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Il metodo buffo

25 novembre 2011

Troppo sarcasmo contro Stefano Fassina: siamo passati dal metodo Boffo al metodo buffo, per cui molti se la prendono con lui, ma non con il segretario, di cui Fassina per altro è da sempre uno dei più stretti collaboratori, e a cui spetta il compito della sintesi politica. Ci vuole coraggio, non maldicenza, sono cose diverse. Molto.

I nostri elettori, fin dall’età della pietra, pensano una cosa e una soltanto: ma se non riusciamo a fare sintesi tra di noi, come possiamo immaginare di governare il Paese? Perché la forza di governo del futuro dovrebbe essere il Pd, vero?

La verità è semplice e sotto gli occhi di tutti (quelli che non sono dirigenti del Pd): la crisi e l’indignazione avevano dato spazio ad argomenti più di sinistra, il governo Monti sembra dare fiato alle voci più liberali del centrosinistra. Una forza politica dovrebbe dimostrare, in entrambi i casi, maggiore equilibrio. Anche perché la palestra Monti è molto più impegnativa della fase di opposizione a sportellate a cui siamo stati abituati da molti anni a questa parte. E non si può d’altra parte pensare che il Pd si limiti a ratificare le decisioni del governo attualmente in carica, senza aprire una dialettica in termini tecnici e politici, come conviene al primo partito del Paese. E al futuro suo e del Paese, appunto.

Gli argomenti non mancano e vanno in molti casi precisati. Con un po’ di esercizio di vero pluralismo e con la capacità, alla fine, di prendere una posizione che sia insieme credibile e riconoscibile. Sulle pensioni, dove pare molto equilibrata la posizione del governo, nelle parole di Fornero e del premier. Sul mercato del lavoro, dove c’è parecchio da fare per un’intera generazione e ci sono molti aspetti da considerare. Sulla patrimoniale, che va programmata per il futuro, se non si dovesse poter fare immediatamente. Su altri temi, come la lotta all’evasione e come la spending review, dove il Pd può dire la propria, anche alla luce di precedenti esperienze di governo.

Il mio consiglio è quello di evitare di far precipitare le cose e di abbandonarci a guerre di religione che fanno un po’ sorridere, anche perché non possiamo sapere che cosa farà il governo Monti. Intendo dire che cosa vorrà fare e cosa potrà fare, che non sono affatto la stessa cosa.

Prima di chiedere la convocazione di un congresso, sarebbe il caso perciò di convocare una direzione del partito, perché l’ultima volta che ci siamo incontrati è stato un secolo fa. Nell’era prima di Monti (a.M.). E pensare a come impostare il lavoro con questo governo e per il futuro (p.M.). Quando il Pd andrà al governo “in prima persona” passando attraverso la “porta principale” delle elezioni politiche.

Chiedendo a Bersani non le dimissioni sue e degli uomini a lui più vicini, ma di provare a fare il Pd (sarebbe ora), trovando una misura che ancora manca, dando all’azione del partito un profilo che sia comprensibile, creando le condizioni per un dibattito meno rancoroso e più concreto. Senza forzare la mano, perché in questo momento non ce lo potremmo nemmeno permettere. E lo sappiamo. E facciamo molto ridere, con il nostro piccolo mondo. Che era già antico prima, figuriamoci ora.

P.S.: una precisazione importante per i cultori della materia, ripresa più diffusamente qui: è vero, il Pd ha celebrato solo pochi mesi fa una conferenza programmatica – anche sui nomi che diamo alle cose che facciamo, ci sarebbe da riflettere – da cui è uscita una linea, che Fassina è autorizzato a rappresentare in quanto responsabile del partito proprio in materia di economia e lavoro. Al tempo stesso, è pur vero che, in quell’occasione, la conferenza produsse due documenti, quello approvato e un altro, molto diverso, firmato proprio da Ichino. Fu lo stesso Bersani, a chiedere a Ichino di ritirarsi, per non «spaccare il partito», ed è quindi molto discutibile, oggi, parlare del documento approvato rivendicandone l’unanimità. D’altra parte, è altrettanto difficile dire cosa sarebbe successo se Ichino avesse messo ai voti il suo lavoro, ma è facile immaginare che, pur risultando in minoranza, avrebbe raccolto un ampio numero di consensi, ed è quindi anche una sua responsabilità, l’aver accettato di ritirarsi in buon ordine allora, per poi riemergere oggi abbondantemente fuori tempo massimo.

Ma questo è solo un esempio del complicato e pletorico meccanismo di discussione che il Pd si è dato: pesante, poco comprensibile, e poco interessante, se non per un ristretto numero di addetti ai lavori. Soprattutto, poco leggibile dai nostri elettori, che faticano a spiegarsi come sia possibile che i leader del Pd si esprimano sempre in modo tanto dissonante.

Sarebbe davvero un fallimento ritrovarci costretti, alla fine, a dare ragione ai pessimisti, quelli che da sempre sostengono l’impossibilità di far coesistere culture politiche differenti: è una scelta, ma significa anche tornare alla frammentazione, ai partitini, fare insomma un gigantesco passo indietro rispetto a quell’unità che i nostri elettori, molto più maturi dei suoi rappresentanti, hanno ampiamente dimostrato di volere, fortissimamente. In ogni caso, ben diversa dall’unanimità concordata a tavolino di questo Pd (che ‘salta’ alla prima difficoltà), l’unità non è una condizione di partenza, un modo per rimandare dibattiti presto o tardi inevitabili, ma è piuttosto un punto d’arrivo. E può coincidere anche con la vittoria alle elezioni di un partito di governo. Non solo a parole.

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  • gianniburzi

    La cosa che veramente non si regge piu’ sono tutti quelli che credono di avere la verita’ in tasca e di saperla piu’ lunga di tutti. La maggioranza del partito che si e’ espressa per quella linea alla conferenza sul lavoro (conferenza e contenuti chiarissimi, caro Civati, se hai tempo te li spiego) non e’ fatta da ottusi trinariciuti che aspettano solo di essere illuminati da una minoranza di geni incompresi. In democrazia, la quantita’ e’ qualita’. E una proposta che e’ piccola minoranza persino nel nostro partito (lo dice Ichino, basta guardare il video del suo intervanto) ha poche possibilita’ di diventare maggioranza nel paese. La verita’ e’ che le proposte di Ichino sono vecchie, sono superate dagli eventi, partono da una concezione del mondo prima del 2008 e fingono che in questi tre anni non sia successo niente. Autodefinirsi progressisti, da parte dei suoi sostenitori, e’ un apprezzabile esercizio di autoironia.

  • lapid

    Se le percentuali sono 2% di Ichino e 98% di DS davvero dovrebbe uscire per non trarre in inganno gli elettori.

  • artshop

    Pippo, ma un leader politico deve occuparsi di fare sintesi fra posizioni inconciliabili, o difficilmente conciliabili, o assumersi la responsabilità di una linea politica?

  • http://lacerbablog.wordpress.com scarfoglia

    @Gianni Burzi
    Noi ci sforziamo anche di non darvi dei trinariciuti, ma non veniteci a dire che le proposte di Ichino sono vecchie e le vostre innovative, perché è semplicemente RIDICOLO. Cosa è successo dal 2008: una crisi legata alla finanza. Bene, ma chi rischia di fallire? L’UK che ha adottato anni or sono le politiche che tanto vituperate? No. L’iperliberista USA? No. L’Italia, uno stato che ha accumulato debito pubblico grazie a politiche stataliste, interventiste e clientelari. Dove emigrano oggi i giovani? Nella schifosa Uk,mi pare, l’Uk di un certo Tony Blair, il gigante della sinistra europea che oggi il Pd vorrebbe far passare per un politico fallito.
    Leggo di sovente commenti economici da parte dei più grandi economisti del pianeta,non mi capita mai di imbattermi in considerazioni simili a quelle di Fassina.
    E la lettera della BCE? Anche quelli, figurati che fessi, sperano che l’Italia si salvi adottando politiche liberiste…ma non lo sanno che da noi c’è un partito avanti di cent’anni che fa proposte rivoluzionarie?
    Io dico. Volete tornare alle vecchie ricette della sinistra italiana? Bene, posizione legittima. Però fatelo almeno con meno protervia, perché quando dite che le vostre proposte sono alternative mente il liberismo è superato fate ridere mezzo mondo.

  • gianniburzi

    Scarfoglia, chi si chiede se il capitalismo abbia finito il suo ciclo storico sono gli etoniani dell’ Economist, fatti una bella risata con loro. E gli “economisti piu’ grandi del pianeta” sostengono che si e’ chiuso il ciclo economico che ha portate certamente 14 anni consecutivi di espansione, ma anche la maggiore prossimita’ ad una crisi sistemica da sempre. Crisi sistemica (per ora) superata negli USA con i soldi dei contribuenti, a pagare i bonus della LB. Questo per la parte economica: sulla parte politica i cittadini hanno ragione di chiedersi perche’ i loro risparmi se li giochino alla tombola dei derivativi, e quando ci sono state le primarie che hanno eletto Marchionne a decidere della vita di decine di migliaia di persone. Questi sono i temi di cui si parla, e nessuno vuole risolverla con le ricette della “vecchia” sinistra: c’e’ bisogno invece di un pensiero nuovo, e bisogna perlomeno cominciare a cercarlo, come mi pare faccia Fassina, anziche’ piantarsi, imbambolati dall’ ideologia, a ripetere ottusamente ricette vecchie e superate. Come la celebrazione di Tony Blair, il solito santino da agitare in mancanza di pensiero. Mezzo mondo non lo so, ma in questo modo l’ UK la fai morire dal ridere sicuro.

  • uqbal

    Burzi
    Che i pensieri di Fassina siano nuovi, è quantomeno originale. In soldoni sono ritoccatine marginali nel diritto del lavoro e più tasse. Capirai la novità.

  • http://www.ilsensocritico.wordpress.com ilsensocritico

    Non capisco per quale motivo il PD si debba ridurre a dire le stesse cose di SEL: tanto varrebbe fondersi col partito di Vendola e andare avanti con persone che la pensano come Fassina. Il punto è che il PD non lo farà mai, perché sa che perderebbe centinaia di migliaia di voti dati da persone che non la pensano come Fassina [altrimenti voterebbero per SEL] e, ingenue, continuano a votare imperterrite per il PD.
    Io ho scelto: se voglio un partito di quel tipo, voto SEL [che tra l'altro presenta candidati anche più limpidi, invece dei vari Crisafulli e Loiero]; se ne voglio uno più moderato e in linea con le proposte di Ichino, voto per i Radicali.

  • lapid

    La risposta di Ichino : “Non sarà che parlano solo di quello perché nessuno ha capito che cosa proponga Fassina per voltar pagina rispetto al regime di apartheid fra protetti e non protetti?” http://www.pietroichino.it/?p=18254

  • http://lacerbablog.wordpress.com scarfoglia

    Burzi
    Le ricette di Tony Blair saranno anche superate in UK (io non lo credo) ma non certo in Italia, dove non hanno mai trovato attuazione. Il fatto che la sinistra italiana abbia concepito quelle proposte vent’anni dopo non significa che siano sbagliate.
    Oltretutto mi pare che fino a pochi anni fa Blair fosse di sovente incensato da gran parte della sinistra: la terza via di Prodi non era un tentativo di imitarlo? Ora Rosi Bindi(attenzione ho detto Rosi Bindi) lo considera un ferrovecchio, il che è tutto dire. Non dico di seguire pedissequamente le ricette del NewLabour, ma neanche si può rigettarle schifati come se fossero mondezza (o macelleria sociale per dirla alla Fassina).

  • fausto57

    Perché Ichino quando si riferisce alle proposte del PD su lavoro e welfare le definisce “proposta Fassina”?
    Legittimo pensare che debbano(possano essere cambiate perché sbagliate o insufficienti, ma finché non ci sarà un voto in tal senso dell’Assemblea Nazionale (tra l’altro convocata per metà dicembre. Potrebbe essere un’occasione….) che cambi quanto ha già deliberato quelle £di fassina” sono in realtà le posizioni del PD.