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Una posizione nazionale sulle unioni civili

26 gennaio 2012

Pessime notizie da Gubbio, amministrazione Pd che cancella il registro delle unioni civili, mentre in altre città se ne discute, non senza timidezze e passi indietro (come accade a Milano, in attesa della visita del Papa, sic).

Il problema, per me, è semplicissimo: tutto sarà sempre così difficile e contrastato e discutibile finché il Pd, come da noi richiesto fin dalla sua fondazione, non si deciderà ad assumere una posizione politica chiara, forte e inequivocabile rispetto alle coppie di fatto, facendola diventare una bandiera della propria proposta politica.

Le unioni civili non c’entreranno con lo spread (anzi, c’entrano, per la verità, e solo la nostra ignoranza non ci consente di vedere il nesso), ma c’entrano di sicuro con la dignità delle cittadine e dei cittadini italiani.

13 commenti

  1. cachorroquente says:

    @ Justin: come si suol dire, you’re preaching to the choir. Si può essere d’accordo o contrari ai matrimoni civili per i gay (io sono d’accordo), ma in teoria non inficiano in nessun modo la fede di chicchessia, visto che tecnicamente per un cattolico un matrimonio civile non ha nessun valore sacrale.
    In pratica, in Italia la chiesa ha un peso che va al di là di quello dell’elettorato cattolico, e che dipende dal legame tra le gerarchie vaticane e la classe politica. Secondo la Chiesa, l’Italia, poichè ospita la Santa Sede, non è un paese come tutti gli altri (vedi anche polemiche sul gay pride a Roma). Questioni “etiche” come quella del matrimonio gay, o anche del semplice registro di convivenze omosessuali sono per il Vaticano il campo ideale per una dimostrazione di forza.
    Inoltre tu nel tuo intervento prima dici che basterebbe una modifica del Codice Civile. Sei sicuro che non serva una modifica costituzionale? In tal caso ottenere una maggioranza sufficiente sarebbe fuori da ogni possibilità realistica.

  2. justin says:

    @ CACHORROQUENTE…
    A me non sembra che l’Italia sia in una condizione chissà come diversa rispetto agli altri Paesi a stragrande maggioranza cattolica. La Chiesa sta certamente provando a sfruttare a suo vantaggio il fatto che la Santa Sede stia a Roma ma, in fin dei conti, non si può far finta di non vedere che siamo un Paese che si è dotato, e sta mantenendo!, leggi che con la dottrina cattolica contrastano in modo duro, netto ed evidente; basti pensare alle norme sul divorzio a quelle sull’aborto a quelle sul cambio di sesso che consentono anche ai transessuali operati di contrarre matrimonio civile con una persona del proprio sesso biologico, alle stesse norme anagrafiche che da ben 23 anni consentono ai fidanzati che convivono di essere riconosciuti dall’anagrafe in quanto famiglia, con tanto di certificato (vedi le norme sulla famiglia anagrafica contenute nel d.p.r. 223 del 1989); e non si può neanche far finta di non vedere che la lotta per l’apertura del matrimonio civile ai fidanzati dello stesso sesso è stata ed è dura dovunque: sia in Spagna sia in Portogallo sia in Argentina sia altrove ci sono state e continuano ad esserci battaglie, resistenze, dimostrazioni di forza, a dir poco terribili tra cattolici che vogliono imporre la dottrina vaticana alle leggi civili e cattolici rispettosi della laicità e delle libertà individuali, tra partiti politici genuflessi alle gerarchie e partiti politici che pur rispettando le gerarchie insistono affinché le leggi dello Stato non discriminino.
    Riguardo il modo in cui si possono permettere i matrimoni civili tra fidanzati dello stesso sesso… sì, basterebbe quella semplicissima modifica a tre o quattro articoli del Codice Civile; nessuna modifica della Costituzione è necessaria, lo ha ribadito la stessa Corte Costituzionale due anni fa quando -subito dopo essersi rifiutata di affermare che gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione obbligano lo Stato a permettere ai gay di sposarsi- ha specificato che il legislatore, cioè il Parlamento italiano, ha piena libertà di provvedere come desidera al riconoscimento delle coppie omosessuali.

  3. piergiorgio says:

    Sono d’accordo col matrimonio per le coppie omosessuali, e, per quel che vale, apprezzerei molto un partito che lo sostenesse apertamente; tuttavia sono anche d’accordo con la visione realista (forse per qualcuno pessimista) di Cachorroquente: in Italia in Parlamento non passa, garantito, né oggi né nella prossima legislatura. Ma d’altronde quando un PD, il partito che dovrebbe essere riformista,laico, progressista ecc., sta ancora lì a giocare a rimpiattino sui registri nei comuni….ma di che parliamo? Non voglio perdermi qui in inutili e prolisse analisi della realtà politica italiana,per cercare di dar ragione del “perchè” siamo in questa triste situazione, ma obbiettivamente è così.
    Per cui accoglierei con favore anche soluzioni tipo PACS (ero d’accordo perfino con quella cosa, pur piena di ipocrisia, dei DICO, ma penso che molti, sviati dal dibattito ambiguo di allora, siano caduti nella trappola di dar credito agli argomenti “sminuenti” della Bindi e dei cattolici nel centro-sinistra, che erano strumentali, gli servivano semplicemente a “giustificarsi” e a trattare con le gerarchie,e ne abbiano così sottovalutato la portata giuridica, che in sostanza sarebbe stata uguale ai PACS, e gli effetti socio-culturali.Tanto è vero che le gerarchie, molto più furbe dei militanti pro-gay, non ci sono cascate e hanno ferocemente lottato contro i DICO, con successo come al solito).
    Cmq sapete qual’è la cosa più triste? Che quando, se mai accadrà, il PD dovesse prendere davvero una posizione netta sulle unioni civili, anche per i gay, come qui auspica Civati, e poi dovesse perdere le elezioni (presumibilmente per altre cosette tipo: tasse, spesa pubblica, tiepido riformismo socio-economico ecc.) ci sarà un sacco di gente che salterà su a dire: ecco avete visto a fare i laici? a mettersi contro la chiesa? colpa delle unioni gay. E si tornerà indietro. L’italia somiglia vieppiù al gioco dell’oca.

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