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Qualche dubbio sul wifi pubblico

7 marzo 2011

Oggi il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha risposto a Stefano Pileri che, a nome di Confindustria, qualche tempo fa, aveva senza tanti giri di parole sottolineato gli aspetti di concorrenza sleale che le amministrazioni pubbliche metterebbero in atto offrendo ai cittadini servizi di accesso wifi gratuito a Internet. Come è noto, la Provincia di Roma è molto attiva in tal senso e da qualche tempo ha anche creato un pacchetto che consente a qualsiasi altra amministrazione italiana di partecipare alla creazione di una grande rete civica gratuita nazionale chiamata Free Italia Wifi. Oggi Zingaretti ha detto:

«Noi, come altri enti locali, diamo un servizio a tutta la comunità e non vogliamo sostituirci agli operatori privati, né fare concorrenza sul mercato. Portiamo il web libero, gratuito e accessibile a tutti nei luoghi pubblici, non nelle case private: è il principio dell’illuminazione pubblica o delle fontane nelle nostre città. E nel frattempo abbiamo aperto tavoli con gli operatori per semplificare le concessioni di permessi per gli scavi in tecnologie non invasive per la posa di fibra ottica, e siamo la Provincia più veloce nel concedere le strade per questi lavori»

Ottimo l’accenno al tavolo con gli operatori per la posa della fibra, mentre la restante parte del discorso di Zingaretti è secondo me molto discutibile. Anche gli operatori delle telecomunicazioni, ovviamente, forniscono servizi di accesso alla rete “nei luoghi pubblici” e li forniscono da molto prima di qualsiasi progetto di rete civica; diversamente dagli esempi fatti da Zingaretti non mi risulta che ci sia un mercato di illuminazione privata o di fontane private preesistente, nei confronti delle quali il Comune o la Provincia abbia deciso un giorno di mettersi in concorrenza con propria illuminazione e proprie fontane.

Che esista un effetto induttivo sulla richiesta di connessioni a pagamento guidato dalla offerta pubblica di wifi gratuito – come ha affermato poi Zingaretti – è possibile ma per nulla automatico; che la presenza di accessi comunali crei una attesa commerciale nei cittadini e che questa induca poi gli ISP ad ampliare verso tali zone (eventualmente non coperte) la propria offerta è anche questo effettivamente possibile, ma di nuovo, nella stragrande maggioranza dei casi (centri storici, aree turistiche ecc) l’offerta di wifi gratuito dei Comuni collide decisamente con le offerte commerciali delle compagnie telefoniche. E fa male Zingaretti a negarlo.

Detto questo. le compagnie telefoniche non sono una versione moderna dei monaci camaldolesi e ovviamente a loro possiamo imputare almeno una quota rilevante di molte note mancanze, dal perdurare del digital divide geografico al non aver investito un soldo, negli anni passati, nella copertura wifi dei centri abitati e di altri luoghi pubblici come stazioni, aeroporti ecc. Mentre in altri paesi, come ad esempio la Francia, in molte aree cittadine sono disponibili accessi wifi a pagamento degli operatori delle telecomunicazioni, in Italia una copertura del genere praticamente non esiste. Inoltre molti progetti di rete civica sono vecchi di un lustro, quando i costi dell’accesso alla rete in mobilità erano molto alti ed i servizi scadentissimi.

Un numero piuttosto ampio di esperienze internazionali negli anni passati ha mostrato come le reti cittadine wifi non sembrino essere la soluzione a nessuno dei tanti problemi che affliggono l’accesso alla rete. Ci sono ragioni tecniche (per esempio il segnale wifi con hotspot mediamente potenti difficilmente riesce a raggiungere luoghi chiusi) e di opportunità. Tra queste anche quella, ineludibile, di una oggettiva vistosa anomalia secondo la quale l’amministrazione fornisce gratuitamente a tutti, pagandolo con soldi pubblici, un servizio che altri soggetti, strettamente regolamentati dalla politica stessa, offrono a pagamento. Anche modelli intermedi immaginati negli Stati Uniti (come ad esempio un accesso comunale gratuito di base solo per i servizi essenziali come email e chat lasciando agli ISP l’upgrade verso servizi di qualità) non hanno a suo tempo funzionato. Il tema del diritto all’accesso per tutti i cittadini ovviamente resta ed è anzi ogni giorno più importante, così come resta intatta la necessità di armonizzare offerta privata ed intervento pubblico laddove i modelli commerciali mostrino la corda.

Sarebbe sufficiente che la politica iniziasse finalmente ad occuparsi di quello che non ha mai fatto in questi anni. Per esempio sostenere alfabetizzazione e offerta incentivando coperture e diritti là dove questi manchino, ma che si preoccupasse anche di rispettare le dinamiche del mercato. Nel frattempo non sarebbe male riuscire a sottrarsi a queste piccole demagogie tanto piene di aggettivi quanto vuote di sostanza. Quando la politica deciderà di fare seriamente la politica delle reti, il sacrosanto diritto dei cittadini ad accedere ad Internet verrà meglio garantito e forse si riuscirà perfino a risparmiare qualche euro pubblico, senza che i Comuni si improvvisino a fare un mestiere complicato che non è il loro, duplicando servizi e complicando aspettative.

  • matnet

    Per Maxvader, il modello di business è basato principalmente su due canali: la prima è l’infrastrutturazione per chiunque voglia offrire internet gratuitamente: edicole, alberghi, parrucchieri, bar, amministrazioni pubbliche, APT, supermercati, centri commerciali. Questi vogliono che la gente si possa connettere gratuitamente nei loro locali o negli spazi adiacenti. PEr questo sono disposti a pagare futur3 che li libera sia dei costi tecnologici sia di quelli legali (nonostante l’abrogazione del decreto pisanu tutti sono ancora responsabili per quello che succede sulla propria rete).
    Il secondo canale che rende possibili i cosi contenuti dell’offerta è dato dal fatto che durante la navigazione viene somministrata la pubblicita (in forma di una pagina che si carica autamenticamente l refresh in media 2 volte all’ora). Ovviamente coloro che hanno pagato l’infrstruttura hanno un acceso privilegiato ala pubblicità somministrata attraverso la rete.

    Il modello di business credo sarà presto copiato anche probabilmente da players grossi. A quel punto, con i privati che offrono internet gratis la P.A. farà bene a dedicare le risorse scarse agli asili nido ed altre cose su cui l’intervento pubblico rimarrà necessario.

  • maxvader

    @Wilson la rete cellulare negli Stati Uniti, così come la gestione in sé della telefonia mobile, è mille anni indietro rispetto a noi.
    Sono avanti per tutto il resto, sicuramente, ma per questo no, infatti molti loro operatori hanno veri e propri problemi di ricezione, cose che da noi sono ricordi del passato.
    Per fare un esempio basta guardare un film di pochi anni fa, avevano ancora gli etacs con l’antennona….

  • maxvader

    @matnet una buona idea per le attività commercialie, sicuro, e anche per i piccoli comuni. Per quelli grossi forse diventa questione di paragonare i costi, visto che di sicuro hanno una capacità tecnologica interna diversa…
    Grazie della spiega :-)

  • Wilson

    Che le infrastrutture USA siano deboli è noto, ma per ora intenet in mobilità non è efficiente neppure in Italia, per quel che ne so si potranno avere miglioramenti solo con WiMAX o col wifi diffuso, comunque porto un esempio da uno dei principali operatori (il primo che ho trovato, non so se è melgio o peggio degli altri, immagino comunque simile): <>

    Fonte: http://www.areaaziende.vodafone.it/190/trilogy/jsp/programView.do?contentKey=1896&pageTypeId=9610&channelId=-8671&programId=12545&tk=9610%2Cc&ty_skip_md=true&ty_key=az_trasmiss_dati_via_gprs

  • lozio

    C’era l’acqua, e solo dopo sono arrivate le bottiglie. L’iniziativa privata ha investito in bottiglie partendo da una consolidata situazione di fontane. Qui si ipotizza il contrario. Le telco hanno investito partendo da un presupposto, e le amministrazioni pubbliche modificherebbero quel presupposto. Ci sta che siano contrarie, e con molte ragioni.

    Ma la questione probabilmente è un’altra.

    Tocca capire se è “giusto” che internet ci sia per tutti e dappertutto.

    Se è così, allora è giusto che sia a carico del pubblico, e all’iniziativa privata casomai dovrebbe spettare la gestione di servizi aggiuntivi (più velocità, la tv, che ne so). Le statali sono gratis, le autostrade le paghi.

    Estremizzando il concetto, il “problema” della svalutazione del mercato per i privati è lo stesso che potrebbero aver avuto le cliniche private quando si è introdotta l’assistenza sanitaria nazionale. Se è giusto garantire la salute a tutti, è un male necessario svalutare il mercato delle cliniche private. Se è giusto garantire a tutti l’accesso alla rete, è un male necessario svalutare il mercato delle telco.

  • maxvader

    @wilson parlo per esperienza diretta e un uso in “navigazione” di internet mobile tramite smartphone è fattibilissimo, inoltre i limiti di traffico negli abbonamenti sono praticamente irraggiungibili se non si fa file sharing.
    Vien da sé che non è il metodo più adatto per scaricare grandi moli di dati.
    Ma si parlava di hotspot wifi in luoghi pubblici e li vedo come mezzi per la navigazione casuale e non per lo scaricamento “potente”.
    Io per posta, facebook, navigatore, web e altro uso lo smartphone anche quando sono sotto all’antenna di un hotspot, faccio prima e spendo meno batteria…

  • pad79

    Le aziende di telecomunicazione non investono in infrastrutture (la mancanza di copertura ADSL in amplissime zone d’italia ne è testimonianza) aspettando i contributi statali (che quando vanno direttamente a loro sono ben accetti), fanno cartello sulle tariffe UMTS, e poi si lamentano se le PA offrono il wifi gratuito in piazze ed edifici pubblici asserendo che ledono la concorrenza.
    in fondo non siamo altro che mucche da mungere

  • raggio

    Non sapevo che l’autore di questo articolo fosse collegato a telecom.
    Continuo comunque a non capire cosa c’è che non va bene in un’iniziativa del genere.
    Offrire ai cittadini una connessione web cos’ha di negativo?

  • matteomagnani

    RT @RAGGIO Non ho capito bene questo post mentre mi pare chiaro l’esempio di Zingaretti. Dicendo: “è il principio dell’illuminazione pubblica o delle fontane nelle nostre città” mi pare chiaro. Le fontanelle pubbliche a Roma ci sono e puoi bere l’acqua per strada eppure c’è chi preferisce la bottiglietta per bere. Alle fontanelle c’è chi beve un sorso, chi fa la scorta, chi ci lava la macchina eppure le aziende private che vendono acqua lavorano ugualmente.

  • emaskew

    Le Telco italiane ultimamente hanno la spiacevole abitudine di fare dichiarazioni… Imbarazzanti!
    Sostenere che il wifi gratuito pubblico sia concorrenza sleale, quando non è capillarmente diffuso e portato in nelle case di tutti, ma si tratta di accesso sporadico da piazze e parchi… Ridicoli!

    Ma d’altronde parliamo delle stesse Telco che vorrebbero far pagare a Google, Facebook e simili gli investimenti per le reti di nuova generazione…

    http://emaskew.blogspot.com/2011/04/ngnlavidita-delle-telco-italiane.html