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Iverson, I Love You

24 maggio 2012

Boston contro Philadelphia. Philadelphia contro Boston. Ieri, oggi, sempre, una delle grandi rivalità NBA (18 serie di playoff già in archivio, la 19esima in svolgimento). Trent’anni fa, ieri (23 maggio 1982), era stata una gara-7 di finale di conference, per un posto in finale NBA. Sul parquet incrociato del mitico Boston Garden vinsero i 76ers, gli odiati 76ers. Mai odiati quanto i Lakers, però, la squadra che li avrebbe attesi in finale. Per cui – quando la sconfitta ormai era cosa fatta (106-120) – il pubblico di Boston si produsse in un assordante “Beat L.A., Beat L.A.” indirizzato ai giocatori di Philly (perché si può sopportare di venire eliminati, ma non di vedere vincere quelli di Los Angeles).

E ieri, 23 maggio 2012, è andato in scena un altro capitolo a suo modo significativo di questa splendida rivalità. Stavolta a Philadelphia, stavolta in una semifinale di conference, stavolta in una gara-6, con i Sixers spalle al muro, sotto 2-3. Solo che, stavolta, il bello non è stato nei 48 minuti di partita, ma un attimo prima.
Un solo attimo.
Quello che è bastato ad Allen Iverson – il piccolo-grande uomo, il simbolo del basket di Philadelphia per un intero decennio, a cavallo del nuovo millennio – per entrare in campo a consegnare la palla della partita alla terna arbitrale, prima del via.

Aveva indosso la maglia dei “suoi” Sixers (il 23 di Lou Williams, il suo protetto di oggi). Aveva il berrettino girato alla rovescia. Aveva il “bling-bling” d’ordinanza, orecchini di diamanti e catena al collo. Aveva i suoi baggy jeans (con tanti saluti al dress-code NBA, ora che non è più uno dei 450 a libro paga). E, come ai bei tempi, quando impazzava in calzoncini&canotta, si è portato una mano all’orecchio, per far capire che non sentiva abbastanza rumore provenire dalle tribune. Balle, il casino era assordante, la gente impazzita, la città nuovamente ai suoi piedi.

Allen Iverson è tornato, anche solo per un attimo. Con – parole sue – i brividi a fargli compagnia appena prima di metter piede sul parquet e le lacrime pronte a sgorgare “se non mi fossi mosso a uscire velocemente dal campo”.
I suoi Sixers, forse non a caso, hanno vinto gara-6. E ora, sabato notte, andranno a Boston per
un’altra gara-7, senza domani. Contro i soliti Celtics. Come trent’anni fa. Come sempre.

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  • marquinho

    Quanti ricordi, si guardava l’NBA su canale 5 che trasmetteva le partite in ritardo di diverse settimane.
    Ero un fan del dr J e dopo la vittoria di Boston ero convinto che Phila avrebbe vinto il titolo, poi sul giornale lessi “in Italia Pat Riley il coach campione NBA”.Pat Riley!? Non Billy Cunningham? Accidenti!
    Certo il titolo arriverà l’anno dopo con Moses Malone a cui seguirà quasi immediatamente un rapido declino malgrado Charles Barkley, così mi disamorai dei Sixers.
    Allen Iverson non ha mai riacceso la passione. Non parlatemi poi di Stackhouse che divento idrofobo.

  • facci
  • http://quadratrini.blogspot.com jean1971

    Resto un Bostoniano…. ma nel cassetto la canotta di Iverson ce l’ho ancora… anche io “Iverson I Love You”.
    E mi ricordo ancora quella gara 1 delle finali 2001 e l’All Star Game del 2001….

  • psylo

    gara 1 delle finali 2001, dio mio….

  • idonthavetimeforthiscrap

    mah. per me è sempre stato un ball-hog che ha dovuto andarsene perché credeva di valere molti più soldi di quelli che erano disposti a offrirgli, uno bravo, ma non bravo abbastanza da vincere le partite da solo, come pensava di fare. de gustibus.

  • http://covatamalefica@gmail.com duffogrup

    Parker per gli Spurs, Rondo per i Celtics, Fischer per i Lakers, Kidd per Dallas. E’ una mia convinzione che non vale niente ma resto sempre più convinto che senza un play vero di alto livello sia davvero difficile vincere un titolo e che grandissimi giocatori “ibridi” come Iverson ti permettono di arrivare alla soglia della vittoria ma non raggiungerla.

  • A_G

    @psylo: gara1 delle finai 2001 rientra nei miei top 5 momenti di sport di sempre. e lo dico da tifoso lakers

  • georgekaplan

    Gara 1 delle finali 2001, da tifoso dei Sixers, non ha e non avrà mai l’eguale! That’s my boy!

  • http://quadratrini.blogspot.com jean1971

    @Duffogrup: sono d’accordo sul play (ci metterei pure Billups) anche se Miami ha vinto senza un play di grande livello (Payton, Willams non lo sono e Wade non era un play), ma forse quella finale l’ha persa Dallas.
    Io di quella stagione sono perplesso sullo scambio Mutombo Theo Ratliff, Toni Kukoč e Nazr Mohammed.