«Radicamento» e «Territorio», «Territorio» e «Radicamento». Un mantra, per il Pd. Duecento citazioni in direzione nazionale, editoriali impegnatissimi, polemiche sul partito federale. Torna il fenomeno stagionale del Partito del Nord. Torna la retorica filo-leghista, diventata ormai una vera e propria mitologia (che serve, ovviamente, soprattutto alla Lega). Due o tre cose che vale la pena precisare.
La Lega vince anche dove non mette i gazebo, dove non ha iscritti e militanti, dove il suo gruppo dirigente non è così efficiente come ce lo rappresentiamo. Che sia, a suo modo, un movimento d’opinione? Non ci ha mai sfiorato il dubbio? Senza televisioni (se non quelle locali, dove imperversa), ma un movimento tutto mediatico? Che ha un messaggio molto ‘basso’, molto semplificato, che però, proprio per questo, passa sotto le porte dei bar, sotto i portoni delle fabbriche, sotto i cancelletti delle villette?
Il Nord. Ma lo sapete che il voto a Milano è più simile a quello di Roma che a quello di Varese? Che il vero ‘salto’ è tra città e campagna, dove il Pd precipita? Che al Nord (comprensivo di Emilia, di alcuni distretti della Toscana e delle Marche) i voti diminuiscono appena la strada comincia a salire e quando ci si allontana dai medi e grandi centri urbani? Oltre a Ilvio Diamanti, ci vorrebbe Esopo (e i suoi famosi topolini, che si scambiano posto e ruolo), questa è la verità.
Al «radicamento» ho sempre preferito il «movimento». Al «territorio» ho sempre preferito l’uso dell’italiano: di politichese rischiamo di morire. Possiamo chiamarle città, comunità, comuni (anche per ricordare che all’aumento dei voti a favore della Lega corrisponde la diminuzione delle risorse per gli enti locali)? Bene, io mi muovo e mi radico sul territorio, nel profondo Nord, Into the Wild, ma se poi, arrivato in Alaska, non ho nulla da dire ai nativi, che cosa faccio? Come in quella bella e triste storia, rischio di non riuscire nemmeno a tornare a casa.

Gentile Pippo,ieri sera nel sentire il sindaco di Adro e l’altro di mi chiedevo “Ma il PD lombardo in questi casi cosa fa?,sta a guardare,perchè non ingaggia degli avvocati per sostenere queste famiglie straniere contro l’arroganza,l’aggressività di questi sindaci?Perchè non denuncia i sindaci leghisti per omissione di servizio pubblico nei confronti di cittadini che pagano le tasse
Mi è sembrato una violazione dei diritti umani.
Spiace ma il dibattito rimane ancora a livello teoretico. Occorre guardare ai fatti reali per capire. Per esempio una città di 63 mila abitanti (Vigevano) dove il candidato ha stravinto al ballottaggio con quasi il 73% sul candidato del centro-destra (battuto anche al primo turno).
Primo. Fin dall’inizio la Lega locale ha avuto dietro di sè un partito che ha avvallato, difeso, imposto agli alleati la scelta del candidato sindaco.
Questione non da poco, visto che dalle altre parti (centro-destra) e sinistra ci sono stati indecisioni, lotte interne, direttivi provinciali e regionali che si smentivano a vicenda.
Secondo. La capacità di fare campagna elettorale casa per casa, associazione per associazione, coinvolgendo giovani e pensionati come volontari: suole e suole consumate.
Terzo. Le parole, i concetti facili da capire. Troppo facili e qualunquisti? Beh,la sinistra dovrebbe cominciare a capire, proprio dalla Lega, che si può comunicare con chiarezza, senza supponenza. Ma chi sono oggi i comunicatori di sinistra? Intellettuali frustrati o narcisisti che non studiano tecnica della comunicazione, che non leggono e si informano, ma pontificano, presumono, storcono il naso: insomma tutto il peggio del ’68 e del movimento del 77.
Caro Mario, concordo con la parte finale del tuo intervento, e vorrei cercare di capire in modo più articolato il perché di tanta incapacità di comunicazione da parte del Pd.
“Rem tene, verba sequentur”: La Lega ha una coerenza, una dirittura ed una convinzione esemplare nel portare avanti quelle poche e semplici cose, come le chiami tu, non solo perché sono poche (anche se secondo me non è poi così vero) ma perchè la motivazione è autentica.
Trovo che nelle parole di un Franceschini che dopo le Regionali si permette di dire “Dobbiamo pensare ad un programma da presentare alle prossime elezioni”, con un’aria serena, per niente frastornata dall’ennesima legnata,ci sia qualcosa di molto chiaro sulla volontà e sull’impegno di queste persone.
Sono però altrettanto convinto che la Lega ha due vantaggi (almeno) che reputo sostanziali ed unici: la tensione oserei dire ideologica verso il federalismo, che mi ricorda tanto il sol dell’avvenire,tensione fideistica, quasi acritica, e il presentare a chi la vota la promessa che eliminando la concorrenza sleale dello straniero (una volta erano i terroni)ogni problema si risolve, alimentando questo programma di nessuna lungimiranza e ripugnante nei metodi con cui viene attuato -perchè a livello locale viene già attuato- con la paura, infondendo l’odio, separando e non facendo incontrare poi le persone che sapendo dell’esistenza dell’altro, farebbero sicuramente fronte comune. Ritorno all’esempio della giovane mamma bionda di Adro che non sapeva più come argomentare di fronte alla mamma marocchina.
E qui veniamo al dunque: si dice sempre che la Lega non ha bisogno di andare in televisione, che è radicata sul territorio, che va a cercarseli porta a porta i voti: vero come l’oro. Ma senza il continuo bombardamento di telegiornali che hanno il solo scopo di alimentare e mantenere la paura, il risultato forse non sarebbe così clamoroso.
E’ un progetto che parte comunque da lontano, che richiede anni di sistematico condizionamento, che alla fine ti fa pensare che un rumeno alla guida è più pericoloso di un italiano.
Concludo dicendo che c’è poco da studiare tecnica di comunicazione, se poi essa si risolve nella caricatura dei metodi altrui (Bersani ci prova con la parlata emiliana, non so se è voluto, ma mi sa tanto che è l’ennesima scimmiottatura della comunicazione “lumbard”); C’è poco da andare a bussare alle porte, se poi gli vai a dire come Franceschini: “Beh, abbiamo perso, mi aiuti a pensare a cosa fare nei prossimi tre anni?” Quella supponenza così deleteria io credo sia proprio il coperchio sul nulla.
Se poi aggiungi che quel poco di buono che ogni tanto fai è fagocitato da un sistema di comunicazione – almeno per la televisione – assolutamente a senso unico, il quadro è desolante.
Confido nel fatto che i flussi migratori sono qualcosa di storicamente inarrestabile, e che la realizzazione del federalismo che si farà, darà la misura dell’incapacità della classe dirigente leghista di operazioni di alto profilo, per cui il sistema imploderà dall’interno (a meno di svolte autoritarie tutt’altro che improbabili:vedi quello che è già successo a Rosarno). Mi auguro che per quell’epoca Franceschini e C. abbiano pensato qualcosa, e non certo alla gioiosa macchina da guerra di Occhetto che si sentiva la vittoria in tasca.
Sono d’accordo ma consiglierei di separare i fatti dalle dichiarazioni. I fatti dicono che gli imprenditori del Nord che votano Lega non sono xenofobi, accolgono e fanno lavorare gli immigrati perchè i giovani italiani pensano ad altro (magari si iscrivono ai corsi di comunicazione tanto poi qualcuno del PD lavoro glielo dà…).
Il federalismo non è visto come il sol dell’avvenire, ma come lo strumento per pagare meno tasse sull’attività lavorativa (in Italia siamo a questo assurdo) e avere servizi pubblici efficienti (sono reduce da 10 anni in un Comune e posso assicurare che si può risparmiare, eccome che si può!).
Dulcis in fundo. A parte i volti noti dei governatori della Lega, a livello locale ci sono giovani che si sono avvicinati alla politica e non hanno trovato senatori-baroni e culi di pietra a respingerli. Hanno fatto politica, partendo dai quartieri, dai consigli comunali e adesso sono assessori. Gente anche preparata e che si è fatta le ossa. Guardiamo invece i governatori del PD, consideriamone l’età media e la permanenza in politica (è stata fatta una ricerca): da piangere!
E che dire di chi c’è e non molla di un millimetro, ovverosi gli ex della Fgci anni Settanta, con tutti i loro veti incrociati, vassallagi, personalismi. Basta. Qualcuno abbia il coraggio di dirgli di smetterale e di scendere.
La lega impera nei piccoli centri, in cui persone radicate (e non un partito radicato) partecipano attivamente e con passione, tale passione, quando associata a chiusura mentale e intolleranza porta a grossolanità, quando accompagnata da intelligenza e capacità, si esprime in un’amministrazione estremamente produttiva. Al governo di una nazione, come nell’amministrazione di un piccolo centro, una maggioranza forte porta necessariamente al fatto che le decisioni (giuste o sbagliate) vengano prese velocemente, restituendo all’elettore un feedback di efficienza e facendo passare la qualità in secondo piano. Questo metodo amministrativo entra in crisi quando i problemi si complicano e non possono più essere risolti a colpi di accetta.
In realtà al’80 per cento dei problemi locali non esiste una soluzione ideologica e la lega che ideologicamente non è particolarmente strutturata (al di là del federalismo che di per sé non ha colore) è semplicemente il contenitore adatto.
Lécca lécca vs Léga léga
Sì, il vento è territoriale e il lécca lécca verde è il radicamento, l’abbarbicarsi allo stadio orale: diamoglielo questo oggetto “a” di Lacan, il lécca lécca{ [dall’imperat., iter., di lecca(re); 1959] loc. sost.m. Grossa caramella piatta sostenuta da una stecca} verde alla Lega(léga léga?), la granita alla siciliana alla Lega sicula e la grattachecca alla Lega calabra, il ghiacciolo arancio a chi?
Voi pensate che si stia scherzando, vero? Io, invece, visto che si sta parlando di radicamento, territorio e vento, penso alla “libido ubiquista”, la sua sottrazione tra stadio dello specchio e narcisismo(che è questa la misura che si riflette), non si dimentichi che sotto il desiderabile vi è sempre il desiderante, “non è senza averlo”, il lécca lécca, che è questo colore preferenziale che, giacché si colloca sempre su quel determinato lato, è allo stesso livello di segnale che può essere, a volte, quello dell’”angoscia”.
Sto lécca lécca è forse, con il vento, e l’angoscia, la ragione di piazza della Lega, l’oggetto “a” ha sempre questo doppio bordo, che qui è addirittura nel nome, e non lo vede nessuno quantunque sia continuamente esposto e leccato; sentite: voi la conoscete la storia della banana che si dice fosse consumata in eccesso da Enrico VIII e che, essendo la “Musa Sapientum” il suo oggetto “a”, mi sono interrogato, recentemente in un saggio, come fece Gianfranco de Turris, se senza banana Enrico VIII avrebbe ancora voluto stare con Caterina d’Aragona e quindi, essendo la banana l’oggetto “a” è, anche senza saperlo,la barra direzionale dei rapporti tra Chiesa e Inghilterra(“Se non fosse stato l’oggetto “a” di Enrico VIII, l’Inghilterra sarebbe rimasta cattolica?”),insomma, dài, se glielo togliamo il lécca lécca verde, il “non è senza averlo” sparirebbe:quando “a” entra nel mondo reale, dove non fa altro che ritornare, lo so che vi sembra un paradosso, ma loro non lo sanno, che è tutto nel lécca lécca, per quanto il vento faccia la sua parte[ma questo ve lo dovrò dire prossimamente, se vi va e se mi sento in vena, ‘chè la cosa non è proprio come dice Bersani:”L’acqua è di Dio e bisogna ridargliela come ce l’ha data”- mi sembra che sia la frase del giorno in un blog- e intanto perché la paghiamo?O forse era:”Dacci oggi la ns acqua quotidiana come noi la rimettiamo ai ns fornitori?”], il lécca lécca verde ha bisogno di una bocca, di una lingua, questo “in più” , che se non ritorna come “fantasma”, darebbe il coraggio ai leghisti di radicalizzare una ideologia così giurassica?
Io ho sempre pensato che chi vota Lega sia un frustrato e nell’ultima puntata di Annozero ne ho avuto la conferma, visto il livore e l’astio verso il “benefattore” di Adro.
Comunque, se quelle persone sono l’espressione delle zone più ricche d’Italia, beh … alla larga, meglio essere poveri ma un pò più felici e meno insoddisfatti.
Da piemontese mi domando come possano al Nord votare un partito come la Lega: un partito che è becero già solo nel linguaggio, figuriamoci nelle ideologie!
Un partito che comunque, non illudiamoci, continua ad avere nel proprio Dna l’antimeridionalismo e come stella polare il distacco dal Sud; tutto il resto (immigrazione,prodotti cinesi o indiani, ecc..) “fa brodo” ma l’obiettivo rimane solo uno!
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Sarà, ma anche se stimo Civati, almeno perchè ha un “mestiere”…il suo stile di scrittura non lo trovo dei piu’ fluidi
Arriverà a farsi capire al popolino ossia alla “gggennte”, mi domando?
Troppe subordinate, arzigogoli non rischiano di farci perdere insieme il filo del discorso anche voti?
E’ l’unico appunto che posso muovere al bravo Pippo, cjhe peraltro stimo
E forse propèrio per questo lo vorrei ancora piu’ capace di “verticalizzare il gioco e puntare a rete”.
Questo solo per potergli dire ” dai vai avanti tu che con gli altri tuoi colleghi…mi viene da piangere !”
Eh si perchè pensionare i vari , D’Alema, Fassino e consorte (con la minuscola) Veltroni, la Torre Bersani ed ahimè anche Bindi , credo servirebbe solo a farci ritorvare l’orizzonte.
Dic Bindi perchè credo che in fondo anche lei abbia , come tutti noi, debba avere un limite temporale al quale adeguarsi
Ed ormai il tempo concessole non mi pare breve
Da pensionare ci sarebbero anche molti neo consiglieri regionali
Penso ad esempio ad un paio di lombardi, provenienti da amministrazioni locali in qualità di sindaco( a) ed assessore.
Credo che il limite ai mandati elettivi sia una necessità, un bisogno.
E la regola vale ancor di piu’ quando si siano portate le amministrazioni di provenienza a clamorosi insuccessi elettorali
Senza un serio e deciso ricambio possiamo o discutere per tre anni e intanto rassegnarci a consegnare alla Lega la palma della partecipazione