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Quanto fa 0^0?

17 luglio 2012

Ci sono domande che capitano sovente, e se devo essere sincero non ho mai capito bene il perché: in fin dei conti si vive tranquillamente lo stesso pur non sapendo quale sia la risposta, e non si può nemmeno dire che la vita migliori una volta che la risposta è nota. Oggi riprendo una di queste domande, approcciata in maniera altamente sperimentale (e ad ampio raggio!) da Juhan: quanto fa zero alla zero? La risposta monoverbica è “indeterminato”; i curiosi possono continuare a leggere.

Inizio subito a togliere a qualcuno una certezza: il fatto che un’operazione matematica sia ben formata non implica affatto che debba avere un risultato. L’esempio più banale è la divisione per zero; non esiste alcun numero reale x tale che 1/0=x, e viceversa qualunque numero y è la “soluzione” dell’equazione 0/0=y. Se ci pensate un attimo non è che questo secondo caso sia così migliore del primo: se un qualunque numero va bene, di informazione non ne hai punta e quindi stai facendo un lavoro inutile. Ma torniamo alla nostra equazione iniziale 0^0; o se non vi piacciono le faccine, 00.

Da tre secoli abbondanti il modo che i matematici hanno per trovare il risultato di un’equazione più o meno ignota è vedere cosa succede usando valori quasi uguali a quelli dati, partendo dal presupposto che se anche i risultati sono quasi uguali allora possiamo fidarci del risultato. In realtà i matematici hanno scoperto più di 150 anni fa che la cosa non è che funzioni così bene, ma per il momento facciamo finta di nulla. Noi in fin dei conti conosciamo alcune formule sugli esponenziali: per esempio sappiamo che x0=1 per qualunque valore diverso da zero di x, per l’ottima ragione che abbiamo definito (notare il termine) x0 = x1/x1 in modo che valesse in generale la formula xa/xb=xab. Pertanto, se la funzione x0 vale sempre 1 quando il suo valore è definito, si direbbe naturale estendere tale valore anche quando x=0.

Però qualcun altro potrebbe fare un ragionamento del tutto simile e dire che sappiamo che 0y=0 per qualunque valore diverso da zero di y, per l’ottima ragione che vale per gli interi maggiori di uno – moltiplicate quanto volete zero per sé stesso e rimarrà sempre zero – e per le regole di cui sopra la stessa cosa vale per tutti i razionali non nulli; a questo punto andare sui reali è (si fa per dire) immediato. Pertanto, se la funzione 0y vale sempre 0 quando il suo valore è definito, si direbbe naturale estendere tale valore anche quando y=0. Oops: qualcosa non funziona: 00 non può valere contemporaneamente 0 e 1!

Qui sopra potete vedere il risultato, calcolato con Wolfram Alpha, di un approccio apparentemente più sofisticato: vedere cosa succede alla funzione xx quando x si avvicina a zero. Per i valori negativi di x si passa ai numeri complessi, ma la cosa non è che ci importi più di tanto: limitiamoci a guardare la riga azzurra e vediamo che 1 si direbbe proprio il candidato migliore per il valore della funzione in x=0. Tutti d’accordo? Spero di no. In effetti lo stesso Wolfram Alpha, se gli si dà in ingresso “0^0″, essendo molto saggio risponde “(indeterminate)”; e in questo caso non fidatevi di Google che dà 1.

Io in definitiva concordo sulla prima frase della risposta data a Juhan su Quora (!) da Anders Kaseorg, che scrive «It merely means that exponentiation cannot be a continuous function in any neighborhood of that value.» (“Significa solo che l’elevazione a potenza xy non può essere una funzione continua in nessun intorno del valore (0,0)”). Sono meno d’accordo sul resto della sua risposta, vale a dire «And so we assign 0^0 the value that’s useful, which is 1. Why is that useful? Because it lets us manipulate exponentials without special cases.» (“E allora assegniamo a 0^0 il valore più utile, cioè 1. Perché è utile? Perché ci permette di manipolare gli esponenziali senza casi speciali”). No, non è vero: abbiamo sempre il caso speciale di 0y che varrebbe 0 tranne nel caso in cui y=0. Prendiamo il coraggio a due mani, e accettiamo il fatto che la risposta non c’è. Conoscete Art Gallery di Maurits Cornelis Escher? L’artista aveva lo stesso problema: un punto dove la funzione “disegno” non poteva essere continua. Escher l’ha risolto mettendo la sua firma in quel punto, che così rimane sfumato.

In matematica le definizioni e gli assiomi si scelgono per la loro utilità, non perché sembrano più belli. Fino a tutto il XIX secolo la definizione di numero primo comprendeva anche 1; poi si è pensato che il Teorema Fondamentale dell’Aritmetica (“ogni numero naturale positivo ammette un’unica fattorizzazione in fattori primi”) era così fondamentale che sarebbe stato meglio togliere la postilla “eccetto per un numero a piacere di fattori 1″, e così 1 ha perso il proprio status… curiosamente riavvicinandosi al concetto degli antichi greci per cui 1 non era un numero ma la base per costruire i numeri. Siete informatici e volete lasciare 0^0=1? Poi non lamentatevi se in qualche caso particolare il vostro programma non funziona. Che poi in informatica il valore NaN è così carino…

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  • http://xmau.com/ Maurizio Codogno

    @caccapupu: nel campo complesso quello mostrato da Wolfram Alpha è naturalmente solo il valore principale di z^z per z minore di zero :-) Resta il punto che x^x è solo uno dei tanti modi possibili per arrivare a 0^0.

  • caccapupu

    Mah, questa volta non sono così convinto dell’obiezione qui sostenuta, in campo reale 0^0 si può definire (e questo significa che se non si dà una prescrizione su cosa si voglia intendere rimane un numero indeterminato) senza ambiguità come il limite per x–>0 di x^x, che si può fare solo per x>0, dato che la funzione x^x si definisce passando per la funzione logaritmica.

    Inoltre, farei notare che il grafico riportato se mai evidenzia che la funzione z^z ha limite uno anche in campo complesso per z–>0, dato che la parte immaginaria di z^z converge a 0 per z–>0 (mentre la parte reale continua a dare 1). Quindi l’ambiguità di 0^0 può esserci solo se lo vogliamo definire in generale come x^y per (x,y)–>(0,0) ed in tal caso sarebbe proprio indeterminato.

    @FCRAVEN
    La serie dell’esponenziale non è utile perché per x=0 ti troveresti nel caso e^0, che non presenta alcun impaccio nel dare 1, a differenza di 0^0.

  • caccapupu

    @mau

    Sì, lo so che per fare il plot viene usato solo il ramo principale di z^z, però in questo caso anche per gli altri valori , se non ho sbagliato i conti, il limite della parte immaginaria dovrebbe annullarsi nell’origine, dato che Im[z^z] dipende da un seno del modulo di z che moltiplica un’espressione finita dipendente da n (indice del ramo); la funzione graficata in arancione sarebbe infatti:
    Im[z^z]_n = -sin(|z|*PI*(1+2n))*e^(-|z|*ln|z|), presa per n=0.

    Detto ciò sono d’accordo che tutto sta nel come si vuole definire 0^0, anche se questo mi sembra uno dei più naturali, se non proprio il più naturale.

    Saluti

    PS
    Mi piacciono le tue recensioni! :-)

  • fcaraven

    @CACCAPUPU

    Forse non mi sono spiegato bene: intendo dire che l’uguaglianza

    e^x = \sum_{n=0}^{\infty} x^n / n!

    è FALSA per x=0 se non si definisce 0^0 = 0 (per x=0 il membro sinistro vale e^0 = 1 mentre il membro destro vale, appunto, 0^0). Quindi, quando si lavora con le serie di potenze, è comodo porre 0^0 = 1 (altrimenti scrivendo gli sviluppi in serie occorrerebbe scrivere separatamente il termine costante).

    In ogni caso, si tratta di una convenzione, utile in determinati contesti e meno utile in altri.

  • fcaraven

    Errata corrige: intendevo naturalmente scrivere “se non si definisce 0^0 = 1″.

  • caccapupu

    @FCRAVEN

    Ah, ora ho capito cosa volevi dire, con la scelta 0^0=1 possiamo evitare di scrivere l’1 fuori dalla somma nell’espansione in serie della funzione esponenziale,che in effetti è quello che normalmente si fa, partendo a sommare i termini da n=0.
    Sì, giusta osservazione, forse non avevo letto con la dovuta attenzione. ;-)

  • misopogon

    Google sbaglia? Il mondo crolla!

  • pasplu

    Che ne dite di un foglio elettronico per calcolare 0^0. Ho provato con excel e con calc, l’analogo di libre office, ma si ottiene una tendenza ad 1 considerando valori di x sempre più piccoli. Comunque è bella l’affermazione della dualità di poter considerare 0 come base della potenza, ma quante volte dovremmo moltiplicare tale base?. Nel caso considerassimo lo zero alla stregua di un qualsiasi altro numero la risposta dovrebbe essere 1 (qualsiasi numero elevato a zero…..). Ciao

  • http://xmau.com/ Maurizio Codogno

    @pasplu: il foglio elettronico ti può solo dire cosa pensa (direttamente se ci ha messo un’eccezione, indirettamente se sceglie un algoritmo che viene applicato al caso 0^0) chi l’ha programmato…