Il Post
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Vi defollowo tutti

30 maggio 2012

Serena Danna ha scritto un articolo breve e interessante sull’utilizzo di Twitter nella recente emergenza terremoto in Emilia. Lo condivido, mi è venuta però voglia di aggiungere alcuni elementi.

Il fastidio.

È una delle cose più difficili da gestire in casi del genere. Personalmente, nelle prime ore di una emergenza informativa vorrei che la rete non parlasse d’altro. Mi infastidiscono le pubblicità dei siti web (che infatti faticosamente stanno iniziando ad attrezzarsi), mi infastidiscono quelli che su Twitter continuano a parlare di Zeman, quelli che fra un messaggio d’aiuto e l’altro ci consigliano di seguire il loro imperdibile intervento social-qualcosa sul sito web dell’Eco di Cannuzzo. Quando succedono le tragedie io, su Twitter – fosse per me – defollowerei quasi tutti. Ed è sbagliato.

Del resto se entrate in un bar dopo una scossa forte come quella di ieri mattina, ritroverete riprodotta la medesima scala di interessi e solidarietà: accanto a quelli preoccupati e desiderosi di avere maggiori informazioni troverete ben rappresenta la schiera dei tantissimi per i quali una notizia è una notizia, nel senso che il suo interesse svanisce in un attimo, in tempo per ritornare ad occuparsi dei fatti propri. Defollowerei pure loro.

L’attivismo web.

Se c’è un momento sbagliato per prendere fiere posizioni su Internet, luogo per eccellenza a basso impatto di coinvolgimento personale, quello è quando accadono eventi tragici come quello di ieri. Si tratta di una forma molto umana di partecipazione da parte di chi desidera comunque far sentire la propria voce nell’esatto momento in cui gli eventi accadono. Due esempi al riguardo: la vasta platea di quanti hanno iniziato a gran voce a chiedere l’annullamento della parata del 2 giugno dietro l’hashtag #no2giugno, la discussione scatenata in rete dal post sul blog di Grillo (no il link non lo metto) che ridava voce, con imbarazzante puntualità, alle teorie controcorrente di un noto sismologo faidate. In entrambi i casi tempi e modi della discussione sono certamente sbagliati, scatenano diatribe e polemiche inutili, spostano il fuoco dell’attenzione verso direzioni che non lo meriterebbero. Antimilitaristi e feticisti delle scie chimiche avranno certamente ottime ragioni da esporre, ma non ora, per favore, domani magari, ma non ora. Invece il grande cono di attenzione indotto dalla tragedia è una tentazione per tutti.

Twitter.

Oh beh lasciatemelo dire, Twitter in casi del genere è fantastico.

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  • mastrox

    Internet non ha regole basi diverse dalla “vita reale”. Quando succedono fatti così gravi, è buona educazione osservare in silenzio se non si può dare concretamente una mano. Twitter non dovrebbe essere diverso, quando fatti così gravi sconvolgono la timeline, bisognerebbe essere così educati da non scrivere “sciocchezze”. Non è nemmeno questione di netiquette, è solo buon senso.

  • chip

    E’ solo questione di buon senso, ed è vero. Poi però occorre ricordare e so che passerò da ipocrita e superficiale che a baghdad ogni giorno muoiono una ventina di persone, che in Siria massacrano i bambini, e che eventi naturali devastano quasi ogni mese luoghi remoti del mondo. Allora chi è che decide quando occorre fermarsi? Chi decide una eventuale classifica dell’orrore? Perché io francamente i morti e il dramma di ieri lo equiparo a ciò che è successo in Siria o a quando c’è un terremoto in Pakistan.

  • cami

    concordo pienemante con Chip: chi decide? Dal momento che ormai siamo cittadini del mondo, in base a questa logica dovremmo essere sempre fermi.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Altro lungo post per dire: non ho ben capito come funziona Twitter.
    Il mezzo non è il messaggio. Il messaggio è il modo cui usiamo il mezzo.

  • brusacchi

    non condivido la stigmatizzazione dell’hastag #no2giugno o il post del sismologo faidate. Sono opinioni, più o meno condivisibili.
    In ogni caso impallidiscono se confrontate alle dichiarazioni di tutti quelli che stanno “sciacallando” in cerca di colpevoli, di imprenditori avidi e di norme sismiche (inesistenti) non rispettate.
    Le dichiarazioni di Fornero e co. impallidiranno di fronte al plotone di telegiornalisti che chiederà a qualche poveretto senza casa come si sente.
    L’insensibilità dei giornalisti scomparirà nel nulla quando, tra qualche anno, emergeranno gli scandali sui fondi per la ricostruzione.
    No, direi che l’hastag #no2giugno è il meno del male.

  • Pingback: Twitter, il #terremoto e quegli anelli mancanti « nicoblog

  • adureme76

    a me danno parecchio fastidio le pubblicità invasive che su qualsiasi pagina internet ti propinano, e soprattutto su alcuni filmati o report fotografici! Ad esempio sul post c’è quella di un sito di scommesse e quella dell’8 per mille ai cattolici.. lo dessero tutti e due (chiesa e agenzie di scommesse) il loro contributo monetario al terremoto…

  • alessandrosmerilli

    Ho appena assistito all’esibizione del sismologo di riferimento di Grillo (e Santoro) appunto da Santoro. E’ completamente e desolantemente scemo. Si accorda perfettamente con il defunto guru economico di Grillo, Auriti e con il suo sodale, il futurologo Casaleggio. Andiamo bene, proprio bene.

  • brusacchi

    anch’io ho visto il sismologo. Otelma sarebbe stato più preciso. Il massimo è stato Santoro che ha concluso con “dobbiamo stare attenti!”