Parole matematiche: gruppo

Tanto per darvi un’idea, il De Mauro riporta sedici diversi significati della parola gruppo, e non mi sono nemmeno messo a contare i sottosignificati: nell’accezione principale di “insieme di persone oppure oggetti” ci sono i punti da 1a a 1g, tanto per dire. Non parliamo poi dei derivati, da gruppuscolo a gruppettaro, per fare un’incursione musicale col “gruppetto” che non sono i Beatles (sacrilegio!) ma un insieme di notine che fanno da ornamento alla nota principale di una melodia, e con le groupie. Insomma, questa è una di quelle parole-prezzemolo che, al pari di “cosa” o “roba”, entrano nel discorso senza nemmeno farci troppo caso. Sono così comuni che è chiaro che ce le abbiamo sempre avute, e sono entrate dal latino all’italiano scivolando leggiadramente… Beh, non proprio.

Il primo autore che ha usato in italiano la parola “gruppo”, nel significato molto particolare di “gruppo di figure (artistiche)” è stato Giorgio Vasari: siamo insomma a metà del sedicesimo secolo. Gruppo nel senso di insieme di cose o persone è di Galileo, quindi già dopo il 1600; roba relativamente nuova, insomma. A dire il vero c’era già una parola italiana, usata anche da Dante e quindi assolutamente doc: però non era gruppo ma groppo, con la o. Oggi “groppo” è quasi una parola monouso: si può avere un groppo in gola, e niente più. Forse qualcuno la usa ancora nel significato originario di “groviglio”: in effetti l’etimologia fa derivare gruppo dal tardo latino cruppa, ae, “grosso cavo”, a sua volta riciclato dal germanico kruppa, “massa rotonda”… che ha generato anche – non chiedetemi come – la parola italiana “gozzo” e che secondo etymonline porta addirittura all’inglese “crop”, raccolto, e ringraziate che stavolta non entro nei meandri di etimo.it.

In definitiva siamo passati da una teutonica massa informe a un tardo e popolare groviglio latino, finché qualcuno in Gran Bretagna ha raccolto il tutto e qualcun altro in Italia ha fatto ordine, prima nell’arte poi in generale. Insomma, una vita spericolata per questa parola. Non è dunque così strano che quando verso la metà del XIX secolo si è voluto dare un nome alle strutture ideate da quell’altro spericolato di Évariste Galois, qualcuno – non sono riuscito a scorprire chi – ha pensato che la parola era perfetta. Ora in matematica si parla di gruppo senza nessuna remora, c’è anche chi tira fuori parolacce tipe “monoide” quando il gruppo non è poi così raggruppato, ma forse è meglio lasciare perdere. Gruppo Vacanze Piemonte, si parte!

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