Il Post
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Non sto usando Google +, ho perso qualche cosa?

20 luglio 2011

Mi hanno di nuovo aggiunto a Google +. Ho perso il conto esatto ma ad occhio sara’ la centesima volta questa settimana. E io ogni volta ho fatto la stessa cosa: ho cancellato in pochi istanti la mail di notifica e ho continuato a fare le mie cose come se nulla fosse. Sara’ pure stata una settimana particolare – ero in viaggio all’estero – ma proprio non sono riuscito a dedicare tempo alla moda tecnologica del momento: il social network di Google, ovvero il terzo tentativo in pochi mesi di vincere la partita per la supremazia del web giocando sul terreno di Facebook: quello delle relazioni fra le persone.
Google Buzz e Google Wave – ve li ricordate?- sono durati poche settimane ciascuno prima di sparire come meteore dalle nostre vite digitali; questo Google + invece sembra partito meglio: 10 milioni di utenti raggiunti su invito in qualche giorno, due uomini per ogni donna dicono le statistiche. Insomma ho sbagliato a non provare i vantaggi del nuovo social network? È possibile ma in Silicon Valley sanno che questo atteggiamento è comune: dice la legge di Metcalfe che “l’utilità di un network aumenta esponenzialmente ogni volta che un nuovo membro viene aggiunto”. Questo vuol dire che Facebook ha ormai un vantaggio immenso visto che i nostri contatti e le rispettive storie sono gia li dentro (in gergo si dice che siamo “lock-in”).
Per vincere Google ha solo due speranze: offrire un prodotto notevolmente superiore al rivale, e aspettare un errore di Zuckerberg (furono gli errori di strategia di MySpace e Friendster a spianare la strada a Facebook). Intanto fra i due sfidanti Twitter gode: ha appena superato i 200 milioni di iscritti e viaggia a 350 miliardi di messaggini al giorno. Saranno pure solo cinguettii ma fanno un rumore assordante.

articolo scritto per Vanity Fair, World Wired Web

  • riccardoluna

    Un paio di chiarimenti spero utili. In questa sede non sono un giornalista del Post né un cronista. Ho fatto il cronista e il capocronista tanti anni e non è questo il caso. Questo blog che mi ospita è uno spazio personale in cui ovviamente ci saranno sempre elementi personali, eventi a cui partecipo, persone che incontro, fatti di cui vengo a conoscenza e opinioni personali. In più ci saranno e ci sono spunti per avviare delle conversazioni. È uno degli aspetti che più mi affascina della rete: la conversazione, la condivisione della conoscenza con lo scopo di costruire qualcosa di utile. Siete tutti invitati naturalmente e io saro lieto di imparare da chi ne sa piu di me (imparare è ancora la cosa che mi dà piu soddisfazione); l’unico biglietto di ingresso è la mancanza di astio. Con l’astio non si costruisce nulla.

  • enricoprato

    Caro riccardoluna, la mia perplessità riguardo a questo tipo di post è legata ad una aspettativa disillusa.
    Da un giornalista che scrive sul Post mi aspetto qualcosa di più di quel che ho letto, qualcosa in più di un: “non ho tempo per provare google+ ma secondo me sarà un fiasco”.
    ecco tutto qua.
    e non se la prenda per un po’ di ironia.

  • mauriziolotito

    Leggo molto integralismo nelle molte (e a volte pesanti) critiche rivolte all’autore. La definirei la classica “puzza sotto il naso” tipica di una certa cultura geek, come quella che si scandalizza di fronte alla definizione “moda tecnologica del momento”. Embè? Che cosa ha di male la parola “moda” a meno che non si voglia leggerla con pregiudizio? O come quella che si attacca alla grammatica (lock-in) ignorando poi l’importanza e la correttezza dell’affermazione che Facebook ha un vantaggio immenso dovuto all’anzianità e alla popolarità della piattaforma.

    “Luna avrebbe dovuto trovare il tempo per provare G+ prima di scrivere l’articolo.”
    Ma infatti è lui stesso a chiederci se ha sbagliato o no, che bisogno c’è di sottolinearlo con sarcasmo? Il senso dell’articolo è proprio questo e mi stupisco che non sia stato per niente colto. Quanti hanno o avranno il tempo di ricostruire l’intera propria rete sociale migrando verso G+? Io ci sto provando, ma è obiettivamente dura trovare il tempo per coltivare il nuovo network, soprattutto quando sai che ne hai già uno, anzi più di uno, che sono rodati e a regime, e che già ti impegnano una quantità considerevole di tempo.

    “[...]fai un paio di domande in giro ad amici e parenti.” Luna ha fatto di meglio, lo ha chiesto direttamente ai suoi lettori. Io la adoro questa forma di giornalismo.

    Chiudo osservando che molti stanno facendo i conti senza l’oste: chi vi dice che Facebook & Co. non rispondano presto alla sfida migliorando la propria piattaforma e magari mutuando quanto di buono promette G+?

  • http://www.lavoroediritti.com lavoroediritti

    Se hai sbagliato a non iscriverti? Secondo me si, non sto qui a scrivere le motivazioni del tuo errore, così come tu non dai le motivazioni del tuo rifiuto verso G+…

  • riccardoluna

    @Antonio Nessun rifiuto, ci mancherebbe, solo una contingente mancanza di tempo. Anzi direi che dopo quanto mi avete scritto… È una delle prossime cose che faró

  • riccardoluna

    Non me la prendo, garantito, ma non penso affatto che Google + sarà “un fiasco” e quindi non attribuirmelo: dico solo che il vantaggio di Facebook è tale per cui ci vorrà un prodotto molto superiore (unito a un errore di MZ) per vincere la sfida.

  • martinapennisi

    Io sono dell’idea che Google+ sia la risposta di Google a Facebook e in quanto tale sarebbe dovuto essere concepito attorno all’utente medio e non al geek che, seppur contento, non fa massa.

  • moonica

    Si dice che ogni lasciata é persa ma in questo caso, forse, attendere é la scelta migliore fosse solo perché osservare dall’esterno regala margini di lucidità da non sottovalutare e poi seguire e far parte in modo attivo un social network é un impegno soprattutto se la regola non é l’esserci ma PARTECIPARE e questo impiega energie fisiche e mentali.

    P.s. Condividendo completamente quanto scritto dall’autore, da fruitrice di questi articoli chiederei la gentilezza di interventi che lascino l’apertura al dialogo perché le critiche sterili e immotivate occupano con fastidio.

  • zagash

    OMG… ma ora ci si offende pure se si fa una semi-pseudo-quasi critica i social netuorc? Siamo al caffè. :)

  • Pingback: G+, cronaca di un fallimento (da me) annunciato | DisOriginal