Il Post
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Stato d’Italia

28 marzo 2012

Arriva a Milano la mostra Stato d’Italia, figlia dell’omonimo libro che abbiamo costruito lungo tre anni di percorso collettivo, la sottoscritta, Emiliano Mancuso autore delle immagini, i giornalisti Andrea Milluzzi, Laura Eduati, Angela Mauro e Davide Varì. Lucia Annunziata ha contribuito con la prefazione al volume.

Il libro, Stato d’Italia edito da Postcart è stato un piccolo successo editoriale e la mostra, dopo varie tappe in Italia, sarà alla Fnac di Via Torino a Milano da mercoledì 28 marzo. Per chi mi segue su questo blog voglio riassumere il senso di questa esperienza attraverso una conversazione che ho fatto a posteriori con Emiliano Mancuso e che si è trasformata in un’intervista.

Che rapporto c’è tra parole e immagini in questo volume?
Sono due linguaggi che corrono paralleli senza però essere didascalici, nel senso che le fotografie non sono semplici illustrazioni del testo o il testo una semplice didascalia alle fotografie. Quando siamo partiti con questo progetto l’ambizione era quella di creare delle connessioni fra due modi differenti di interpretare la realtà: testo e immagini. Un libro da leggere e da vedere, lasciando al lettore la libertà di fare il suo percorso.

Si parla spesso d’inchiesta, pensi che questo libro sia un’inchiesta?
Se per inchiesta s’intende svelare retroscena segreti di una realtà, il nostro è più un reportage che non un’inchiesta, un raccontare più che investigare. Se invece s’intende la denuncia e la testimonianza di una realtà in crisi come quella che sta vivendo il nostro paese da qualche anno, sì, direi che il nostro è un libro d’inchiesta.

Se è vero che è un’inchiesta manca però la cronaca. Tutto sembra successo ieri come un anno fa. Non lo senti come un limite?
Più che un limite è stata una scelta: volevamo raccontare delle storie che potessero superare il qui e ora della cronaca e magari resistere più a lungo nel tempo. Il tentativo era fare un documento che testimoniasse questo tempo. Registrando il presente, offrire elementi di comprensione per il futuro. I mali del Paese che abbiamo raccontato resisteranno a questa crisi, al berlusconismo. Fanno ormai parte della nostra storia.

Gli articoli di questo volume hanno il sapore di essere scritti più per un quotidiano che non per un libro. Le foto, al contrario sono più riflessive. Perché questa mancanza di sintonia?
Come dicevo prima, immagini e testo non devono essere la stessa cosa, illustrazione o didascalia. La mancanza di sintonia è proprio quello che permette di avere dei percorsi diversi, degli sguardi e approcci differenti alla realtà che abbiamo raccontato. Abbiamo viaggiato insieme, lavorato e condiviso tante cose, ma il mio sguardo è diverso da quello di un giornalista, è la ricchezza del dialogo tra linguaggi. Volevamo che fosse così.

Hai detto che volevi che questo libro fosse veicolato dalla rete poi, di fatto è stato un libro e poi una mostra. Qual è il mezzo migliore oggi per comunicare?
È diventato un libro perché sentivamo il bisogno di mettere un punto, di provare a raccogliere tutto quello che avevamo fatto e di creare un documento che potesse restare nel tempo. E questo il web difficilmente può farlo. È strano, il web ormai archivia tutto, ma difficilmente è memoria, come può esserlo un libro. Lo stesso vale per la mostra, è sempre qualcosa di fisico che resta, più di una pagina web. Qual è il mezzo migliore per comunicare non saprei dirlo con esattezza, senza dire banalità. Quello che mi sento di dire sicuramente è che si sente l’esigenza di superare i limiti della fruizione della fotografia, e il web è sicuramente una via, nel bene e nel male, ma penso che una riflessione su questo abbia bisogno di tempo.

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  • massimoberruti79

    Un lavoro importante e un documento prezioso! Coraggioso da tanti punti di vista. Schietto e sensibile per un paese violato nella sua cultura, identità e bellezza. Un opera nostalgica sulle tracce di quello che era un bel paese. Bravò Emiliano, brava Laura e Andrea, brava Renata.