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Splinder e la biblioteca senza polvere

30 novembre 2011

La questione della prossima chiusura di Splinder, che per molti anni è stato uno dei più utilizzati servizi di blogging in Italia, solleva un paio di questioni non banali. La prima è quella della gratuità e continuità dei servizi web. La banda costa, l’hosting costa, i modelli di business non sono infallibili. Così oggi Dada sceglie di cancellare da Internet migliaia di pagine web e lo fa malamente, con scarso preavviso, tanto che le voci sulla presunta improvvisa chiusura del servizio si sono inseguite nelle ultime settimane senza grande chiarezza o conferme ufficiali. Alla fine Splinder ha deciso e, in questi giorni, ha iniziato a spedire mail ai propri sottoscrittori confermando la chiusura della piattaforma per il 31 gennaio prossimo e offrendo agli utenti alcune soluzioni per salvare e migrare altrove i propri contenuti.

Ma se la questione tecnica di chi aggiorna un blog su Splinder (secondo la proprietà ormai solo alcune migliaia di persone) ed ora si trova nella condizione di dover traslocare altrove (questione apparentemente semplice ma di fatto piuttosto complicata, per esempio la migrazione verso WP che è oggi la piattaforma più utilizzata sembrerebbe essere assai difficoltosa) è solo uno dei problemi in campo e nemmeno il più importante.

Il fatto è che le grandi piattaforme di pubblicazione in rete sono certamente proprietà di qualcuno che ne può disporre come crede (così come i testi lì contenuti restano di proprietà di chi li ha scritti) ma le parole che contengono sono anche, contemporaneamente, una sorta di patrimonio comune. Le pagine di Splinder sono parte della biblioteca della rete italiana, ne sono una delle molte fotografie, il fotogramma accurato e a fuoco di alcuni anni degli albori dell’editoria personale in rete. Dal momento in cui vengono messe on line sono anche – perché no – proprietà di chi quelle parole ha letto. Cancellare così vasti archivi, ovunque essi risiedano fisicamente, anche dopo aver fornito gli strumenti per un salvataggio in extremis, assomiglia ad un piccolo grande delitto.

E soprattutto nell’addio, siate brevi
Chi se ne va ha sempre torto.
Me ne vado.
(aprile 2003 – marzo 2008)

Il blog di Herzog è un blog letterario molto bello: è stato aggiornato l’ultima volta il 17 maggio 2008. Il suo autore lo ha amorevolmente curato per 5 anni, poi ha deciso di andarsene. Oggi, nell’avvicinarsi della chiusura di Splinder, qualche vecchio amico gli ha scritto chiedendogli di esportare quelle parole altrove. Probabilmente non se ne farà nulla, Herzog non vuole.

Dovessi dire quale è la funzione principale della rete Internet forse direi, prima di tutto, quella di grande archivio di parole. Poi è mille altre cose ma, intanto, per iniziare, è una biblioteca senza polvere, uno scaffale aperto ad un click di distanza da noi. Cancellare parti anche piccole di questo archivio, fuori dalla scelta di chi quelle parole ha scritto, semplicemente non dovrebbe essere possibile.

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10 commenti

  1. enigmista0 says:

    Tanto per dare una mano a chi deve importare (e anche perché non uso FF e non posso commentare il Beggi, passate parola)

    http://www.aioros.net/splinder-importer-2010/

  2. archeor says:

    È un articolo bello e malinconico, ma la realtà è diversa: non solo è possibile sempre salvare un contenuto dal web al proprio computer, ma inoltre è attivo da anni il progetto Internet Archive e la mitica WayBack Machine (http://www.archive.org/) che permettono di recuperare milioni di pagine web non più disponibili oggi.

  3. delfinof says:

    E aggiungerei che ci sono anche persone che hanno lasciato su splinder le loro ultime parole, in senso assoluto:
    http://bloghdad.splinder.com/

  4. stefko says:

    Grazie di queste belle parole. Davvero.
    @acheor: che ci sia l’archivio o no, il comportamento di Dada è stato quanto meno sbrigativo. Sembra non veda l’ora di togliersi un peso dalle spalle.

  5. Il problema è: come faccio a ‘ospitare’ gratis i blog delle persone? Quello è un problema e capisco la scelta compiuta da Dada.

  6. stefko says:

    @ilsensocritico: io non capisco come sia possibile che prima Dada abbia comprato un “gioiellino” di 5.5 milioni di euro e dopo 5 anni (durante i quali non ha fatto evolvere in nulla la piattaforma) si è accorta che non è capace di creare un modello di business basato sulla immensa quantità di dati che c’era dentro.

  7. johndoe says:

    Queste cose non hanno soluzione, anche se fosse stato a pagamento cosa cambiava? Io compro un hosting e, dopo qualche anno, il gestore chiude. Che fai, muori con lui? Ti sposti.
    Da 3 generazioni uno compra i libri alla libreria Croce a Roma, conosce tutti e si sente a casa, un giorno ci va e ops, la Croce ha chiuso.

    In fondo i due mesi (abbondanti) per migrare un blog sono un tempo più che congruo, il backup di un sito lo fai in mezzora. E se non ho capito male ti danno anche il redirect, per non danneggiare il tuo posizionamento.
    Capico che possa dispiacere ma parliamo di blog, al 99,9% sono deliri personali.
    Spostarsi non è ‘sta gran tragedia, dai….

  8. Pingback: Splinder e quella specie di default | CAPORALE REYES web-log

  9. aubrey says:

    Per adesso (ed è abbastanza significativo), la conservazione della memoria è lasciata ad iniziative private, e volontaria. IA cerca di salvare tutto sistematicamente (ed ha degli ovvi buchi), mentre progetti come Archive Team sono “a progetto”, e stanno già da ora tentando il salvataggio di Splinder: http://archiveteam.org/index.php?title=Splinder sarebbe molto bello che partecipasse qualcun altro (si tratta, in sostanza, di regalare un po’ di banda, tempo macchina e memoria del proprio hard disk).

  10. svalbard says:

    Se non ci pensa Splinder, spesso sono gli stessi blogger a fare piazza pulita dei loro blog… un momento di depressione, il commento sarcastico di un troll, un vago sospetto di stalking (se il blogger è una donna) e si azzera tutto. Certo, è casa propria e ognuno avrebbe diritto di farne quello che vuole, pure darle fuoco, ma a volte dispiace che cose pure belle ed interessanti di perdano nel nulla, senza alcun senso di responsabilità verso chi quelle cose magari le legge e contava di rileggerle. E non è che uno possa stare a salvare sempre tutto sul proprio computer.

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