Il wi-fi libero è una presa in giro

Non c’è molto da eccitarsi. L’intenzione del Ministro Maroni di non rinnovare l’obbligo di autenticazione alle reti wifi meglio noto come Decreto Pisanu è nella migliore dele ipotesi una non notizia, nella peggiore una presa in giro.

Eppure i giornali ed i siti web sono pieni di grandi entusiasmi al riguardo, prese di posizione davvero difficili da comprendere. Il Ministro, del resto, ha già tranquillizzato tutti. A far data dal 1 gennaio 2011 l’Italia non intende adeguare la propria normativa a quella di tutti gli altri paesi occidentali dove l’accesso alle reti wireless non è in alcun modo regolamentato: semplicemente nel frattempo saranno approntati nuovi sistemi di autenticazione, forse solo meno invasivi delle cospicue norme borboniche previste dal decreto Pisanu.

Io sono stanco di elencare le moltissime ragioni per cui la registrazione italiana al wifi è una scemenza tecnologica e culturale. Sono cinque anni che lo faccio e francamente mi è venuto a noia. Valga al riguardo il riassunto completo che Alessandro Bottoni ha compilato sul suo blog delle molte ragioni per cui si tratta di un provvedimento anche tecnicamente inutile. Per il resto il paradosso di una inedita normativa nazionale, figlia degli attentati alla metropolitana di Londra del 2005, che sfoga la paranoia di controllo, non in una Gran Bretagna ferita (dove gli accessi alle reti wireless continuarono ad essere liberi, come in Usa, in Francia o in Germania) ma in Italia, sarebbe argomento già da solo convincente a bollare tale iniziativa come improbabile.

Così come sono curiose le motivazioni addotte per giustificare questo repentino e finto cambio di orizzonte. “Le restrizioni introdotte cinque anni fa sono state superate dall’evoluzione tecnologica” ha dichiarato Maroni. Il Ministro sbaglia. Non c’è stata alcuna evoluzione tecnologica al riguardo negli ultimi 5 anni, quello che il governo si propone di fare è semplicemente ridurre la complessità dei meccanismi di registrazione e gli obblighi demenziali di registri, autorizzazioni e fotocopie che la norma impone oggi ai fornitori di servizi wireless, magari utilizzando l’autenticazione via SIM come già avviene in molte reti wireless cittadine.

L’impatto di simili cambiamenti sarà alla fine modesto e la sostanziale povertà culturale che animò il decreto Pisanu cinque anni fa verrà orgogliosamente salvaguardata anche oggi e potrebbe essere così riassunta: l’Italia resta l’unico paese dove le ansie di controllo sulla rete Internet complicano la vita ai cittadini ed alle aziende oltre ogni ragionevole necessità. Esiste una burocrazia digitale becera ed inutile esattamente come quella cartacea, questa è forse l’unica novità rilevante che vale la pena sottolineare. Nulla di cui andare particolarmente fieri.

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