori che hanno non vinto o non perso le elezioni sono proprio come i dischi in vinile, buoni per il collezionismo, da riascoltare seduti in poltrona col vecchio giradischi in una piovosa sera d’inverno.
    Posso anche sbagliarmi, ma la politica intesa come è stata finora è finita, nessuno di loro si pone domande serie e cerca risposte, sperano solo che il palazzo della politica resti ancora in piedi nonostante il terremoto, più o meno come il palazzo comunale di quel paese dell’Emilia che vediamo in Tv. Basta una piccola scossa di assestamento e viene giù del tutto. Speriamo che che la politica-partitica questa scossa arrivi in fretta così potremo tutti ricominciare a sperare.

  • enzopuro

    Mi permetta di dissentire dalla sua affermazione iniziale che a mio avviso inficia tutto il suo pur giusto argomentare.Non è vero assolutamente che a Parma le elezioni “le ha vinte il candidato di una forza politica che nei telegiornali non esiste, che sui giornali prende solo insulti e che vive e cresce esclusivamente in rete”.
    Senza citare gli endorsement che esponenti politici della destra nazionali (MInetti e LARussa) e locali hanno fatto al ballottaggio per Pizzarotti, vorrei ricordarle che sia al primo turno sia al ballottaggio il candidato Grillino è stato sostenuto da tutti i media italiani sia televisivi che della carta stampata. Il telegiornale di Mentana (ma anche gli altri Rai e Mediaset) hanno amplificato le gesta di Grillo subodorando il sangue della notizia della sconfitta del PD (in parte annullata dal trionfo del PD in tutti gli altri Comuni, pensi un pò anche nella Sesta San Giovanni di Penati, quella che untempo era chiamata la Stalingrado di Italia e che tale si è confermata). Per non parlare degli articoli di gradimento da parte del Corirere e dei suoi autorevolissimi (sic) editorialisti. Quindi il suo argomentare è un pregiatissimo esercizio di stile ma che si basa su argomentazioni non vere.

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  • cesc1

    Potrei parlare di vincitori e vinti come in tutti gli atri commenti. Ma mi limiterò a ringraziarla, per la lungimiranza, la speranza che, dai tempi di Wired, lei Riccardo ci sa dare. forse come un vero leader dovrebbe saper fare. Grazie Riccardo:)

    p.s. ridateci i login!