Il Post
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La complessità della complessità

19 luglio 2012

Ieri pagina 21 del Corriere della Sera era dedicata a un “progetto di collaborazione tra linguisti e scienziati dell’Università di Pisa” volto a migliorare la qualità dei libri di matematica per le scuole. L’articolo principale lo potete leggere qui: di spalla c’era anche un divertente intervento di Giulio Giorello che però non trovo ancora negli archivi del Corsera.

L’articolo parla di come sia stata firmata una convenzione tra l’Accademia della Crusca e il Cafre, il Centro di ateneo di formazione e ricerca educativa dell’università pisana: e già pensare che fiorentini e pisani si mettano d’accordo è un miracolo. Il tutto ha portato al momento alla creazione di un gruppo di studio misto, con sei insegnanti di matematica e sei di italiano di scuola media e superiore, che si stanno occupando della revisione dei testi scolastici di matematica dal punto di vista linguistico. Tutto bene? no.


Tralasciamo per un attimo che non sono riuscito a trovare ulteriori notizie né sul sito della Crusca né su quello del Cafre: fa caldo, e mi sarà sfuggito qualcosa. Lasciamo anche perdere il titolo dell’articolo, “La complessità dei numeri primi” che fa l’occhiolino al best-seller dal titolo quasi identico ma non ha nulla a che fare col resto dell’articolo: un titolo serve solo a far buttar l’occhio sul testo vero e proprio. Guardiamo invece il contenuto dell’articolo, perlomeno quello che il giornalista ha scritto. In un virgolettato, si legge che i libri di matematica «al 90% devono essere riscritti per cercare di rendere più facile la lettura e tentare di risolvere il problema del doppio linguaggio, quello che secondo noi confonde soprattutto i giovani e li allontana dalle scienze matematiche».

Parliamone, con la doverosa premessa che io non ho mai insegnato matematica e non so nulla di didattica, e quindi potrei sbagliarmi alla stragrande. La matematica non è facile, checché qualcuno cerchi ogni tanto di farlo credere sperando che così la gente vi si appassioni. Ma non è nemmeno semplice scrivere, dipingere, correre. Ogni attività ha una sua curva di apprendimento e delle regole da rispettare, e la matematica non è da meno; la mia idea è che in matematica sia più difficile capire all’inizio le regole da usare, ma una volta che ci si riesce poi è più facile muoversi. Con questa premessa, è ovvio che il modo in cui si scrivono le cose è fondamentale, ma non riesco proprio a capire che cosa c’entri il “doppio linguaggio”, cioè le parole che «hanno diversi significati dalla lingua naturale» [io avrei scritto "hanno significati diversi da quelli della lingua naturale", ma non sottilizziamo].

Qui sul Post ogni tanto scrivo un pezzo su una “parola matematica”, raccontando l’etimologia di un termine usato in matematica in un senso diverso da quello usuale: i curiosi possono vedere la lista completa qui. Ma non mi è mai venuto in mente che ci fosse un problema a usare un termine in un significato diverso, e non credo neppure che a un linguista la cosa dia problemi. Nella lingua italiana comune ci sono moltissime parole polisemiche (con più significati), per non parlare delle frasi polirematiche (stessa cosa, ma appunto a livello di frase): proprio stamattina leggevo di quante cose diverse si possa intendere quando si dice “buttare giù”. Secondo voi un ragazzino ha dei problemi a capire che l’angolo della casa è una cosa diversa dall’angolo in geometria piana? Ma allora per lui è molto più facile fare geometria solida, visto che la parola “diedro” non la trova da nessun’altra parte? Permettetemi di dubitarne.

Lascio altre considerazioni sul tema a Roberto Natalini che un po’ di competenze in più ne ha, e termino osservando i tre esempi pratici che erano a fianco dell’articolo in versione cartacea e ho riportato qui sopra. Per quanto riguarda la terza frase, nulla da eccepire. Non so se uno si confonda con la parola “dati”, ma la nuova formulazione è più scorrevole. Già sulla seconda frase io ho dei dubbi: voi siete davvero convinti che la nuova formulazione, con queste semirette giacenti, sia così più chiara della prima? Se io dovessi spiegare cos’è un angolo piatto [ehm... il guaio di non rileggere prima di postare. Nella versione originale avevo spiegato cos'è un angolo retto, parlando di acuto e ottuso invece che convesso e concavo], inizierei a mostrare cos’è un angolo convesso e cos’è un angolo concavo: poi mi metterei a far vedere come facendo crescere l’angolo si passa da convesso a concavo, aggiungerei che in mezzo c’è un angolo che non è né convesso né concavo, e lo chiamerei piatto. Oppure piegherei a metà un foglio di carta :-) Per la cronaca, come si fa a vedere che un angolo è concavo? Ne prendi due uguali e mostri che non solo possono riempire tutto il piano ma ci sarà un posto dove si sovrappongono.

Ma è la prima frase su cui ho dei forti dubbi di ordine matematico. Immaginate di avere due triangoli scaleni speculari, come nella figura qui a fianco. Sono sovrapponibili? Se rimaniamo nelle due dimensioni no; bisogna sollevarne uno dal foglio e girarlo. Quindi non sono uguali, esattamente come un guanto destro e uno sinistro non sono uguali. Peccato che la formulazione iniziale parlasse di poligoni congruenti, e i due triangoli sono indubbiamente congruenti. Insomma, la presunta semplificazione ha portato a un’affermazione nel migliore dei casi diversa da quella originale e nel peggiore semplicemente falsa.

Direi che c’è ancora molto da fare, insomma: la mia speranza è che a essere sbagliato sia l’articolo e non il lavoro della commissione bilaterale (aiuto! una parola matematicamente impossibile!)

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  • mfisk

    MA TRA UN ANGOLO ACUTO E UN ANGOLO OTTUSO IN MEZZO NON C’E’ L’ANGOLO RETTO?

  • http://xmau.com/ Maurizio Codogno

    LEI HA RAGIONE! PER FORTUNA NON DEVO INSEGNARE MATEMATICA!!1!

  • http://nuovaitalia.posterous.com/ mico

    Secondo me sei davvero conciliante. Il problema del doppio linguaggio non si pone. Il linguaggio geometrico è sempre stato una felice eccezione, riuscendo a essere così esatto da essere univoco, come si scopre facendo il disegno del problema.
    Certo la generazione televisiva non ha skill linguistici e un parser adeguatamente selettivo, ma questo è un altro problema.

  • nicgarga

    La riscrittura nell’esempio 3 è come scriverebbe mia figlia il teorema. Anzi, lo riscriverebbe usando molte più parole, tipo: “Allora Papi, abbiamo due punti, uno rosa e l’altro verde. No, azzurro chiaro, che il verde non sta bene con il rosa. E come li chiamiamo questi due punti? Io uno lo chiamerei Valentina e l’altro Andrea. Una puntina e un punto. ahahaha… E poi con questi due punti tracciamo una retta, che tu Papi sai che la retta non finisce mai, ma qui il foglio finisce, ma tu la devi immaginare che continua per sempre…”

  • mago

    “definizione chiara” è non solo quella locuzione di parole appropriate ad un oggetto, ma anche ciò che rende nitida l’immagine video! allora quando si deve spiegare una cosa, cerchiamo di utilizzare tutti i mezzi disponibili, non solo la scrittura ma anche il disegno, anche il video tridimensionale, anche l’esperienza reale!!! Se avessi avuto a disposizione più mezzi, probabilmente avrei capito più cose matematiche di quanto le mie ridotte capacità di astrazione mi hanno consentito di acquisire in giovane età

  • frek

    “se c’abbiamo due punti” secondo me è ancora più chiaro.

  • dreamscape

    Causa breve permanenza nell’insegnamento potrei contribuire dicendo che per spiegare la matematica basta parlare molto molto piano.
    Se non ci arrivano, se ne facciano una ragione.
    Una classe di venti persone ha dai due ai 3 allievi che riescono a seguirti in ogni caso, 5 che si sforzano e ce la fanno, il resto è preoccupato da altre cose, tipo la campanella.
    tra l’altro stavo pensando che la metafora non giova alla matematica… insomma nel primo esempio mi sembra che la definizione unica sia “se hanno tutti i lati e tutti gli angoli uguali” , è una definizione che mette l’anima in pace.
    Si perchè ti giuro che non mi sorprenderei di vedere degli studenti che si mettono a fare bricolage con triangoli colorati per cercare di capire qualcosa

  • http://xmau.com/ Maurizio Codogno

    @dreamscape: ordinatamente uguali. Io non sarei così contrario al bricolage, almeno fino alle medie comprese; penso anche che dare come compito per i più bravi trovare dei controesempi potrebbe essere utile sia per i bravi (che li trovano) che per i meno bravi (che si accorgono della necessità di scegliere bene i termini)

  • alino

    Mah…, “doppio linguaggio”?
    E´ come dire che uno studente ha difficolta´ nell´apprendimento del Diritto Privato perche´ per tutta la vita ha utilizzato “Proprieta´” e “Possesso” con la stessa accezione e improvvisamente subisce lo shock di scoprire che per il giurista rappresentano due istituti diversi.
    L´italiano e´ gia´ una lingua ricca e varia, ma non possiamo mica pretendere che ogni parola abbia “uno e un solo” significato (per riprendere il geometrichese).

  • http://xmau.com/ Maurizio Codogno

    @alino: però il Diritto Privato lo studi all’università, o forse al triennio in qualche indirizzo di scuola superiore, mentre qua si parla anche di media inferiore, quindi il paragone è un po’ forzato.