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Ho visto le stelle e le strisce (reloaded)

10 giugno 2010

Ho visto qualche novità nella cara vecchia New York. La principale sono le piste ciclabili in stile Marina di Camaiore e un tripudio di offerte di noleggio molto informali agli angoli delle Avenues.


Poi ho visto un espresso bar dove servono la tazzulella di caffè meglio che a Napoli, che si chiama con una parola che in svedese vuol dire “coffee break”, ma che proprio grazie a quel suo nome è uno dei luoghi di Manhattan più fotografati dai turisti italiani.

E ho visto la fontana di Washington Square trasformarsi, per via del caldo asfissiante, in un allegro stabilimento balneare per grandi e piccini, che a me ovviamente ha ricordato la piscina dei Bagni Pancaldi in un’estate del millenovecentosettanta.

Poi ci tenevo a farvi sapere che ho visto per la prima volta di persona quello che in molti consideriamo il più grande scrittore americano vivente. E mi son sentito come certi suoi personaggi mitomani quando incontrano Zuckerman e non gli danno respiro.

Per onestà bisogna però riconoscere che il nostro scrittore preferito, forse per non smentire presso noi adoratori la sua fama di appassionato del genere femminile, ha preferito di gran lunga ricevere le dichiarazioni di entusiasmo della brava e simpatica attrice italiana Impacciatore Sabrina.  Non badate a quel suo sorrisetto da ebreo scettico di Newark: le ha dato spago per più di un’ora.

Eran giorni di rassegna del cine italiano, e chi le conosce sa di cosa parlo. Naturalmente non poteva mancare la conferenza stampa alla Casa Italiana con la prima fila molto istituzionale ed i nostri interventi in un inglese esilarante.

E le interviste di certe giornaliste di organi di stampa destinati alla comunità italoamericana, che ti fan venire una grande nostalgia per l’umorismo pop di Guia Soncini.

Ma come cineasti delegati italiani ce la siam cavata lo stesso, a volte in patria ci tocca di molto peggio, e in fondo ci rincuorava il sontuoso lunch. Ecco il collega Verdone Carlo festeggiare il momento del pasto in una posa che sembra prender di petto polemicamente certi giornalisti del quotidiano Libero, i quali avevano pubblicato la settimana prima l’elenco dei suoi introiti d’autore spacciati come contributi dello stato, col titolo “Ciak si mangia”. Ognuno si vendica come può. A lui è bastata una Ceasar Salad.

Poi cos’ho visto? Ah, la televisione seduto nel taxi.

Una coppia di freschi sposini venir via dal loro ricevimento in compagnia di una contrabbassista.

La fila per farsi la foto col policeman a cavallo di guardia a Times Square.

E qualche nuovo modo di guadagnarsi la giornata, laddove la crisi incontra la cultura che incontra il commercio. Una prospettiva che potrebbe non dispiacere a certi nostri diligenti paladini del pensiero liberale moderno. (http://www.kingtut.org/home)

Non potevo, of course, trascurare il tempio degli adoratori della mela smangiucchiata.

Ma qui i visitatori, specie quelli italiani, facevano un appunto all’IPad che non avevo ancora sentito: “Troppo piccolo”.

Basta, non ho visto null’altro, se non la cara vecchia irresistibile fotogenia di New York, destinata a sopravvivere egregiamente anche nell’epoca degli scatti digitali col telefonino.

  • Pingback: Vedere le stelle e le strisce | Wittgenstein

  • maxdembo

    M E R A V I G L I O S E!

  • vsgaudio

    Dai, Virzì, c’ero anch’io che intervistavo Roth, tira fuori la foto!

    ©THE GHOST INTERVIEWER 2
    E QUESTA DOVE L’HAI VISTA?
    Sapete qualcosa dell’intervista non avvenuta in quanto inter-vista, e quindi tutto ciò che Roth dice chi lo ha detto ? Come diceva il maestro Zen Mumon? “Se volete esprimere la verità, fate a meno delle vostre parole, fate a meno del vostro silenzio e parlatemi del vostro Zen”.
    Insomma, ci si chiede come quel monaco domandò a Fuketsu:”Senza parlare, senza silenzio,come puoi esprimere la verità?”
    E’ un’affermazione vera? Mettiamo che l’abbia detto De Benedetti e per la modica cifra di 20-40 euro vi abbia consegnato un impeccabile Philip Roth, cos’è che il lettore non ha visto?
    Forse gli sarà rimasto il dubbio su Sabbath:insomma, è vero che Sabbath era un pugnace combattente della Battaglia dei Gesuiti? Questo, in un’intervista, vi verrebbe di chiedere a Philip Roth; oppure: e allora, Philip, com’è questa storia di Anne Frank, era lei per davvero Amy Bellette? Dài, su, dimmelo, mi danno 20 euro per questa verità!
    E lui avrebbe risposto: – La verità…ma dài, pensi che costi così poco la verità? Che cosa vuoi sapere per 30 dollari?
    L’intervistatore:- Philip, conosci Harry Mathews, quello dei “Piaceri singolari”?
    Roth:- Che cosa dice?
    L’intervistatore:- Beh,semplificando, volevo chiederti questo: Zuckerman, secondo te, in quale delle “masturbazioni” di Mathews lo vedresti?
    Roth: -Oggi come oggi, a climaterio avvenuto, Nathan è il più grande masturbatore del mondo, che non vive a Budapest ma a Manhattan; si masturba ogni sera, tranne nei giorni festivi, non appena arriva a casa. Vive in un grande appartamento, è ebreo praticante. Pur avendo l’età che ha, gode di ottima salute. Alla fine dell’ennesima dura giornata di lavoro, subito si è recato nel suo studio, ha scoperto una mappa del mondo di 290 pollici x 290; si posiziona in un punto preciso in modo che quando bagna il planisfero riderà allegramente al pensiero di tutti gli americani che devono trovarsi nei punti in cui è caduto il seme. Oggi New York, domani il mondo,siamo fatti così noi americani. Il mondo, per questo, sarà sempre migliore.
    L’intervistatore:- Ma Zuckerman non si masturbava sul divano letto nello studio di E.I.Lonoff?
    Roth:-Certo, quando era giovane e si poteva permettere scorrettezze, a dir poco, poco jamesiane.
    L’intervistatore: – Che cosa ne pensi del “sibaritismo svedese”, in cui quel tal V.S.Gaudio[che ha deciso di non pubblicare più libri stando come stanno le cose nell’industria editoriale della Repubblica dell’Amore, guarda te che notizia!] invischia nella simultaneità sensoriale Bibi Andersson(tranquillo, quella degli anni sessanta), Harriet Moudron e Anne Frank sopravvissuta come Amy Bellette? Pensi davvero che il”sibaritismo” sia connesso al triangolo di posizione dell’altrove del poeta[Cfr. V.S. Gaudio,“Il fantasma che allunga le gambe verso il poeta”in: http://www.lunarionuovo.it n. 30: gennaio 2009; se appare aprile 2010, non è vero]?
    Roth:- Il “sibaritismo” è l’ologramma di questa impenetrabilità dell’individuo, la percezione acuta e immediata di un qualcosa che perennemente non si comprenderà, perché la cosa peggiore è la comprensione.
    Intervistatore: – Perché?
    Roth:- Perché il poeta sostituisce al proprio desiderio la tentazione dell’esilio nel desiderio dell’altro. O pensavi che fosse per la libido-Ikea?
    L’intervistatore:- A proposito di pene, quell’estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti e la vita, in tutta la sua invereconda sconcezza, tu da dove la tirasti fuori Faunia Farley che abitava in una stanza di una fattoria del New England dove, per pagare l’affitto, collaborava alla mungitura? E il canone era equo? E pensi che, intervistandola, ne possa cavare almeno 10 dollari visto che, poi, in definitiva è della forza dello Smoky-dick che parleremmo?
    Roth:-Ehi, Vuesse, di pene in meglio!…
    L’intervistatore:-Ma è di Staino questa, dove l’hai vista?

  • pdmarica

    la prossima volta mi ci portate?

  • vsgaudio

    Il “café” è così che , per estensione, entra al “Fika”- espresso bar: è proprio la “vulva” napoletana, “a tazzulella” che niente ha a che fare con la “cafetiera” di Verona, dove è la “testa”, il “capo”, financo il “copricapo a cilindro” dei vigili urbani.
    Per dire, tornando, al “café”, che un altro sostantivo-archetipo si deve a Napoli, oltre alla pizza: il “café” che si universalizza bevuto da “Fika”.
    In Olanda, il locale pubblico come “Fika”, oltre che “koffiehuis” è anche “café”: se uno va al “Fika” in Olanda si dice che è arrivato al Café, ma se entra un lapsus, anziché “aan koffie zijn”(arrivare al caffè) possono “aan Café zijn”(arrivare al café). Che c’entra l’Olanda? Ma a Manhattan se ci sono i napoletani vuoi che non ci siano gli olandesi?

  • Pingback: cose che ho visto passando (quando scendo dal treno) « ceci n'est pas un tumblr.

  • pofaulle

    Zuckermann incontra il Livornese a quel party per una delegazione in onore del cinema italiano, a pg. 123 di NOBODY, Supercoralli Einaudi, trad. Vincenzo Mantovani, euro 19,50.

  • francescocataldo

    Noleggio bicicletta 39 dollari al giorno!
    15 per un’ora…! Eccheccavolo!!
    :-)