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Il prezzo della diversità

14 agosto 2012

I giornali cattivi che odiano Beppe Grillo ed il Movimento 5 Stelle hanno scritto per una volta la verità. Lo ammette a denti stretti senza ammetterlo Giovanni Favia, consigliere regionale Emilia Romagna in un lungo panegirico su Facebook nel quale attacca nell’ordine

La Repubblica
I talk show nazionali
Vasco Errani
Il PD che comunica gratis
i 31 giornalisti della Regione Emilia Romagna,
i 40 consulenti
i “milioni” buttati dalla Regione Emilia Romagna in comunicazione

più un numero ampio di altri soggetti che alla fine mi sono annoiato a trascrivervi.

Getta la bombetta puzzolente Favia, confonde le idee a quelli che vogliono farsele confondere e nel fuggi fuggi generale ammette a voce bassa che lui, come tutti gli altri consiglieri regionali, da due anni la mattina alle 7 utilizzava i microfoni di una TV privata per raggiungere i propri elettori al modico prezzo (pagato da fondi regionali appositi) di 200 euro a comparsata.

Come sempre avviene in questo paese dove nessuno sa mai niente di niente, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Iacopino grida allo scandalo per l’orrendo mercimonio, invocando un rapido intervento dell’Ordine Regionale, Repubblica e altri si avventano con gusto sulla notizia visto che non c’è sintonia maggiore oggi nel mondo giornalistico italiano di quella dell’attaccare Grillo in tutti i luoghi e in tutti i laghi, mentre la questione principale rimane sostanzialmente inevasa.

E la questione principale è che il Movimento 5 Stelle dovrebbe stabilire quale sia il prezzo della diversità e se intende pagarlo oppure no. Oggi Giovanni Favia ha scritto su Facebook, ingenuamente, che la comunicazione detestabile, quella comprata, quella mimetica e convenzionale, quella giurassica e corrotta come il suo capo ripete da anni, è comunque utile alla causa. Più realista del re, a proposito del mito comunicativo che il suo Movimento ha raccontato per anni, scrive al punto 11 della sua accorata enciclica:

Purtroppo esiste il digital divide anche nella nostre regione. Internet è il nostro primo strumento ma ha ancora, oltre alle enormi potenzialità alcuni limiti (pensiamo ai comuni montani).

Ma come, ci hanno sfracassato i cosiddetti per anni sul potere salvifico della rete, sulle barriere partecipative ormai definitivamente infrante, sulle meraviglie della democrazia diretta con i cittadini illuminati che partecipano via Internet alle scelte dell’Amministrazione esprimendo il proprio punto di vista al ritmo di una chat, e oggi Favia ci dice che Internet ha enormi potenzialità ma anche alcuni limiti? Alcuni limiti? Ma non ce lo potevano dire prima? Limiti per superare i quali evidentemente vale la pena pagare silenziosamente una TV privata alle 7 del mattino per raggiungere i propri elettori negli sperduti comuni montani? Ma andiamo, su. E i mesh network, e le hyperlan, e il Wi-Max?

In attesa che la tecnologia renda il pianeta un luogo definitivamente liberato – è questione di minuti – il proclama della propria diversità richiede scampoli di eroismo, rinuncie dolorose ed analogiche (come non essere raggiunti via telefono da un ascoltatore di Vergato che poco dopo l’alba guarda 7Gold) ma cozza comunque, prima o poi, con quel margine di intelligenza e moderazione che al Movimento 5 Stelle è precluso dal massimalismo di Beppe Grillo e dalle stesse ragioni che ne hanno decretato il successo.

Riecheggia una sorta di “ma anche” veltroniano nel grillino che vuole Internet ma che non disdegna la TV cattiva, che predica trasparenza ma poi sorvola se l’emittente dimentica di annunciare che la comparsata a cui ha partecipato è comunicazione a pagamento coi soldi degli elettori, che fa la morale ad una classe politica morente per poi accettarne i medesimi automatismi da stanza di rianimazione.

Essere meglio degli altri è complicato: per i seminatori di tempesta dalle molte buone intenzioni lo è forse anche di più. E per uno scherzo del destino lo è anche per colpa (merito) di Internet.

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  • whiteyes

    Come non essere d’accordo; solo che in tutti i luoghi e in tutti i laghi, questa volta, c’è anche lei.

  • leguleio

    Al di là dell’aspetto “politico” della vicenda (le virgolette sono volute), non mi dispiacerebbe affatto che da questa vicenda scaturissero sanzioni dell’AgCom contro le emittenti che accettano denaro in cambio di ospitate ai dibattiti. Perché guardiamoci in faccia, questa è pubblicità occulta (e probabilmente anche un modo per pagare meno tasse). Nulla contro gli amministratori locali che si fanno promozione in tv, purché la cosa sia segnalata chiaramente.

  • metiu

    Davvero ho difficolta’ a capire il senso di questo articolo e come detto da WHITEYES anche lei Mantellini e’ definitivamente entrato nel club “tutti i luoghi tutti i laghi”.
    Io non sono un grillino ma davvero non capisco dove stia il problema, o meglio i problemi.
    1)L’autore utilizzando le parole “modico prezzo” e “fondi regionali appositi” pone l’accento, esprimendo chiaramente un forte giudizio, sul fatto che soldi pubblici vengano usati per fare campagna pubblicitaria. E allora? Ma scusi, se non e’ questo l’utilizzo quale diamine dovrebbe essere? Diamanti, cene, case in Canada o investimenti in Africa? I rimborsi elettorali sono dati esattamente per permettere ai partiti di raggiungere e mantenere il dialogo con i loro elettori.
    2)Ha pagato una tv per fare l’intervista. Di nuovo: e allora? Dove sta il problema? E’ una tv privata commerciale. Perche’ chi fa pubblicita’ ad un prodotto o servizio dovrebbe pagare, mentre chi fa pubblicita’ al proprio partito ed idee no? Dovrebbe scandalizzarsi quando sul servizio pubblico ci sono trasmissioni come quelle di Ferrara o i famosi editoriali del direttore del tg1, dove un giornalista di parte e senza contraddittorio ne spara di tutti i colori. Sulla tv pubblica sarebbe si uno scandalo se dovessero pagare per un’intervista ed e’ uno scandalo che ci sia un cda politicizzato.
    3)Non capisco inoltre dove stia il problema se i grillini vadano in tv. Anche se hanno utilizzato da sempre la rete e ne hanno cantato le lodi. Dove e’ il problema? perche’ dovrebbero essere cosi imbecilli da non apparire su un media che volente o nolente e’ l’unico utilizzato da una grossa fetta di popolazione? In virtu’ di cosa? E’ una semplice scelta tra un mezzo di comunicazione ed un altro. Lei lo vede come trasformismo ideologico. Maddeche’? Che ideologia sarebbe “io utilizzo solo internet”? Non lo e’, e’ semplicemente un mezzo e non c’e’ nessun eroismo a rinunciare ad un altro mezzo di comunicazione.
    Pare proprio che non vedesse l’ora di sparare anche lei su i grillini. Perche’?

  • leguleio

    Per metiu
     
    Provo a spiegarti il senso dell’articolo, o almeno di alcuni passaggi.
     
    2)Ha pagato una tv per fare l’intervista. Di nuovo: e allora? Dove sta il problema? E’ una tv privata commerciale. Perche’ chi fa pubblicita’ ad un prodotto o servizio dovrebbe pagare, mentre chi fa pubblicita’ al proprio partito ed idee no?
     
    La pubblicità ai partiti e candidati è giustamente regolamentata e sottoposta a limiti. Comparire in un talk show, o semplicemente in una lunga intervista da parte di un giornalista, non è pubblicità dichiarata come tale: è una roba da furbi, si chiama pubblicità occulta e potrebbe essere sanzionata dall’AgCom.
     
    Dovrebbe scandalizzarsi quando sul servizio pubblico ci sono trasmissioni come quelle di Ferrara
     
    Mantellini parlerà per sé. In generale, in Italia c’è gente che si scandalizza per l’uno e per l’altro, per motivi diversi. Del resto non c’è contraddizione: è un malcostume questo come quello.
     
    3)Non capisco inoltre dove stia il problema se i grillini vadano in tv.
     
    Non è un “problema” nel senso proprio del termine: è una questione di coerenza dell’immagine, e solo di quello. Non si può giocare a fare i diversi, quelli che non scendono a compromessi e in tv non ci vanno, e contemporaneamente accodarsi all’andazzo dei tanto odiati partiti della casta. O si fa una cosa, o si fa l’altra.

  • dylan

    Mantellini, si dice seminatori di vento, la tempesta si raccoglie.

  • massimomantellini

    @dylan i seminatori di tempesta sono i professionisti dei seminatori di vento

  • metiu

    @Leguleio
    Grazie per la tua risposta ma non mi trovi daccordo.

    Articolo 2 Legge 22 febbraio 2000, n. 28
    Comunicazione politica radiotelevisiva
    1. Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l’accesso all’informazione e alla comunicazione politica.
    2. S’intende per comunicazione politica radiotelevisiva ai fini della presente legge la diffusione sui mezzi radiotelevisivi di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche. Alla comunicazione politica si applicano le disposizioni dei commi successivi. Esse non si applicano alla diffusione di notizie nei programmi di informazione.
    3. E’ assicurata parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche.
    4. L’offerta di programmi di comunicazione politica radiotelevisiva è obbligatoria per le concessionarie radiofoniche nazionali e per le concessionarie televisive nazionali con obbligo di informazione che trasmettono in chiaro. La partecipazione ai programmi medesimi è in ogni caso gratuita.
    5. La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di seguito denominata “Commissione”, e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di seguito denominata “Autorità”, previa consultazione tra loro e ciascuna nell’ambito della propria competenza, stabiliscono le regole per l’applicazione della disciplina prevista dal presente articolo.
    Come vedi il comma 3 stabilisce par condicio. Punto. Non dice che deve essere gratuita.
    Lo dice invece il comma 4 con riferimento a radio e tv NAZIONALI. Non locali come quelle pagate dai consiglieri emiliani.
    Fintanto che venga rispettata la par condicio quindi l’Agcom non ha motivo di intervenire, a quanto si envince dalla norma, per pagamenti a tv locali.
    Ti risparmiamo i commenti sull’Agcom, sulla sua “autorita’”
    ed imparzialita’. Hai presente immagino come avvenga il processo delle nomine.
    Quanto alla coerenza: io credo che solo gli stolti siano coerenti quando incoerenza vuol dire migliorare la condizione propria e del prossimo e quando l’incoerenza non crei danno a nessuno. Questo vale tanto per le ideologie quanto per i mezzi atti a diffonderle.
    I populismi non mi sono mai piaciuti ed l’M5s ne e’ espressione “buona” diciamo. Era necessario (questo il PD non l’ha capito purtroppo) in un momento in cui al governo c’era il guru del populismo piu’ becero e alla fine ce lo hanno fatto sorbire per quasi vent’anni.
    Bisogna tuttavia riconoscere i meriti del M5s ovvero il fatto che abbia comunque destato gli animi di parecchie persone fra le quali alcune hanno trovato la forza, il supporto ed il coraggio di mettersi in gioco. Dilettenti allo sbaraglio, verissimo, ma e’ tuttavia positivo. Cosi’ come ha utilizzato il populismo per contrastare un populista dovra’ pure utilizzare i mezzi di comunicazione che usano tutti gli altri se vorra’ contrastarli e raggiungere coloro che internet non lo usano. E posto che stiamo parlando di “andare in tv” e non di commettere un crimine,non ci vedo proprio nulla di male. Quando quelli del M5s cominceranno a vedere la politica come fanno gli altri partiti, ovvero potere fine a se stesso, denaro, copertura di incarichi, favoritismi e malaffare, allora e solo allora la stampa potra’ tacciarli di incoerenza(quella cattiva).
    Per questo ritengo che le critiche rivolte al M5s dai mezzi di informazione perche’ “sono andati in tv” (sul fatto che abbiano pagato per andarci se ne puo’ discutere) siano insensate e dettate da secondi fini (su questo secondo punto lascio a Mantellini il beneficio del dubbio ovviamente).

  • splarz

    Non è vero che il M5S considera Internet l’unico mezzo, è vero invece che da sempre denuncia l’enorme digital divide. Non c’è contraddizione nell’andare in TV ed esaltare Internet, ce ne sarebbe invece nel denigrare la TV (come mezzo, s’intende) per usarla un secondo dopo: ma quello è Grillo, non Favia.

  • albertoz

    A me sembra, ti dirò, che quella che tu chiami “lungo panegirico” e “accorata enciclica” sia in realtà una spiegazione soddisfacente – e per nulla lunga – della questione.
    Non sono un elettore del M5S, ma so distinguere una pletora di giornalisti pronti a gridare “hanno perso la verginità, sono come tutti gli altri” quando ne vedo una.
    No, mi pare che proprio in queste cose non siano come gli altri.

  • splarz

    Ho letto il “panegirico” e ha ragione Albertoz. Dato che i toni di Favia mi sembrano più pacati di quelli veltroniani mi chiedo perchè continuare ad usare il verbo “attaccare” invece che “criticare”.