Il Post
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La fretta e la gogna

23 maggio 2012

Brindisi, 21 maggio. Il ministro della Giustizia, Paola Severino rivolgendosi ai giornalisti, afferma: «Grazie per non aver pubblicato il volto dell’attentatore, grazie per non aver mostrato per intero quel video» (Ansa). Tradotto: grazie per non aver commesso un reato. E già perché non pubblicare quel video, che è un atto di indagine anche coperto dal segreto, è un obbligo di legge. Obbligo che se violato integra il reato di “Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale”, previsto e punito dall’art. 684 del codice penale.

Quindi, un ringraziamento del Ministro che, non solo stupisce, ma che certifica anche il degrado a cui si è giunti: si è ringraziati, non per aver fatto bene il proprio lavoro, ma solo per aver rispettato la legge. Solo per non aver commesso un reato a mezzo stampa. Ma non finisce qui, perchè ciò che accadrà poco dopo sarà ben più grave della non pubblicazione del video sull’attentatore, facendo ripensare a quelle parole del Ministro come alle ultime parole famose. È sempre il 21 maggio e, passate poche ore dai ministeriali ringraziamenti, alcuni siti internet pubblicano il nome e il cognome di una persona sospettata per l’attentato di Brindisi ed anche le generalità di suo fratello. Pubblicazione illegale e incivile, come criminale è colui che ha fatto uscire il nome del sospettato dagli uffici giudiziari. Per tale inqualificabile atto, tra i tanti, si ringrazia: il sito di Gad Lerner, il sito de La 7, sussidiario.net e anche Sandro Ruotolo che ha pubblicato il nome del sospettato su Twitter.

Comunque sia, anche questa volta ogni limite è stato superato in nome del c.d. “diritto di cronaca”. La causa? La fretta che genera la gogna mediatica. Si condanna prima sui mass media e non nel processo. La fretta di avere subito una risposta: il nome del sospettato mostro su cui scagliarsi, e poco importa se poi cadranno i sospetti sul malcapitato. La regola, il diritto (che è civiltà) non contano più. Sono sospesi. La presunzione di non colpevolezza, principio costituzionale, è ignorato. Poco importa se il sospettato non è ancora indagato. L’inciviltà prevale. C’è fretta, e non si può attendere neanche quel minimo di verifica sui gravi indizi rappresentata dalla eventuale emissione della misura cautelare. Ma qualcuno forse penserà: “Sono fatti suoi! Se lo hanno chiamato in questura ci sarà un motivo”. Già, ma chiedo: e se capitasse a voi?

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  • spago

    Meno male che c’è Riccardo Arena. Qualcuno che conserva la testa sulle spalle. Ma mi chiedo non si potrebbe chiedere la radiazione di queste persone dall’ordine dei giornalisti? non tanto per la radiazione in sè, ma per portarli davanti all’opinione pubblica. Non c’è un modo di sfruttare questo caso, l’ennsimo di una serie, per sollevare IL CASO? i Radicali, il Post, chi se la sente non può inventarsi qualcosa? una manifestazione? una protesta? uno sciopero? ci farebbe bene! sarebbe giusto, scarosanto, necessario!

  • spago

    @ P.S. intendevo sacrosanto non scarosanto..

  • Wilson

    Più che altro spero che i reati siano puniti come è giusto, né di più né di meno. Senza privilegi e neppure “punizioni esemplari” o leggi speciali.

  • ro55ma

    Io non dubito della buona fede di Arena nello scrivere questo articolo (e concordo con SPAGO che sia sacrosanto) ma mi chiedo: perchè dovremmo aspettarci che gli stessi che dal 1992 si comportano in questo modo, calpestando diritto, buon senso, etica (e qualche vita), oggi possano invece dichiararsi colpevoli e rinunciare al diritto di cronacagognapubblica. Solo perchè i signori in questione sono dei comuni “girolimoni” e non dei politici?

    • http://www.radiocarcere.com riccardoarena

      Infatti temo che non lo faranno. Nel loro modo di vedere, ricevuta una notizia si pubblica. Il resto non conta.

  • valmai

    Saranno anche acuti opinionisti politici e smaliziati cronisti giudiziari di lungo corso. Ma 1) ignorano la legge; 2) non conoscono il buon senso; 3) non hanno capito i danni che possono fare i nuovi mezzi di comunicazione, se usati in modo così grossolano e superficiale. Il problema degli errori giudiziari, in tempi di Facebook e Twitter, si appresta ad accogliere una fonte in più. Di cui certo non si sentiva il bisogno (date un’occhiata a Errorigiudiziari.com, per avere un’idea delle proporzioni che errori giudiziari e ingiuste detenzioni hanno assunto in Italia…).

  • John Doe

    Ci sarà pure un avvocato a berl…..brindisi. Siccome la decenza non la capiscono, e qualunque critica è un attacco alla libertà di stampa, io li punirei nel portafoglio.
    Fossi il poveretto che hanno messo in mezzo, io aggredirei (dal punto di vista dei risarcimenti) sia i giornalisti che coloro (per il momento ignoti) che gli hanno passato le informazioni.
    Il danno ormai è fatto, con un po’ di fortuna si porta almeno a casa qualcosa…

  • massimo55

    Resta il fatto che in un paese normale sarebbe scattata una inchiesta ed il responsabile della fuga di immagini e notizie licenziato.

    • http://www.radiocarcere.com riccardoarena

      ben detto.