Ancora pari: la panchina di Boston domina quella di Los Angeles, vince la partita (96-88) e rimette la serie in parità. Gara-5 domenica a Boston, ma la serie si deciderà a Los Angeles, con la sesta o con la settima partita.
Shrek e Ciuchino
Sono loro i protagonisti di gara-4. Non Kobe Bryant, non Paul Pierce. Ma Shrek e Ciuchino, al secolo Glen Davis e Nate Robinson, autori del parziale decisivo che nel quarto quarto ha steso i Lakers e portato la serie in parità. Entrambi, in realtà, erano già titolari del rispettivo soprannome. Glen Davis – faccia da orsacchiotto e fisico da giocatore di football americano di linea: arriva a mala pena ai due metri, mentre l’ago della bilancia va facilmente sopra i 130 chili – è conosciutissimo come “Big Baby”. Nate Robinson, uno scherzo della natura capace, dal basso dei suoi 175 centimetri, di vincere la gara delle schiacciate della NBA, sfoggia come nickname Nate “The Great”. Dopo gara-4 di Finale NBA, però, rischia di cambiare tutto. Nella più esilarante conferenza stampa del dopo partita che si ricordi, Robinson ha ribattezzato così la nuova coppia di eroi biancoverdi capace – 30 punti in due – di guidare Boston alla vittoria. Nel festeggiare un canestro decisivo, il gigante Davis si è ritrovato il piccolo Robinson sulle spalle. “Mi sei saltato in groppa?”, ha chiesto un sorpreso Davis. “Sì, ma non te ne sei neppure accorto”, la risposta di Nate “The Great”. “Eravamo come Shrek e Ciuchino: nessuno poteva separarci”.
Hope? Nope!
L’ultima variazione sulla conosciutissima immagine di Shepard Fairey adottata da Barack Obama nella campagna per la corsa alla Casa Bianca si è vista su alcune t-shirt indossate dai tifosi di Boston in gara-4. Al posto del viso del Presidente USA quello di Kobe Bryant. Al posto della famosa scritta “HOPE”, un più minaccioso “NOPE”, a negare qualsiasi speranza di titolo per la star gialloviola e per i suoi Lakers.
La sauna fa bene
Per dire della rivalità tra Lakers e Celtics. Gary Vitti è il trainer (con chiari origini italiane) che da oltre 25 anni mette a posto caviglie e schiene dei giocatori di Los Angeles, da Magic Johnson a Kobe Bryant. Ha vissuto in prima persona tutte le sfide degli anni ’80, quando i Celtics erano quelli di Larry Bird e giocavano al vecchio Boston Garden, struttura tanto carica di fascino quanto vecchia e malconcia. Quando gli amati Lakers arrivavano in città (succedeva e succede sempre una sola volta in stagione regolare, si replicava poi spesso a giugno per le Finali) nel “comitato di benvenuto” rientrava di solito l’abitudine di far trovare gli spogliatoi ospiti gelati d’inverno, con le finestre lasciate aperte per giorni, e bollenti d’estate, col riscaldamento a mille. Il magazziniere dei Celtics, in quegli anni, era un signore che oggi gestisce i tour “on the road” di Crosby, Still e Nash – e alcuni mesi fa l’albergo dove il trio americano soggiornava era lo stesso occupato dai Lakers. Venutolo a sapere, Vitti ha convinto la signorina alla reception dell’hotel che l’ex magazziniere biancoverde-diventato-band manager soffrisse di una rara malattia della pelle per via della quale era costretto a mantenere la temperatura della propria stanza sempre altissima. Assieme al clima da sauna, al rientro in stanza, il malcapitato si è ritrovato un biglietto, che gli ricordava i “cari vecchi tempi al Boston Garden”. Firmato Gary Vitti.



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