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Il mio gastroenterologo

6 settembre 2012

A giorni alterni, da settimane, i quotidiani sono pieni di indiscrezioni sui nomi dei candidati alla direzione dell’Agenzia Digitale Italiana, nuovo organismo governativo che raggruppa per la prima volta ampi compiti di indirizzo e controllo sullo sviluppo tecnologico del Paese. Le notizie che circolano a riguardo dei criteri di selezione sono vaghe e deprimenti (si vocifera di bandi, controbandi, di cancelli di ingresso che appaiono e scompaiono senza una logica). In ogni caso la selezione in corso ha qualche punto di contatto con le modalità della recente nomina dei componenti dell’altrettanto importante Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, anch’essa avvenuta all’insegna di una triste consuetudine fatta di scarsa trasparenza, trame di palazzo e mercanteggiamenti vari.

Tuttavia, anche solo per non lasciarsi travolgere dalla depressione incombente, vale la pena sottolineare che, rispetto al passato, alcune cose sembrano essere leggermente cambiate: accanto a nomi usciti dalla usuale selezione italian style basata su investiture prevalentemente politiche molto poco attente alle competenze (nel precedente consiglio Agcom sedevano tra gli altri un gastroenterologo, un dirigente sanitario in pensione, un medico legale e un direttore marketing a decidere del futuro delle comunicazioni italiane) iniziano a far capolino candidature che mostrano una qualche nuova consistenza. Sembra essere ancora troppo presto per affermare che il criterio del merito e delle competenze trionferà eroicamente in una ventosa giornata di marzo ma è pur vero che per settimane, nella battaglia per le nomine Agcom, accanto a nomi di oscuri funzionari dello Stato come quello di Francesco Posteraro, uscito dal Cencelli PD-UDC, girava il nome di Stefano Quintarelli che, molto semplicemente, sui temi della rete e dello sviluppo tecnologico ha costruito negli anni la propria credibilità professionale, da solo, in autonomia, senza passare per le segreterie e gli uffici studi dei partiti. Per quanto attiene ai nomi che circolano in questi giorni per l’Agenzia Digitale è possibile individuare la medesima linea di demarcazione: da una parte i soliti candidati partoriti dal ventre oscuro del palazzo (l’ex braccio destro del Ministro Romani Roberto Sambuco, il presidente di Confindustia Digitale Stefano Parisi) dall’altro, tra quelli che più spesso ricorrono negli articoli di stampa – e abbiate pazienza ma sono amici che frequento, che stimo e con i quali ho lavorato – troviamo quelli di Salvo Mizzi e Paolo Barberis, persone che conoscono e vivono la rete ogni giorno.

“Dentro” o “fuori” la rete è oggi il tema fondamentale per stabilire nuove priorità nelle scelte e questo è un criterio che andrebbe considerato nelle settimane che mancano alla nomina dei vertici dell’Agenzia Digitale: mettere a capo di importanti agenzie governative che si occupano di Interner persone che vivono Internet certamente non risolve con un incantesimo la complessità dei temi sul tavolo ma indica un percorso fuori dal magma immobile nel quale siamo tutti invischiati. Ignorare i nomi nuovi, come quello di Salvo che da anni lavora per l’innovazione e gira l’Italia alla ricerca di nuovi giovani di talento in grado di cambiare il mondo o quello di Paolo, che ha gestito per oltre un decennio la più importante azienda Internet italiana, magari inventando bandi appositi che li escludano dalla gara per volontà superiore, è un modo come un altro per riaffermare una continuità. Quella del gastroenterologo messo dal partito a garante delle comunicazioni degli italiani o quello del rappresentante dell’industria multimediale selezionato per garantire le nostre prossime scelte di cittadini in materia di condivisione dei contenuti in rete.

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  • http://www.n3rdcore.it loffio

    Io non riuscirò mai e poi mai ad essere ottimista sull’agenda digitale italiana. Rimanendo sul tema della gastroenterologia, dopo aver mangiato piccante per anni, ormai lo stomaco brucia in maniera cronica.

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Stefano Parisi non e’ uno che viene dal ventre oscuro del palazzo: ha un’esperienza mica da ridere, avendo guidato per 6 anni una delle grandi aziende digitali piu’ innovative d’Italia.

  • John Doe

    Purtroppo è la solita storia. Siccome in italia i risultati della classe dirigente sono umilianti, diamo tutto in mano agli “esperti”. Qual’è la differenza tra quanto dice questo articolo e la ratio che ispira l’attuale governo?
    Un ambasciatore agli esteri, un ammiraglio alla difesa, un prefetto agli interni….

    La gente di cui parliamo va bene A FIANCO di chi fa le scelte, ma le scelte sono politiche e quelli sono buoni al massimo per fare i consulenti. La politica la devono fare i politici, sta a noi selezionarli e, nel caso, sostituirli. Poi magari queste persone, che non conosco, sono il meglio che ci sia, io qui contesto il principio.

  • riccardor

    @john doe: ma scusa, non siamo tutti politici quando facciamo politica?
    Cosa differenzia a tuo avviso un cosiddetto politico da un cosiddetto consulente?

  • jorel

    Ok. Mettiamo che il capo sia competente.
    E i sottocapi e via via a scendere?

  • John Doe

    @ riccardor: certo che lo siamo, come siamo tutti selezionatori della nazionale di calcio. Quando parlo di un politico io intendo qualcuno che provenga da una selezione politica e sopratutto che, di quello che fa, ne risponda politicamente. A scelte politiche responsabilità politiche, di fronte a chi in quel posto ti ha mandato.
    L’alternativa è quello che abbiamo ora, funzionari che non si sa da dove vengano e non rispondono a nessuno.
    Ricorda nulla la magistratura italiana? Fai un concorso e, diventato inamovibile e irresponsabile in forza di legge o di prassi, puoi chiudere la prima acciaieria d’europa o sputtanare le più alte cariche dello stato. Magari hanno ragione ma se, come spesso è successo, le sentenze diranno che non c’era nulla, a chi ne risponderanno? A nessuno come sempre, faranno carriera e diventeranno presidenti di sezione della corte di cassazione, come tutti i magistrati italiani.
    Questo è il modello che vorrei evitare.

  • cassandrawolf1962

    auguriamoci che l’Agenzia Digitale non si riempia degli stessi personaggi che hanno infestato il DIT e digitPA

  • charlie1935

    Eccoli i giornalisti “all’italiana”:

    ” e abbiate pazienza ma sono amici che frequento, che stimo e con i quali ho lavorato ”

    E pretendi competenza dagli altri?

    Lascia perdere, non parlarne, non fare un articolo se non puoi parlare obiettivamente “degli amici”.

    Sempre buoni a criticare, noi italiani, senza accorgerci che e’ la nostra stessa cultura il nostro limite.

    “Abbiate pazienza, sono amici”…. questa e’ la nostra cifra stilistica in Italia e nel mondo.

    Daje Mantelli’