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Cirio e quelle assoluzioni di cui nessuno parla

6 luglio 2011

Emma Benedetti, Riccardo Bianchini Riccardi, Ernesto Chiacchierini, Tommaso Farini, Alfredo Gaetani, Paolo Micolini, Mauro Luis Pontes Pinto, Vittorio Romano Mondelli di Sassinoro, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Flora Pizzichemi, Francesco Matrone, Francesco Sommaruga, Angelo Fanti, Remo Martinelli, Giampiero Fiorani, Giovanni Benevento, Ambrogio Sfondrini e la società Dianthus s.p.a. (già Deloitte & Touche s.p.a.)

È questo un elenco di nomi che non vi dice nulla, perché nesssun giornale ne ha parlato. Ma è l’elenco delle persone e società che sono state assolte il 4 luglio dalla Prima sezione del Tribunale di Roma, all’esito del processo di primo grado sul cosiddetto crac della Cirio. Diciannove persone assolte su un totale di 35 imputati. Tre le prescrizioni e solo 13 le condanne.

Diciannove assoluzioni di cui nessun giornale parla. Non interessa evidentemente ai “giornalisti” dare notizia di diciannove persone che sono state sotto accusa dal 2003. Diciannove persone che per otto anni hanno subìto una lunga indagine, una lunga udienza preliminare e hanno dovuto affrontare un processo da innocenti. Diciannove persone che hanno sborsato soldi per difendersi e che hanno subito un danno morale e psicologico dal processo. Danno che nessuno risarcirà mai. Vittime del processo che “non fanno notizia”. Come spesso capita infatti emerge il condannato e quasi mai la notizia dell’assoluzione. Perché?

E ancora. Oltre al problema relativo alla qualità dell’informazione, c’è quello sul lavoro dei Pm. Se infatti si confronta il numero degli imputati con il numero dei condannati, ci si accorge che si tratta di un numero rilevante di assoluzioni. Assoluzioni che, nell’indifferenza dei mass media, è emblematico del modo in cui la Procura di Roma ha mal gestito l’esercizio dell’azione penale. Un numero di assoluzioni che svela un errore di valutazione da parte dei Pm. La legge impone di chiedere il giudizio solo se c’è una valutazione di alta probabilità di condanna. Valutazione che in questo caso è stata errata.

Si è infatti partiti da 35 imputati, di cui solo 13 sono stati condannati. Un errore dei Pm che è stato anche controproducente per giungere in tempi ragionevoli ad una sentenza. Più corretto sarebbe stato limitare l’imputazione solo a quelle poche persone di cui si aveva la probabilità di giungere ad una sentenza di condanna. L’indagine sarebbe durata assai meno, si sarebbero spesi meno soldi e la risposta di giustizia avrebbe potuto riguardare, come è fisiologico, solo i veri responsabili. Ed invece no. Trentacinque imputati, tre prescrizioni, tredici colpevoli e diciannove assolti. Forse, oltre al danno per ingiusta detenzione, si dovrebbe prevedere anche il risarcimento del danno per ingiusto processo.

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  • massimo55

    Ma quanto vorrei che foste assolti dopo un bel processo durato anni… Ma di cosa state parlando? Come se le vite dei cittadini rinviati a giudizio fossero trasparenti ad un evento catastrofico come un processo. Soldi per gli avvocati, lavori perduti, famiglie distrutte, sempre che non siate una persona nota, nel qual caso sarete già stati sbattuti sui giornali come colpevoli. E poi, dopo anni, assolti, scusate, arrivederci e grazie? Eh, no, troppo facile. E’ un metodo buono per la pesca a strascico, non per amministrare la giustizia. La percentuale tra i rinviati e i condannati è molto, molto importante, è uno dei numeri con cui si misura la democrazia di un paese.

  • maragines

    Rispetto agli anni cinquanta oggi quello che è venuto meno è l’autocontrollo della magistratura. Per legislazione delirante e per carichi eccessivi la magistratura ha smesso di auto-regolarsi con serietà.
    *
    Il calcolo processati condannati è invece un ottimo segnale per valutare il lavoro di un pubblico ministero (e non lo dico io, lo dicono decenni di studi sui sistemi giuridici). Non è ovviamente il solo indice ma è un indice da tenere in considerazione. Non è “normale” che un processato non sia condannato, e chi scrive che i processi non si tengono per condannare gli imputati o è del tutto a digiuno di diritto (e allora perché ne scrive?!) o è in preoccupante malafede. È come dire che le persone non vengono messe sul tavolo operatorio per guarirle, no, quello che conta cos’è? L’operazione in sé?!
    **
    Oggi la magistratura non è interessata ed in grado di fare severe valutazioni sull’operato dei propri componenti. Invece che lavorare sui risarcimenti (come propone l’articolo) a me pare che sia doveroso re-introdurre criteri di valutazione (interna) dell’operato. Il PM che ottiene poche condanne e che sistematicamente sbaglia un processo non può non essere penalizzato nella propria carriera (oggi questo drammaticamente NON succede). Oggi non si fa più l’analisi tra le sentenze riformate in Appello e chi le ha emesse in primo grado… Drammatico venir meno dell’autogoverno della magistratura e corruzione dei principi di certezza del diritto e uniformità di giudizio: ogni magistrato decide come vuole senza che gli si chieda quasi mai di tenere conto delle impostazioni. Questo problema è ormai arrivato al massimo livello al punto che abbiamo una Corte di Cassazione ondivaga.
    ***
    Anche io punterei il dito sui GIP: ho letto ordinanze raccapriccianti dove ogni ragionamento era apodittico e dove l’adesione supina alle tesi della procura era evidente. A cosa ci sta fare il magistrato giudicante se non assume un’autonomia dalla magistratura inquirente?
    ****
    I processi si tengono perché vi sia una condanna, sono le indagini che possono certo concludersi con un non rinvio al processo. In Italia la fase delle indagini è pure molto formalizzata (e quindi avrebbe natura obbligatoria l’iscrizione nel registro degli indagati, salvo poi essere norma sprovvista di sanzione quando non rispettata…). Quanto vale in generale poi dovrebbe essere ancora più valido per processi di questo tipo: il diritto commerciale penale non è un ramo del diritto dove c’è molto spazio per le opinioni e il libero apprezzamento dei fatti… Parlano i documenti quasi sempre. Quindi, che molti degli imputati siano assolti, è indice del fatto che qualcosa non ha funzionato.
    *****
    Non sarebbe poi un gran male il processo che si conclude con una assoluzione.
    Se non fosse che la durata dei processi e la sistematica applicazione di misure cautelari rendono un incubo il processo per chiunque, e ovviamente un incubo ancora maggiore per gli innocenti che ovviamente non ricevono mai un risarcimento vero per i danni immensi che subiscono.

  • stranger

    un amico avvocato mi disse che scherzosamente tra colleghi in alcuni tribunali dicono che non ci sono GIP (giudice per le indagini preliminari) m a GAP (giudici per la Autorizzazioni preventive).

    Se i GIP riuscissero a lavorare bene e serenamente come legge descrive… Purtroppo carichi pesanti, approssimazione e pressione mediatica contano di più. :-(

  • maragines

    Verissimo.
    Quello che però rattrista è che non si faccia oggi quello che negli anni ’50 era normale: analisi seria in termini anche solo statistici del lavoro dei magistrati: quante sentenze del giudice A sono state riformate in appello? Quanti dibattimenti si sono conclusi con una assoluzione?
    Oggi gli strumenti elettronici rendono questo lavoro anche più facile e tecnicamente migliore.

  • http://www.antoniolonardo.blogspot.com antoniolonardo

    Il rapporto tra giudicati e condannati, a rigore, non vuol dire nulla.
    I processi si fanno proprio per stabilire se una persona è colpevole o innocente.
    Un’analisi seria sulla qualità del lavoro dei magistrati dovrebbe invece analizzare se, al momento del rinvio a giudizio, ne sussistevano i presupposti.

  • http://www.antoniolonardo.blogspot.com antoniolonardo

    Il rapporto tra giudicati e condannati, a rigore, non vuol dire nulla.
    I processi si fanno proprio per stabilire se una persona è colpevole o innocente.
    Un’analisi seria sulla qualità del lavoro dei magistrati dovrebbe invece analizzare se, al momento del rinvio a giudizio, ne sussistevano i presupposti, tenuto conto che i presupposti per il rinvio a giudizio sono cosa diversa dalle prove di colpevolezza.

    • http://www.radiocarcere.com riccardoarena

      Caro signor Orlando,
      è esattamente ciò che ho scritto.

      • http://www.radiocarcere.com riccardoarena

        mi correggo: Signor Lonardo (chiedo scusa)

    • caccapupu

      Esattamente.

      Da ricordare anche a tutti quelli che citano a sproposito i processi a Berlusconi per motivare l’esigenza di riformare l’ordine giudiziario, quando di motivi ce ne sarebbero a decine e di ben più validi (o meglio, semplicemente validi), ma che per lo più richiederebbero soluzioni di tipo amministrativo.

  • http://john_doe.gofreeserve.com johndoe

    Io concordo con antoniolonardo, con una precisazione: un pescatore che passasse metà del suo tempo a gettare le reti in un mare notoriamente non pescoso, A RIGORE lavora tutti i giorni ma mangia un giorno sì e uno no.
    Fatta salva la precisazione, concordo rigorosamente :-)