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Cosa devono sapere gli insegnanti?

26 luglio 2012

In questi giorni i quotidiani hanno parlato a lungo dei test a risposta multipla per l’ammissione ai tirocini formativi, il nuovo paletto da passare prima di poter diventare insegnanti di ruolo. I test di filosofia sono stati un massacro, con solo il 3% dei candidati milanesi che sono riusciti a passarli; alcune domande erano francamente da Rischiatutto, come quella su Amafinio al cui confronto Carneade è conosciutissimo. Nei quiz per lettere e latino c’erano risposte addirittura tutte errate. E per la matematica?

Chissà come mai, non ho visto commenti sui giornali a riguardo delle prove di matematica; probabilmente nessun giornalista ha avuto il coraggio di leggerle: eppure sono pubbliche, e si possono leggere come tutte le altre sul sito del Cineca. Anch’io non è che abbia avuto tanto tempo: mi sono limitato a scorrere le prove di matematica, ma non posso garantire che le risposte siano tutte corrette. (Nelle prove rese pubbliche l’ordine delle risposte è stato modificato in modo che quelle corrette siano tutte le (a); inutile dire che i candidati non le avevano in quest’ordine).

Da non-esperto di didattica, devo dire che mi aspettavo di peggio. Tra le 50 domande ce ne sono solo tre che a mio parere sono inutili per saggiare le conoscenze del candidato: la 29 (“quale dei seguenti matematici italiani ha vinto la medaglia Fields?”), la 34 (“cosa è successo nel 1687?”), la 44 (“in quale libro degli Elementi Euclide dimostra che i numeri primi sono infiniti?”). Questo per me è nozionismo puro, e anche abbastanza inutile: si vede che gli estensori dei problemi si erano scocciati di inventare problemi. Ho anche dei dubbi sulla domanda 8, “cos’è un calcolatore elettronico”; si può ricavare per esclusione la risposta richiesta, ma non sono molto sicuro della sua correttezza. Abbiamo avuto qualche discussione sulla domanda 39: sapere che 2√2 è trascendente significa sapere che quello è un caso particolare di uno dei 23 problemi di Hilbert, ma per me è una nozione che un matematico dovrebbe avere (No, non dico che debba dimostrarlo…)

La parte più scocciante è quella legata ai problemi dove bisogna mettersi a fare i conti: l’inversa di una matrice nella domanda 4 e il determinante nella domanda 5 non ammettono scorciatoie e richiedono carta e penna per verificare la risposta corretta. Però ci sono domande di risposta immediata, come la 13 (un’equazione che rappresenta l’insieme vuoto) o la 27 (“quanti sono i poliedri regolari con facce triangolari?”); domande che superano la banalità come la 14 (“se abbiamo un insieme di dati di media μ e varianza σ, e togliamo la stessa quantità a tutti i dati, cosa possiamo dire di μ e σ?”); domande che saggiano se il candidato è abituato a fare giochi matematici come la 15 (“Sia P un punto interno ad un triangolo equilatero. Qual è la probabilità che la somma delle distanze di P dai lati del triangolo sia uguale all’altezza del triangolo?”); domande che sembrano trappole ma non lo sono come la 26 sulla relazione tra coefficienti di un’equazione e somme dei prodotti delle radici. Queste due ultime categorie sono molto importanti per l’insegnamento, a mio parere: vedere le risposte “quasi vere” e accorgersi delle identità aiuta il professore a spiegare che la struttura matematica è sì abbastanza monolitica ma non è campata in aria.

In definitiva, credo che se le vostre conoscenze matematiche non sono troppo arrugginite potete cimentarvi con il test, e vedere quante risposte sapreste dare: non vi servirà certo a farvi diventare degli insegnanti, ma magari vi farà capire – cosa diversa da “sapere” – qualcosa in più.

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  • mago

    @CODOGNO: “aver capito cosa si era studiato, condizione necessaria (anche se non sufficiente) per poter poi insegnare quelle cose”. Secondo me questa frase andrebbe sancita in Costituzione, finalmente!

  • edoro

    @STEFANOF Si questo é il punto.
    Chi decide chi sono i selezionatori?
    I criteri per tutte queste selezioni e valutazioni, mi sbagliero, ma sono ancora quelli di Gentile: “Chi più sa meglio insegna.”

  • stefanof

    @EDORO Questo te lo so dire: i selezionatori li sceglie ogni TFA. Per esempio, il TFA in matematica dell’universita’ di Milano e’ organizzato dal dipartimento di matematica di UNIMI: i corsi sono tenuti da docenti del dipartimento (o comunque da loro scelti), e la commissione d’esame e’ sostanzialmente scelta da questi docenti. Quindi la qualita’ del TFA inevitabilmente riflette quella del dipartimento di riferimento, sia per quanto riguarda la selezione che per quanto riguarda la formazione.

  • http://pensierioziosi.wordpress.com/ Pensieri Oziosi

    @.mau.: ah, ora ho capito l’origine del tua confusione. Nella teoria dei modelli computazionali una macchina sequenziale è semplicemente una macchina con stati interni. Il nome “sequenziale” si riferisce al fatto che l’uscita (che non è detto che sia scalare) dipende dalla sequenza dei valori in ingresso, e non solo dal loro ultimo valore. Gli automo a stati finiti rappresentano l’esempio da manuale di macchina sequenziale. In questa categoriszasione tutti i calcolatori elettronici sono macchine sequenzialI aprescindere dal numero e dall’architertura (scalare o vettoriale) dei processori.