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Elementi di puffologia

6 giugno 2011

Da qualche giorno, in Francia, è in commercio uno di quei libri che fanno la gioia delle pagine culturali della stampa generalista. All’insegna del mix: icone pop + interpretazione ‘corsara’ + cazzeggio = polemica intellettuale postmoderna. Si intitola “Il libretto blu” (allusione al libretto rosso di Mao), di Antoine Buéno, ed è dedicato ai Puffi.

Cosa ha fatto fiondare i giornalisti (dal Nouvel Observateur a L’Express a France24) sul “caso”? La tesi del giovane scrittore e studioso di politica Buéno, vicino al leader centrista François Bayrou, secondo cui la società dei Puffi sarebbe nientepopodimenoche “un archetipo di utopia totalitarista, imbevuto di stalinismo e nazismo.”

Naturalmente la “polemica” ha attecchito facilmente in Paesi come la Francia e il Belgio, in cui la creazione del fumettista Peyo è un pezzo tutt’altro che secondario di cultura popolare, da oltre 50 anni. Ma il successo internazionale dei Puffi è sempre vivo anche all’estero. E l’Italia non ha mancato di seguire a ruota, con Repubblica TV, La7 e Rainews24 che hanno prontamente rilanciato la “notizia” nei giorni scorsi.

L’Italia, però, vanta anche un piccolo primato: dalle nostre parti, simili tesi strampalate circolano da tempo. Al punto da posizionarci, forse, come avamposto della riflessione puffologica. Per esempio, se eravate online già nella preistoria dell’Internet italiana, ricorderete questo sito che, come un meme, propagò sin dal 2000 la seguente idea: Grande Puffo è ispirato a Marx, il villaggio sarebbe un kolchoz, e la parola ‘puffo’ sarebbe, in definitiva, un sinonimo di ‘compagno’. Ma mentre gli autori di quel sito avevano sviluppato un’idea dichiaratamente ironica, in Italia c’è stato anche chi, come Buéno, ci ha ricamato sopra un serissimo pamphlet. Antonio Soro, nel suo “I Puffi, la vera conoscenza e la massoneria” (2006, ed. Edes), presentò nel 2006 un’altra tesi spassosa: i Puffi come loggia massonica.

Naturalmente viene da chiedersi come mai proprio in Italia proliferi una simile tradizione puffologica. La spiegazione ultima l’ha tentata il Tg3, che ricostruendo la storia italiana della “puffologia come metafora politica”, sul sito ha esposto una tesi illuminante: “nei primi anni 80 l’elevato gradimento popolare dei programmi del Biscione, tra cui i cartoni dei Puffi, fu proprio uno degli argomenti che indusse a superare molti degli ostacoli legislativi nello sviluppo delle TV private”. Ne consegue che “Il popolo azzurro dei Puffi avrebbe insomma contribuito alla nascita, decenni dopo, del popolo azzurro di Forza Italia”.

Tra il divertito e il disarmato, non posso che constatare: a) quanto a cazzeggio giornalistico ‘corsaro e pop’, non siamo secondi a nessuno, e b) nella stagione del tramonto berlusconiano, le metafore fumettistiche tornano utili più in Italia che in Francia.

Ripensando ai primi tempi di B, col suo “1 milione di…”, mi torna allora in mente l’immortale fumetto del Corriere dei piccoli, il Signor Bonaventura, sempre ricompensato con “1 milione”. E penso che, di fumetto in fumetto, per il nostro Grande Puffo forse è un cerchio che si puffa.

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  • piti

    Io odio il popolo azzurro di Forza Italia, ecco.

  • Pingback: Lo spin doctor della puffologia « Fumettologicamente

  • vsgaudio

    Oggi, mentre facevo la mia passeggiata di mezzogiorno, ho avuto ancora dei pensieri morbosi. Che cosa c’è nei Puffi che mi turba tanto? Probabilmente l’altezza. E il fatto che la sigla fosse cantata da Cristina d’Avena. Oddio, non c’è dubbio che ci sia un mondo invisibile attorno a noi, che, essendo tenuto in basso, fa accadere di continuo avvenimenti inspiegabili. Io, durante i miei quindici anni tra i periodici della Disney, prima in Mondadori e poi in Disney Company Italia S.p.A., ho abitato, si fa per dire, in questo mondo invisibile, in cui, si sa, un uomo vede gli spiriti, un altro sente delle voci. Un terzo si sveglia, ero io?, e si trova a correre in via Dante a Milano. Quanti di noi, una volta o l’altra, non hanno sentito una mano gelida sulla nuca mentre erano soli in metropolitana? Cosa c’è dietro queste esperienze? Un puffo? Da solo? E come sarebbe arrivato alla nuca?Da parte mia, posso solo affermare con certezza, per la mia esperienza disneyana, che non poteva essere un puffo, difatti era Pippo che, quantunque, viaggiasse con me in metropolitana, non pagava mai il biglietto.
    E allora vuoi vedere che la massoneria di cui ai Puffi, che sottentra per Disney, è l’invisibilità che mi turba tanto? D’altronde, non possiamo non ricordare che molte logge massoniche siano a taglio basso, o parzialmente invisibile, in associazioni o club di beneficenza diretta ai bambini.

  • http://www.pa-mar.net pamar

    @Stefanelli:

    Scusa, quando scrivi ” ricorderete questo sito che, come un meme, propagò sin dal 2000″ intendi questo?
    http://digilander.libero.it/falcemar/opere/puffi/puffi1.htm

    Anche usando la Wayback Machine non si trova una versione precedente al 2002. Ce ne era un altro prima?

  • http://fumettologicamente.wordpress.com/ matteos

    Pamar: ebbene sì, proprio quello.
    Non conosco la data di nascita precisa, ma certamente a fine 2000 era già online (il Tg3 ha riprodotto la scansione di un articolo de LaNazione che lo conferma http://www.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-0bfd2289-1354-4322-9a14-d6609f51fa55.html).

  • franco1

    Per una banale questione anagrafica mi ricordo che i Puffi arrivarono in Italia nei primi anni ’60 su “Il corriere dei piccoli” e furono poi dimenticati fino a quando non rientrarono in TV. La mia domanda è la seguente: Non ci sono cose più serie di cui un giornalista dovrebbe occuparsi?

  • vsgaudio

    “Il corriere dei piccoli”, visto che è stato il traino dei puffi in Italia, quando lavoravo per i periodici Disney che allora erano in Mondadori, oltre che avere una redazione,anche grafica, fatta da giornalisti, aveva come direttore, non solo responsabile, la giornalista José Rinaldi Pellegrini. Il “giornalino” aveva un bilancio di tutto rispetto. Economicamente era una cosa abbastanza seria.

  • http://astruserie.blogspot.com astrosio

    ROTFL!

  • franco1

    Forse non mi sono spiegato bene (o non ho capito nulla dell’articolo), non discuto che “il giro economico” sia una cosa seria, ma mi pare che l’analisi di partenza (il libro francese) sia una boiata e di qui la mia domanda sul modo di occupare il proprio tempo da parte della stampa.
    Peraltro ricordo che i Puffi nacquero come comprimari in un’altra storia e solo successivamente si svilupparono come personaggi autonomi.

  • http://www.pa-mar.net pamar

    @franco1: corretto, come si vede anche qui: http://fr.wikipedia.org/wiki/Johan_et_Pirlouit (In Italiano a quanto pare erano tradotti come John e Solfami, una coppia cavaliere/scudiero ambientata in un medioevo con elementi fantastici).