Paul Erdős

È nozione comune che i matematici abbiano dei notevoli problemi a rapportarsi con la vita reale. Anche i filosofi condividono questa nomea, con la differenza forse che questi ultimi sembrano più che altro persi nel loro mondo mentre i primi sono molto più eccentrici, anche se fortunatamente non sono pericolosi per gli altri. In realtà non è che in genere le cose siano proprio così; però di matematici strani ce ne sono stati, e Paul Erdős è sicuramente uno di loro.

Erdős nacque il 26 marzo 1913 a Budapest (e infatti il suo cognome non ha una banale ö ma appunto una ő; c’è gente che si lamenta tutte le volte in cui per comodità scrivo il suo cognome Erdös, per una volta cercherò di fare lo sforzo di scriverlo correttamente), ma lasciò l’Ungheria già prima della seconda guerra mondiale, a causa del crescente antisemitismo che stava montando. Da lì iniziò una vita che diventò sempre più itinerante nel vero senso della parola: a partire dagli anni ’60 si spostava da un’università all’altra, e dalla casa di un matematico a quella di un altro, anche se aveva per così dire un pied-à-terre a casa di Ronald Graham dove c’era una stanza tutta per lui. D’altra parte Erdős non si è sposato, non aveva figli, non era nemmeno interessato ai beni materiali; il suo trasloco consisteva più o meno nello spostare una valigia da un’abitazione all’altra.

Ma le sue idiosincrasie non finivano certo qua! Aveva ad esempio tutto un suo modo di parlare. I bambini erano per esempio degli “epsilon” (in quanto piccoli a piacere…); una persona era “morta” se non faceva più matematica, mentre se era effettivamente morta allora “se ne era andata”; gli uomini erano “schiavi” e le donne “capi”; tenere un seminario matematico era “pregare”; Dio – in cui comunque non credeva – era il Supremo Fascista, che aveva con sé il Libro; non la Bibbia, naturalmente, ma un enorme elenco delle dimostrazioni più eleganti dei teoremi di matematica. A volte un mortale era così fortunato da poter dare un’occhiata al Libro e trovare una di quelle dimostrazioni, cosa che per Erdős era un onore massimo.

In effetti lui non è stato un matematico mainstream, tanto che ad esempio non vinse la medaglia Fields – anche se la dimostrazione “elementare” sua e di Selberg del teorema sulla distribuzione dei numeri primi sarebbe potuta essere un ottimo candidato e anche il premio Wolf, che in genere è “alla carriera” gli fu dato con una motivazione molto generica e non per “risultati eccezionali” in un qualche ambito di ricerca, come in genere capita. Possiamo definire Erdős un “risolutore di problemi”: si attribuisce a lui (anche se la frase è di Alfréd Rényi) la frase «un matematico è una macchina che converte caffè in teoremi», e negli anni ’70 aggiunse ai numerosissimi caffè le anfetamine. Testardo come un mulo, a seguito di una scommessa con Graham non ne assunse per un mese; vinta la scommessa, ricominciò la sua abitudine, commentando che durante quell’astinenza la matematica era rimasta bloccata per un mese.

I teoremi dimostrati da Erdős sono specialmente combinatori, di teoria dei numeri e di teoria dei grafi; campi non certo facili, ma nemmeno troppo comuni per poter fare una scuola… anche se a dire il vero una scuola c’è. Erdős è infatti stato non solo un matematico prolificissimo, con 1475 articoli pubblicati, ma anche uno che amava scrivere articoli con altri autori. I matematici hanno così definito il numero di Erdős: Erdős ha per definizione come proprio numero zero, i 511 fortunati che hanno scritto un articolo con lui hanno numero 1, coloro che hanno scritto un articolo con una persona che ha numero di Erdős 1 hanno il numero 2, e così via. C’è persino un sito dedicato a tutto ciò: in fin dei conti i matematici sono persone strane, lo dicevamo all’inizio… (e il numero di Bacon è solo una scopiazzatura, se ve lo foste chiesti). Ah, il record di articoli scritti con Erdős (62) spetta al matematico ungherese András Sárközy. Come? non sapevate che monsieur le Président è di origine ungherese, anche se quando la sua famiglia emigrò in Francia perse tutti gli accenti?

Erdős morì il 20 settembre 1996 a Varsavia, mentre era a un convegno matematico; insomma, l’equivalente di un attore teatrale morto sul palcoscenico. Se queste poche righe su di lui non vi bastano, potete provare a leggere il suo Compleanno dai Rudi Matematici, oppure comprare il libro di Paul Hoffman L’uomo che amava solo i numeri.

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