Il Post
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Bossi, solitario y final

27 ottobre 2011

Il fatto che la propaganda richieda l’uso di concetti semplici, meglio se ripetuti alla noia, ci ha per troppo tempo distratti rispetto a quel fenomenale non comunicatore che è Umberto Bossi. Ci siamo illusi che si trattasse di un vero animale politico e che i suoi modi grezzi e sbrigativi, la monumentale sciatteria del suo lessico e l’incapacità di esprimere concetti compiuti senza utilizzare metafore da trivio fossero frutto di un attento studio. Non di Bossi, che come universalmente noto con lo studio ha intrattenuto rapporti saltuari, quanto piuttosto di un profondo conoscitore della storia come Gianfranco Miglio. Per uscire dalla palude di tutti gli stalli democristiani e dei sofisticati ismi di quella sinistra tanto antipatica e presuntuosa, cosa c’è di meglio di un dito medio e di un vaffanculo da osteria piazzato tra la fine di una frase e l’inizio di quella successiva, come un apostrofo verde? Parlare alla pancia della gente e quando non dovesse bastare, parlare direttamente ai genitali. Così è stato per quasi 25 anni, quelli del regno di Umberto Bossi sull’eterno malcontento leghista, sulla rabbia delle province dell’Impero e sulla voglia di secessione che nessuno ha ma che fa sempre la sua porca figura su tutto.

Ora però c’è qualcosa di sospetto nelle reazioni di Bossi a giorni di difficoltà e angoscia come quelli che viviamo, la sensazione che quello scarno lessico di più o meno 50 parole che da tempo abbiamo imparato a memoria sia l’unico registro disponibile e conosciuto dal politico animale Bossi, che non ci sia alternativa all’imbarazzo di sentirlo sfanculare cronisti, avversari politici,  uomini di stato e istituzioni. Bossi e la sua coprolalia colpiscono chiunque indiscriminatamente e pare che il Ministro non si renda conto che alle sue uscite seguono silenzi sempre più imbarazzati, risate di circostanza e nessun compiacimento, niente a che vedere con le acclamazioni e le grida estatiche dei suoi fedelissimi negli anni d’oro. A tutto ciò si aggiungano l’età quasi veneranda e quella cosa brutta e dolorosa che sono i segni di un grave trauma, di una malattia menomante che acuisce il disagio di chi ascolta e allontana ogni traccia di allegria e aggressività dalla figura del leader, da quel corpo prima mistico e ora solo sofferente. Bossi insulta, insulta e insulta ancora come unica risposta all’incredulità della sua base e allo spaesamento per le sue scelte.

Alcuni lo vedono come segno di un declino inarrestabile e come traccia luminosa del regresso di un protagonista mentre altri, e la versione mi pare più affascinante e credibile, come la naturale evoluzione di una linea piatta, lo stesso stallo di cui Bossi pretendeva di rappresentare la discontinuità, peggiorato dall’impoverimento dei contenuti e dall’imbarbarimento dei toni. Un po’ a dire che Umberto Bossi non è mai cambiato, è solo la musica del suo violino che stride con troppi anni di grossolane promesse e parolacce da fiera. Il re è davvero nudo e se pure in quelle condizioni ce l’ha duro è peggio, perché ci rende impossibile il compito di ignorare lui e quelle povere 50 parole da animale politico spelacchiato, solitario y final.

 

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  • alberto

    Applausi!

  • vsgaudio

    Dall’uso di frasi brevi con il vocabolario fondamentale al gesto politico assoluto

    Quando Tullio De Mauro cominciò a scrivere sul Vocabolario di base della lingua italiana e a stabilire che il vocabolario fondamentale aveva più o meno 2000 parole, e poi disse: ”L’uso di frasi brevi, dunque debolmente ipotattiche, favorisce la comprensione di un testo. Frasi più lunghe di venti parole riescono di difficile comprensione a chi ha livelli scolastici inferiori alla quinta elementare. Possiamo usarne una, due, se ci servono. Troppe, stancano. In Italia, dunque, esse allontanano il 76% della popolazione adulta”, io appartenevo alla popolazione adulta dell’Italia, Bossi era di là da venire, in compenso c’erano certi animali politici socialisti di bella stazza e di linguaggio corto. Ma non capimmo un cazzo lo stesso. Perché? Maddài, ma perché “cazzo” non c’era né nel vocabolario fondamentale, quello più semplice, di 2000 parole, né nell’altro vocabolario di alto uso di circa 2900 parole e nemmeno fra le restanti 1800 parole del vocabolario di alta disponibilità. Se l’era già messo da parte il grande animale politico della Lega…e poi un bel giorno, tiè, altro che frase breve e parole del vocabolario fondamentale: lo mostrò al 76% della popolazione adulta creando il gesto politico assoluto!

  • lara8

    Anch’io sono d’accordissimo con la seconda opzione solo che al posto di “naturale evoluzione di una linea piatta” avrei scritto “involuzione”!
    E comunque se c’era veramente chi considerava politicamente innovativo il linguaggio di Bossi(volgarità=innovazione?!?)perchè lo rendeva più familiare alla gente c’è veramente da riflettere:
    A)che concetto si ha della gente comune se si pensa che le persone trovino un politico “familiare” solo se usa linguaggio e comportamento da trivio
    B)Ma fosse anche vero che la gente trova familiare uno solo perchè è cafone e maleducato che facciamo lasciamo le persone allo stato bestiale e giustifichiamo i loro semi-analfabetismo con politici del loro steso livello?ma il compito della politica non è anche alzare il livello culturale delle persone?