Cosa dovremmo fare con Facebook?

Cosa dovremmo fare con Facebook? Una volta preso atto, magari con qualche anno di ritardo, dell’incapacità o anche solo dell’indisponibilità del network ad emendare alcuni suoi grossolani limiti architetturali, logica vorrebbe che l’unica decisione sensata da prendere sia smettere di usarlo. Spegnere il proprio profilo, cancellare tutto e ricominciare da qualche altra parte. Bello da dire ma quasi impossibile da fare se tutti gli altri, dopo la nostra teatrale abiura, resteranno lì.

Verrebbe in ogni caso da pensare qualcosa del genere leggendo l’ennesimo caso di censura idiota che la macchina ha applicato alla nostra ironia, raccontato da Fabio Chiusi sull’Espresso. Solo l’ultimo di una lunga lista di aneddoti dei quali, a questo punto, forse non varrà nemmeno la pena di discutere nei particolari, visto che sono sempre tutti uguali. Più interessante è chiedersi: cosa dobbiamo fare con Facebook? Come dovrebbe inventarsi questa enorme comunità di persone che ogni giorno accettano le regole di una maestra poco intelligente?

Io, per la verità, non sono la persona più adatta per provare a immaginarlo.
Sono stato lontano da Facebook da subito. Fin da quando molti anni fa mi accorsi che il sistema, al momento dell’iscrizione, imponeva la maiuscola per il nome-cognome. In vita mia in rete, senza mai nascondermi dietro uno pseudonimo, ho sempre scritto “massimo mantellini”: ora arrivavano questi tizi californiani che esigevano che sul loro network io fossi “Massimo Mantellini”. Non fu un buon inizio.

Ho tenuto sempre aperto il profilo per ragioni di mia curiosità ma non ci ho mai praticamente scritto niente dentro. Le cose che compaiono da quelle parti sono rimandi automatici dal mio blog o da Twitter, qualche foto da Instagram e poco altro. Ho accettato chiunque mi chiedesse l’amicizia (quasi, alcune procaci improbabili ragazze negli ultimi tempi le ho evitate per ovvie ragioni) e non ho mai chiesto l’amicizia a nessuno (tranne forse 3-4 casi); in pratica la mia pagina FB è da molti anni un luogo in cui vengono aggregate cose che io scrivo altrove ad uso di quanti preferiscono leggerle lì. Per molti anni non ho nemmeno letto i commenti, ora, devo dire, lo faccio con maggiore frequenza, così come ogni tanto condivido cose lette su FB che mi paiono degne di nota.

In altre parole Facebook fa parte della mia vita di rete abbastanza poco, da sempre: ovviamente non pretendo che per altri sia lo stesso e vedo benissimo che per molti dei miei contatti è un luogo di importanti scambi e relazioni. Però nel momento in cui Facebook decide cosa io posso guardare e cosa no, spesso in base a meccanismi assai discutibili e manipolabili, io almeno non mi sento tradito, perché FB non fa parte della mia vita di rete. Se domani il grande controllore di Menlo Park decidesse di chiudere il mio profilo per sue ragioni imperscrutabili, a me non interesserebbe granché. La mia idea di rete è differente. E spero che sia lo stesso per un numero di persone sempre maggiore.

Un caro saluto

mAssimO mANTelliNi

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