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Con tante scuse, suo Francesco

30 aprile 2012

“Dentro Internet il problema che vedo è che c’è poco giornalismo. Il web viene utilizzato spesso per coltivare rancori, per lanciare schizzi di umore che spesso sono neri, diventano spesso i bloger, non tutti ovviamente, diventano dei parassiti dei giornalisti di carta, perchè fanno le pulci a quel titolo, questo ha fatto così eccetera, passano le loro giornate a censurare, criticare i giornali, quindi come se ci fosse nel bloger, anche fisicamente, di fatti poi a volte si somigliano, sono un po’ cupi e hanno questa idea del mondo che, insomma, trafficano con le parole, il giornalismo non è questo”

Il sublime cameo composto da Francesco Merlo durante il Festiva del Giornalismo di qualche giorno fa non avrebbe bisogno di commenti. Diffonderlo dovrebbe essere più che sufficiente ed è questo in fondo il senso di questo post. Ricopiare le parole pronunciate ci aiuta a definire prima l’educazione e, subito dopo, lo sguardo digitale del giornalista di carta Merlo. Merlo vede su Internet poco giornalismo e questo, per carità, è un punto di vista come un altro. Più interessante invece sottolineare la leggera codardia del “non tutti però”. I bloger (Merlo per qualche ragione pronuncia la parola inglese con una g sola) sono parassiti, non tutti però. Fisicamente si somigliano, non tutti però. Sono cupi e trafficano con le parole, non tutti però. Sarebbe utile che Merlo chiarisse esattamente, in una qualche sua futura esternazione pubblica, quanti sono i bloger che si somigliano fisicamente, perchè una simile intuizione imporrà di certo una revisione dei rapporti fra genotipo ed ambiente. E ancora, dove ha avuto modo di osservare i bloger cupi? Li ha studiati nel loro ambiente naturale? E come si muovono? Emettono versi strani? Si rotolano nel fango, vero?

A parte gli scherzi, la verità è che io mi sono sentito offeso dalle parole di questo signore. Sul serio. Non mi capitava da anni, pensavo anzi di non avere alcuna voglia di ritornare su simili questioni. Come scrive Leonardo è tutto così 2003. Invece, toh, strano il mondo, le parole di Francesco Merlo mi hanno offeso. Così ho deciso di scrivere questo breve post con un solo intento. Ci ho ripensato, non voglio alcuna spiegazione, non mi interessano eccezioni o altri patetici “non tutti però”. Voglio le scuse di Francesco Merlo. Semplicemente. Le voglio scritte sul web, da qualche parte, in quanto bloger che da un decennio, come migliaia di altri, traffica con le parole.

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  • plato

    anche il giornalismo vomita umori senza informazioni per “bagnare” i genitali di qualche lettore. le deformazioni proposte dal giornalismo vengono imitate dai bloger. tutto molto semplice. il cattivo esempio del giornalismo italiano produce cattivi bloger… sarei sorpreso del contrario

  • http://blog.terminologiaetc.it/ licia

    [scusate l'OT, risposta diretta unicamente a Iorek]

    In inglese blogger si scrive con due “g” ma si pronuncia con una sola, perché, a parte poche eccezioni, così succede quando l’ortografia prevede la doppia consonante (cfr. Gemination in English). Se blogger è descritta come parola inglese, la critica sulla pronuncia non mi sembra giustificata: per fare un esempio, sarebbe come se un inglese criticasse un altro inglese perché pronuncia la parola italiana azione raddoppiando la prima consonante (“azzione”), senza rendersi conto che in italiano la prima consonante è proprio geminata, /atˈtsjone/, nonostante l’ortografia.

    In conclusione, la pronuncia italiana di blogger è /ˈblɔgger/, quella inglese è /ˈblɒgə(r)/ (spero che i simboli IPA vengano visualizzati correttamente).

    [di nuovo, scusate l'OT]

  • wizardo

    di “blogher” ce ne sono tanti. e la stragrande maggioranza di questi è facilmente dimenticabile. di giornalisti cartacei pure ce ne sono assai. e la stragrande maggioranza di questi è alquanto scribacchina e se ne farebbe volentieri a meno. di merlo ce n’è uno. ed è superfluo spiegare perchè. certo, affannarsi nei propri mondi chiusi a volte può dare alla testa. e mantenere i piedi per terra è difficilissimo. ma esistono le eccellenze. e a volte queste giustamente soffrono della mediocrità che dilaga ovunque. internet compresa.

  • fausto57

    Francesco Merlo si riferisce agli unici “bloger” che conosce: quelli che parlano di lui. E, secondo me, a occhio, non ne devono parlare granché bene.
    Forse questo spiega come mai nel cameo del Merlo ci sia poco giornalismo, sembra scritto quasi per coltivare rancori, per lanciare schizzi di umore che spesso sono neri. Insomma un cameo da parassiti dei “bloger”, tanto per fare le pulci a qualcuno (ma non a tutti, neh!). Un cameo volto a censurare, criticare i “bloger”. Quasi che nei giornalisti della carta stampata, quale Merlo è, ci fosse, anche fisicamente, di fatti poi a volte si somigliano, sono un po’ cupi e hanno questa idea del mondo che, insomma, trafficano con le parole. Invece magari il giornalismo non è questo. E’ solo Merlo.

  • Pingback: Chissà se Francesco Merlo ce l’ha su coi bloger… « NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

  • Pingback: Ho molti amici blogger | Wittgenstein

  • piti

    Anni fa, quando Luca Sofri già faceva le pulci agli errori e alle leggerezze pubblicate sui giornali, su Wittgenstein, blog in cui non sono ammesso ai commenti, commise un errore. Capita a tutti, si capisce. Parlando di un film con Sandra Milo, lo indicò come “Adua e le altre”. Invece il titolo era “Adua e le compagne”.
    Gli scrissi una mail per segnalargli l’errore, utilizzando a tale scopo una battuta presa dal film The Commitments.
    In quel film, un ragazzo si confessava in chiesa dicendo di non cantare più gli inni sacri, ma “When a man loves a woman” di Marvin Gaye. Il sacerdote (invece di preoccuparsi della condotta del ragazzo), lo corregge e gli dice: “E’ di Percy Sledge, figliolo, quella canzone l’ha scritta Percy Sledge, ho il 78 giri”.
    Dunque, arrivo al dunque. Scrivo a Luca Sofri per correggere il titolo errato del film di cui parlava su Wittgenstein, e intitolo la mail, E’ Percy Sledge, figliolo.
    Lui mi rispose offesissimo, dato caratteriale che sospetto esorbitante nel Nostro. Che bastava indicare il suo refuso senza tante prese in giro e la rava e la fava.
    Bene, cosa voglio dire con questo lungo e minimale aneddoto?
    Che Merlo ha mille torti, perlopiù di supeficialità. Ma che la permalosità dei blogger, e soprattutto di colui che se ne dimostra offeso sul suo blog, di tanta accusa, non solo può essere vera, come per chiunque.
    Ma che tirata fuori da lui, da Sofri, sa tanto di quella storiella di di un bue, di un asino e di corna.