Google e La Grande Bellezza

Oggi ho visto il film di Paolo Sorrentino La Grande Bellezza. Ricordavo che quando è uscito al cinema quel film aveva scatenato grandi passioni ed altrettanto grandi stroncature. Così, visto che non sono nemmeno lontanamente un esperto, dopo averlo visto mi è venuta voglia di leggere qualche recensione.

Ho aperto Google e ora provo a raccontarvi le due ore che ho passato fra i suoi risultati.

Chiave di ricerca: “La grande bellezza” (loggato sul mio profilo google italiano).

La prima pagina dei risultati, quella più importante, dà molto valore al contenuto promozionale. C’è la voce Wikipedia, una pagina di Repubblica con i tag relativi al film, una pagina promozionale de La Stampa, un’altra simile di un sito cinematografico. Poi la pagina FB del film, la voce IMDb, la pagina promozionale della casa cinematografica. Chi non sa nulla del film leggerà la voce wikipedia, forse guarderà il trailer su YT, il resto è inutile.

La seconda pagina di risultati non è molto differente. C’è una prevalenza di una notizia marginale (un deficit di Google noto) che monopolizza la search. Sei risultati su 10 informano che il film di Sorrentino è nella shortlist dei 9 film candidati all’Oscar per il miglior film straniero. La stessa notizia ricorrerà decine di volte nelle pagine successive. Poi ci sono due link a siti dove si può acquistare il film, un’altra scheda film e infine, al 20° posto la prima recensione del film su un blog. Una recensione brevissima e trascurabile, poco linkata sui SN, postata su un blog sconosciuto. Google la indicizza per prima solo perché, banalmente, è una delle ultime pubblicate (il 23 dicembre). Quindi per Google, ancora una volta quello che è recente è buono, quello che viene prima meno. Una specie di suicidio intellettuale eletto ad algoritmo.

La terza pagina non è molto differente: molti risultati sulla barbosa notizia della shortlist per gli Oscar, Wikiquote, un paio di schede film, la pagina dell’editore che vende la sceneggiatura di Sorrentino, la pagina dei tag di Internazionale sul film. Un solo link ad un sito di cinema nel quale si possono leggere due recensioni al film.

Quindi nei primi 30 link proposti da Google non c’è quasi nulla di rilevante. Almeno per me.

Proseguiamo. La quarta pagina di risultati non è molto differente dalle due precedenti con la sola eccezione al link 46 che porta alle 3 recensioni del Guardian al film. È – mi pare – il primo link non in italiano. Così il primo link di valore (le recensioni sono ottime) che Google mi propone è verso un sito inglese. A parte questo mi propone altri link promozionali più o meno inutili, compreso quella alla sartoria napoletana che firma “l’eleganza senza tempo” del protagonista del film.

Nella V pagina ci sono le solite cose e un paio di link a siti web di cinema con le relative recensioni. Noto che le recensioni dei siti web di cinema (che devo dire non frequento abitualmente) si assomigliano tutte: per quanto mi riguarda nulla di particolarmente interessante.

Stessa cosa per la VI pagina di risultati, qualche link per acquistare il DVD, gli orari delle sale in cui lo trasmettono, la solita mille volte ripetuta notizia della shortlist per l’Oscar.

Il link numero 71 è verso un sito di streaming pirata del film. Non si tratta di una mia supposizione visto che il sito si chiama piratestreaming.tv. Provo per curiosità ad aprirlo ma il sito mi rimanda ad un altro nel quale mi propongono di installare un misterioso plugin (che però è un file eseguibile) che a sentir loro mi consentirà di vedere il film e insomma lascio perdere. Registro però che a pagina 7 Google indicizza il primo sito pirata per vedere La Grande Bellezza senza pagare. Gli altri sono link uguali a quelli della pagine precedenti, notizie inutili e qualche recensione molto tirata via su siti di critica cinematografica tutti uguali.

A pag 8 trovo una recensione meno banale delle altre (quella di Storie di cinema) e un link fotografico ai 10 luoghi della Roma del film. Una cosa piccola ma comunque interessante e diversa dalle altre.

A pag 9 leggo la recensione del film da un tumblr di uno studente di Scienze della Comunicazione e la recensione (molto SEO oriented) di Linkiesta dal titolo “La grande bellezza di Sorrentino è una boiata pazzesca”. Una recensione molto appuntita e per conto mio non per questo meno trascurabile.

A pag 10 trovo il secondo link ad un sito che si offre di mostrarmi o farmi scaricare il film gratis. Anche in questo caso i gestori del sito pensano che io sia completamente fesso e mi propongono di creare un account gratuito, lascio perdere.

A pag 11 Google mi propone un paio di recensioni (compresa quella sul Post di Filippo Facci) due link a siti che mi promettono di vedere il film gratis e la prima recensione che personalmente trovo di un qualche interesse. L’ha scritta Johnny Palomba sul suo blog. È il link numero 120 di quelli che Google mi offre.

A pag 12 finisce la mia ricerca: sepolta ad una simile profondità dei risultati di Google c’è la recensione che Nicola Lagioia (link 121) ha scritto per Minima e Moralia, un post con moltissimi commenti, link su Twitter e FB che evidentemente per qualche ragione Google non considera e, subito di seguito (link numero 122), la lunga e bellissima analisi sul film scritta da Daniela Brogi su un sito letterario che si chiama “Le parole e le cose”. Che è in fondo quello che cercavo.

Le conclusioni di questo lavoro di ricerca su La Grande Bellezza sono semplici. Google non funziona più come un tempo: il suo vecchio magico pagerank che estraeva dal cilindro le meraviglie del web, schivado con destrezza sciocchezze e stupidaggini, non sembra più in grado di filtrare alcunché.
I tempi cambiano, le mamme invecchiano, abbiamo bisogno di un nuovo motore.

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