Matematica come specchietto per le allodole

pm10Uno dei problemi della scarsa conoscenza della matematica è che diventa molto semplice far passare messaggi errati semplicemente giocando sulle scarse competenze che fanno prendere lucciole per lanterne. No, non sto parlando dei giochini su Facebook “solo una persona su cento riesce a risolvere correttamente questo problema”, anche se parliamo sempre di Facebook. La scorsa settimana, la sindaca di Torino Chiara Appendino ha comunicato su Facebook che – visto che le previsioni dell’ARPA piemontese indicavano che nella giornata di sabato la concentrazione di PM10 nel capoluogo sarebbe scesa sotto la soglia di attenzione – il blocco degli autoveicoli diesel Euro3 ed Euro4 sarebbe stato revocato per sabato. Prima che qualcuno la butti in politica, mi affretto ad aggiungere che il protocollo torinese per le misure di emergenza prevede esattamente questa cosa: sia per l’inizio che per la fine delle misure contano anche i dati previsti nei due giorni successivi, e non solo quelli effettivamente misurati. Nulla da obiettare sull’ordinanza, insomma.

Ma il testo era anche accompagnato da una figura, quella che ho messo qui a fianco. Tale figura era di per sé inutile, perché come ho scritto l’unico dato importante era che per sabato la concentrazione di PM10 sarebbe scesa sotto i 50 µg/m³. Ma soprattutto è fuorviante, perché indica un trend (la freccia verso il basso a destra), che non ha alcuna relazione con la realtà. Per la cronaca, i dati attuali per le micropolveri sono stati 91 µg/m³ venerdì e 48 µg/m³ sabato, quindi la linea di trend, pur essendo discendente, sarebbe rimasta ben sopra il limite; immagino che casualmente in quel caso non sarebbe stata disegnata… Ora, a pensare male si fa peccato ma a me un’immagine del genere fa immediatamente pensare che chi l’ha messa voglia far vedere come le misure antiinquinamento abbiano funzionato, cosa che non è necessariamente vera (nemmeno necessariamente falsa, per la cronaca: semplicemente non abbiamo dati a sufficienza per fare un’ipotesi informata).

Il fatto in sé è poco importante, ma secondo me è la spia di una tendenza che c’è sempre stata, ma oggi mi pare in crescita: quello di sfruttare la scarsa conoscenza della matematica per introdurre surrettiziamente false informazioni, confidando che nessuno vada a controllare i dati. (Ah: vari commentatori al post della sindaca hanno citato quanto avevo scritto al riguardo, ma non ho avuto il piacere di vedere risposte.) Il detto “ci sono tre tipi di bugie: le bugie, le dannate bugie e le statistiche” ha un secolo e mezzo, ma a quanto pare non ci siamo ancora abituati a questo. Il guaio è che quando studiamo matematica a scuola tendiamo a imparare formulette, come in questo caso “una retta che si dirige verso il basso a destra implica un trend in discesa”, che poi applichiamo a pappagallo senza chiederci se hanno senso nel nostro contesto. Insomma, la matematica, o meglio quello che si pensa essere matematica, diventa uno specchietto per le allodole: un modo per dare una patina di realtà a qualcosa che reale non è. Non è detto che il risultato finale cambi: in questo caso per esempio il blocco sarebbe stato tolto anche senza disegnino. Ma è sempre meglio essere pronti a far funzionare le cose quando servono davvero, no?

Ovviamente non è solo in matematica che si sfrutta questo tipo di disattenzione, se non vogliamo chiamarla ignoranza, da parte degli interlocutori, anzi: sono due millenni e mezzo che la retorica e il sofismo mette in pratica proprio quei concetti. Però, come scrivevo, ora abbiamo un passo in più: si usa il disegno pseudomatematico che elimina la fatica di fare un ragionamento e quindi porta più rapidamente alla fallacia. Purtroppo non ho molte idee su come riuscire anche solo a far capire l’esistenza di questo problema: a parte il tifo da stadio sui singoli casi, la risposta tipica è del tipo “ci sono ben altre cose”…

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