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Com’è andato il premio Strega

7 luglio 2012

Il 5 di luglio, ero ancora sul treno, ho sentito una signora romana dire al telefono, al suo fidanzato, «Che vuoi da me?». Credo, che fosse il suo fidanzato, lo chiamava Amore. «Amo’», a dire il vero. E io ho pensato che se me l’avesse detto una mia fidanzata, a Parma, quando ero giovane, «Che vuoi da me», ci sarei rimasto malissimo. E anche adesso che ho quarantanove anni, se me lo dicesse mia figlia, «Che vuoi da me», per esempio, ci resterei malissimo.

Poi sono sceso dal treno ho preso la metropolitana ho camminato venti minuti, prima di arrivare al treno della metropolitana. Su e giù per delle scale. E intanto che camminavo pensavo che a Roma, la metropolitana si paga come quella di Milano, un euro e mezzo, dovrebbero farla pagare un po’ meno. E intanto sentivo l’odore di Metropolitana mi sembrava di essere a Mosca, che è stato il primo posto dove ho vissuto che c’era una metropolitana che gli ho voluto bene. Poi sono arrivato all’albergo l’abergatore era contentissimo che era arrivato l’inviato di Libero. «Ma dov’è Libero, la sede, qua a Roma?» mi ha chiesto.

«Guardi, – gli ho detto io, – non lo so».

Dopo un po’ sono uscito ho preso un taxi il tassista prima di partire ha detto al telefono «Allora quando smetto ti vengo a prendere?». E c’era un che, nella voce, come se stava parlando con una donna che stava per uscirci per la prima volta ed era emozionato. E dopo ha detto, ma subito, dentro al telefono «Eh, e che vuoi da me?».

E io ho pensato «Va be’».

E poi ha messo giù siamo partiti e siam passati per un parco, che immagino fosse Villa Borghese, e a guardar fuori dal finestrino c’eran due sdraiati, sull’erba, e lei era a piedi nudi, e faceva andare una pianta del piede avanti e indietro la strusciava sull’erba, e io ho pensato che a quei due lì, del Premio Strega, non gli interessava mica tanto.

E poi, ma subito dopo, il taxi si fermava davanti a una villa gialla eravamo arrivati.

E all’ingresso facevano tutti vedere un invito, io non avevo invito dicevo: «Non ho l’invito».

«È della stampa?» mi chiedevano.

«Sì,  – dicevo io, – di Libero».

«Gli accrediti a destra, – diceva lui, e poi aggiungeva, velocissimo, – Libero va sempre bene».

«Ah, – dicevo io, –grazie».

Dentro, il ninfeo di villa Giulia è un posto bellissimo. Un po’ illuminato in un modo un po’ sepolcrale, se posso dire, con una vaghissima aria cimiteriale, ma bellissimo.

La maggior parte degli invitati hanno i tavoli, si siedono intorno a dei tavoli. Io non ho il tavolo. Giro. La prima mezz’ora, non so. Non mi parla nessuno. Mi sento un po’ come una volta che sono andato in Transiberiana, che dovevo scrivere, per un mensile, quello che che dicevano i russi in viaggio, sulla Transiberiana, da Mosca a Vladivostok, sette giorni di treno, e i primi tre giorni, non mi parlava nessuno non sapevo cosa scrivere.

Dopo comincio a incontrare un po’ di gente, non che abbia molte cose da scrivere ma, per esempio, quando incontro Pascale, che è elegantissimo, quell’eleganza non elegante, in camicia no stiro, di quelle che non bisogna stirare, a me viene in mente che il giorno prima, quando ho stirato la camicia che ho addosso, a casa mia, ho pensato che non l’avrei mai detto, ma il giorno prima, intanto che stiravo, avevo pensato che una delle mie consolazioni, a quarantanove anni, era il piacere di stirare.

Poi si muovevano in gruppo tutti i fotografi, intanto che stavo parlando con una mia amica, e questa mia amica vedeva che prendevo nota del fatto che si muovevano in gruppo tutti i fotografi e diceva «Non scriverai mica di me, eh?».

E io ci restavo un po’ male.

E poi vedevo Paolo Mieli, e era la seconda volta in un mese che ero nello stesso posto di Paolo Mieli e pensavo che stavo sbagliando qualcosa, nella mia vita.

E poi incontravo una mia conoscente emiliana che mi diceva che era venuta a parlare con me per sentire un po’ di accento emiliano, e lei aveva un bell’accento di Reggio Emilia e io le dicevo che ci sono tre cosa, mia figlia, l’Emilia, e la letteratura russa, che sono come il socialismo, sono così belle che non se ne può parlare, e son le tre cose che io non faccio altro che parlare di quelle.

E dopo vedevo Marzullo, Rutelli, la Palombelli. Giulio Tremonti, che mi passava di fianco e ci salutavamo, «Buongiorno», «Buonasera».  Buonasera lo diceva lui, io dico sempre buongiorno. E poi cominciava una trasmissione televisiva che se l’avete vista ne sapete di più di me, della serata, perchè al ninfeo di villa Giulia, dove eravamo noi, non si sentiva niente. Si vedeva della gente boccheggiare.

Un’attrice, vestita di verde, una ragazza, vestita di blu, un presentatore, abbronzi, degli scrittori, poco eleganti di quell’eleganza poco elegante. Non ho capito molto.

Che voi, da parte vostra, potreste anceh chiedermi, «E la gara? Non ci parli della gara?»

E io vi risponderei «Ma no, certo che vi parlo della gara. Son venuto apposta. Eccola qua, la gara», vi direi. E dopo comincerei.

Villa Giulia (Roma), 5 luglio 2012, ore 22 circa:

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(questo articolo è uscito su Libero oggi)
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  • Igloo

    È una moda fastidiosissima scrivere in questo modo un reportagino o una critica in modo da dire “guarda come sono estraneo alla situazione, io, catapultato qui in quanto giornalista fighetto-intelligente-citazionista pop da nicchia ristrettissima che parla a te, l’unico che può capirmi”. C’è chi fa di peggio.

    Questo pezzo “in camicia no stiro, di quelle che non bisogna stirare, a me viene in mente che il giorno prima, quando ho stirato la camicia che ho addosso, a casa mia, ho pensato che non l’avrei mai detto, ma il giorno prima, intanto che stiravo, avevo pensato che una delle mie consolazioni, a quarantanove anni, era il piacere di stirare.” è da fucilazione.
    Adda pure passà sta moda!

  • fausto57

    Perché sto premio è dedicato a un liquore a base di erbe? C’entra qualcosa che, stando a wikipedia, il nome “Strega” si ricollega alle leggende sulla stregoneria a Benevento che risalgono ai tempi dei Longobardi?
    PS: quanto ai post precedenti, io ho letto molto di Paolo Nori e mi piace pure, però solidarizzo totalmente con ALESSANDROMEIS delle 20.57.

  • barbarap

    Lo stile è effettivamente paolonori al 100%, in generale io potrei anche essere d’accordo con igloo, ma il caso di Paolo Nori mi sembra diverso perché, essendo lui l’iniziatore di questo stile, non è che può cambiare il suo modo di scrivere solo perché è diventato di moda. E’ diventato di moda anche perché è semplicissimo imitarlo, come dimostra il commento di senzaidee. Paolo Nori però, quando si legge per esempio un suo romanzo, si arriva a pensare (io arrivo a pensare) “adesso tra poco inizierà a stuccare”, poi in verità non stucca perché è bravo e ha cose da dire, illuminazioni da condividere (quando più quando meno) e un grande controllo della scrittura. oppure, per esempio, le traduzioni dei classici russi, ho pensato “no, ti prego, i personaggi di Turgenev che parlano con questo understatement emiliano”, poi ne ho lette due e sono molto belle. io, poi, trovo inaccettabile che si possa scrivere per Libero, gli mandai una mail quando iniziò la collaborazione, lui ribatté con degli argomenti che trovai assurdi, nemmeno gli risposi. Però insomma, è bravo e non è fighetto. Tutto questo commento praticamente autobiografico è in risposta all’affermazione che sia fighetto.

  • clockx

    Ma che poi, per dirla tutta, io non ho mai capito perché si ritenga Nori iniziatore di questo stile.

    A parte cose tipo ‘Gli Invisibili’ di Balestrini, che in effetti è uno stile un po’ diverso ma simile, io lessi e rimasi folgorato da ‘Amore Mio Infinito” di Aldo Nove pubblicato nel 2000, e poi c’era un po’ tutto li gruppo che usciva dai Cannibali che sperimentava in queste direzioni.

    Forse Nori è quello che ha più sviluppato nel tempo questa modalità di scrittura, arrivando a padroneggiarla e ad applicarla anche al giornalismo.

  • barbarap

    I cannibali a me non pare, più che altro perché secondo me a loro, presi come gruppone, mancava la consapevolezza stilistica.

  • mariom

    Anni e anni fa (probabilmente all’epoca della sua pubblicazione) lessi Bassotuba non c’è, e mi piacque molto, però ora confesso che non ricordo com’era scritto. O forse sono io che con l’età sono diventato più insofferente rispetto agli stili di scrittura. Boh, vai a sapere.

  • clockx

    @barbarap: in effetti ho detto una sciocchezza: il gruppo dei cannibali, di cui Ammanniti però aveva fatto parte, non era caratterizzato da quello stile.

  • http://finalmentedomenica.blogspot.com robiciattola

    a me piace. come idea, dico, questa chiosa. e no, non mi interessa cosa ci sia dietro: tipo che lui voleva scrivere così per dire quanto è fuori da sto mondo (lo spero!). dico solo che mi piace.
    e se non avessi gradito, non credo che avrei scritto qui: che modaccio di scrivere o robe simili e sinonime che avete scritto voi.
    Ahò, sembrate incazzati col mondo!
    Ma perché vi sentite di commentare se una cosa non vi piace?
    Non vi basta andare altrove, cliccare su un altro blog, spegnere internet, cambiare giornale????

  • missammoniacale

    A me piace leggere paolonori al di là dello stile. Pensa i pensieri come li penserei io. Invoca Karmelo quando ognuno lo invocherebbe. Avercelo, un Karmelo ogni volta che serve. Mi piace leggere paolonori perché ha il potere di mandare in vacca anche lo Strega. Non tutti sanno mandare in vacca anche le cose che ci raccontano come cose serie e importanti.