Come sapete, non esiste il premio Nobel per la matematica. Le malelingue dicono che è tutta una storia di corna, con la moglie di Alfred Nobel che lo lasciò per mettersi insieme al più grande matematico svedese del tempo, Gösta Mittag-Leffler: peccato però che Nobel fosse scapolo. Più facile che uno che aveva fatto i milioni inventando la dinamite considerasse la matematica come una scienza di nessuna utilità pratica e non gli fosse nemmeno venuto in mente di premiare chi la studiasse; in fin dei conti i soldi erano i suoi, e tanto alla fine qualche matematico il Nobel se l’è vinto lo stesso di sguincio. Ma se si dovesse assegnare una tantum il prestigioso premio, non avrei alcun dubbio su chi lo meriterebbe: Martin Gardner. Lui non ha mai dimostrato nessun risultato; ma è stato colui che ha fatto sì che migliaia di persone scegliessero di studiare matematica, e studiosi di almeno tre generazioni sono anche se indirettamente suoi discepoli.
La cosa più divertente è che Gardner non è affatto un matematico! Le sue conoscenze scolastiche si sono fermate alle scuole superiori, e non si è mai fatto problemi a dire di avere avuto dei problemi con l’analisi matematica. Studiò invece filosofia, e dopo la seconda guerra mondiale trovò lavoro come giornalista scientifico, pronto soprattutto a combattere la pseudoscienza. Il primo libro da lui pubblicato è stato infatti Fads and Fallacies in the Name of Science. Tutto però cambiò quando nel 1956 la direzione dello Scientific American gli propose di tenere una rubrica fissa di giochi matematici (la cui versione italiana era “Giochi matematici”, pubblicata su Le Scienze). Nei venticinque anni successivi Gardner cambiò completamente il significato dell’espressione, riuscendo a portare le nozioni matematiche al livello del grande pubblico e costruendo una fittissima rete di corrispondenze. In pratica è stato un catalizzatore, contribuendo a mettere in contatto tra loro semplici appassionati e professori non più rinchiusi in una torre d’avorio e a sdoganare la matematica che per la prima volta nel ’900 aveva uno spazio ufficiale tra la scienza popolare.
Sono decine i libri di giochi matematici scritti da Martin Gardner, a cui bisogna aggiungere i suoi saggi, le edizioni critiche – se volete capire cosa sta dietro le storie carrolliane vi conviene prendere il suo The Annotated Alice e le opere di narrativa. Ancora oggi, a 95 anni compiuti, sta lavorando con la Mathematical Association of America per la versione definitiva delle sue opere: direi che è la prova vivente del fatto che la matematica mantiene giovani in spirito e non fa davvero male alla salute…
23 maggio 2010 Purtroppo ieri Martin Gardner è improvvisamente morto. Ecco una notizia che non avrei voluto scrivere.

Nota a margine: di premi matematici paragonabili al Nobel per prestigio ce ne sono almeno 3
- La medaglia Fields, che è data unicamente a matematici con meno di quarant’anni
http://en.wikipedia.org/wiki/Fields_Medal
- Il premio Abel, istituito nel 2003 e senza limiti di età
http://www.abelprisen.no/en/
- il premio Gauss per la matematica applicata
http://en.wikipedia.org/wiki/Carl_Friedrich_Gauss_Prize
Visto che non si è mai occupato di ricerca, Gardner forse più il Nobel per la letteratura, come Bertrand Russell.
Anche D. Hofstadter ce lo vedo bene, no?
@gpec: le Fields Medal e il premio Gauss, oltre a essere quadriennali, sono importantissimi per i matematici ma forse non così tanto in assoluto. Il premio Abel è effettivamente la cosa più equivalente a un Nobel; sarebbe interessante capire come mai hanno fatto una scelta di nome diversa rispetto al Nobel per l’economia, che non è un vero Nobel. (Sì, è chiaro che i norvegesi hanno voluto celebrare il loro più grande matematico!)
Grande Martin Gardner! Chi lo ha letto, si ricorderà del computer per giocare a filetto costruito con le scatole di fiammiferi… Da bambino ne feci tanti!
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