Il Post
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Ben prima

27 luglio 2012

No, non credo si sia capito: Formigoni non si deve dimettere perché gli è arrivato un avviso di garanzia, tre giorni fa, o perché ora è coindagato il coinquilino, ma perché sono emerse molte vicende esecrabili nel modo di concepire le modalità stesse del governo (potere!) regionale, in almeno cinque ‘discipline’ diverse.

E si deve dimettere per quello che è accaduto in questi mesi, in cui non una parola è stata spesa per valutare criticamente quanto sta succedendo in Regione Lombardia, all’insegna di un motto che sembra attraversare tutte le sue prese di posizione: la legalità non è parte della politica, la politica ne può fare a meno. Della legalità si occupa la magistratura, che lo fa, per altro, sulla base di intenti meramente complottistici.

Si scorge, dietro questo fiume di dichiarazioni e di prese di parola, una forma di curioso giustizialismo, rovesciato, certamente, ma pur sempre di giustizialismo si tratta. Perché il punto non sono gli avvisi di garanzia, prima negati, poi frutto di una trama occulta (come già le firme, il caso Minetti, gli arresti di Nicoli e Ponzoni, l’indagine su Boni, forse lo stesso caso Penati, il suo avversario unito da un destino in tutto simile al suo), poi denunciati, poi minimizzati, ma una sensazione che accompagna tutti quanti, da mesi, e che riguarda la credibilità, la trasparenza e la lealtà di un sistema che si sono perse, irrimediabilmente, dalle cave alle cliniche, dalle bonifiche ai piani regolatori.

Dal Formigoni silenzioso, che non sapeva e non si accorgeva (dalle metafore evangeliche al «non sono nemmeno indagato», come mi ha urlato in aula), siamo passati al Formigoni che attacca, che la sa lunga e che rilancia se stesso fino alla fine dei tempi. E invece si doveva fermare prima, ben prima, e riflettere sui danni che l’epopea regionale sta provocando alla politica, al rapporto fiduciario tra elettori ed eletti e alla dignità delle istituzioni.

Ora non può più fermarsi: accelererà ancora. E proverà ad attraversare la stagione delle elezioni politiche, con gli alleati della Lega al proprio fianco, perché – arrivati a questo punto, e non avendo posto condizioni prima, ben prima – non possono fare altro nemmeno loro. All’insegna di un rinnovamento che non c’è e di una traiettoria che tutti conoscono e che nessuno vuole però interrompere. Perché, con tutta probabilità, non può farlo. Non più.

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  • brad

    @Wizard, quello delle firme false non mi sembra un formalismo, ma l’essenza stessa della regolarità delle elezioni. Ma concordo con te, se i pecoroni lombardi non avessero votato per 20 anni un personaggio simile, ora non saremmo a questo punto … Quindi i lombardi se lo meritano, così come gli italiani si sono meritati il Ventennio del Cavalier Banana …

  • http://direfareprogettare.blogspot.it/ davipedri

    @brad @wizard: io da lombardo non posso accettarlo, il vostro ragionamento; l’ho sempre contrastato , il ‘Celeste’ (sin dai tempi de ‘il Sabato’)… non me lo merito, non mi rappresenta, spende soldi istituzionali per parlar bene delle (sue, nostre) istituzioni, sponsorizza (istituzionalmente come ‘Regione Lombardia’) eventi politici ‘privati’ (leggi ‘Il Meeting’ di CL), è stato coinvolto in vicende losche con il Regime di Baghdad (ricordate ‘oil for food’?)… io non me lo merito!!!

  • http://www.boll.splinder.com bolla

    @wizard.

    formalismo proprio no. o cambiano le regole (e che le cambino: sono regole molto antiquate, e difficili da rispettare), oppure ci si attiene alle regole.

    firme false? non ti presenti.

  • jamesnach

    Che tocchi ancora leggere che la faccenda delle firme è “un formalismo” è una roba davvero deprimente, che dimostra come Berlusconi abbia vinto a mani basse, sul piano culturale: ovvero, delle regole ce ne strafottiamo, sempre e comunque.

    Ricapitoliamo.
    Formigoni si ritrova a dover raccogliere nuove firme perchè a pochi giorni dalle elezioni si trova imposti dall’alto (ossia da Berlusconi) una serie di candidati improponibili, tra cui spicca l’igienista orale Nicole Minetti.
    Mancando il tempo, lui o i suoi pensano bene di falsificarle.
    L’obiezione (ridicola) secondo cui “Formigoni è stat votato dalla maggior parte dei Lombardi” fa acqua da tutte le parti:
    - i Lombardi non sapevano che il motivo della falsficazione era Nicole Minetti
    - i Lombardi non sapevano che Nicole Minetti faceva festini sexy travestita da suora a Villa S.Martino
    - i Lombardi non sapevano che Formigoni si faceva mettere i piedi in testa da Mr. B.
    —–
    Come si vede da tutti i sondaggi, l’affaire Minetti ha fatto crollare il PdL ovunque, tant’è che tre quarti di PdL la vorrebbe far fuori. Lei, giustamente, si rifiuta: LORO lo sapevano pure prima che era mignotta, quindi perchè lamentarsi ora?
    —-
    Ergo, paragonare la faccenda ad “un colpo di stato” è una roba che non ha ne capo ne coda.

  • rebs

    si