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	<title>Commenti per Marco Simoni</title>
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	<description>È economista e politologo, insegna alla London School of Economics; è esperto di capitalismo comparato e relazioni industriali e fa l&#039;editorialista per l&#039;Unità</description>
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		<title>Commenti su Perché in Italia c&#8217;è la precarietà? di plato</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2012/02/14/perche-in-italia-ce-la-precarieta/comment-page-1/#comment-726</link>
		<dc:creator>plato</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 01:39:52 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;è possibile che il dibattito sulla precarietà e sulle soluzioni possibili diventi.. precario&quot;
-
sfott1 pure i precari... in francia alcune aziende licenziano con la scusa della crisi, ma è una balla; queste aziende fatturano più degli altri anni, non sono in crisi, eppure licenziano per diminuire i costi (di produzione immagino)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;è possibile che il dibattito sulla precarietà e sulle soluzioni possibili diventi.. precario&#8221;<br />
-<br />
sfott1 pure i precari&#8230; in francia alcune aziende licenziano con la scusa della crisi, ma è una balla; queste aziende fatturano più degli altri anni, non sono in crisi, eppure licenziano per diminuire i costi (di produzione immagino)</p>
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		<title>Commenti su Perché in Italia c&#8217;è la precarietà? di ro55ma</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2012/02/14/perche-in-italia-ce-la-precarieta/comment-page-1/#comment-724</link>
		<dc:creator>ro55ma</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 13:16:10 +0000</pubDate>
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		<description>Vista l&#039;ultima uscita di Landini sulla FIOM di lottaedilotta, benedetta da Susanna Camusso della CGIL &quot;che non fa compromessi&quot;, è possibile che il dibattito sulla precarietà e sulle soluzioni possibili diventi.. precario.
Adesso si vedrà chi fà tana e per chi;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vista l&#8217;ultima uscita di Landini sulla FIOM di lottaedilotta, benedetta da Susanna Camusso della CGIL &#8220;che non fa compromessi&#8221;, è possibile che il dibattito sulla precarietà e sulle soluzioni possibili diventi.. precario.<br />
Adesso si vedrà chi fà tana e per chi;-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Perché in Italia c&#8217;è la precarietà? di ro55ma</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2012/02/14/perche-in-italia-ce-la-precarieta/comment-page-1/#comment-722</link>
		<dc:creator>ro55ma</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 11:39:49 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa Simoni, ma perchè dopo l&#039;accenno alle realtà tedesche, francesi ed inglesi, che potrebbero contribuire a fare un po&#039; di chiarezza nel &quot;confuso&quot; dibattito italiano sulla precarietà, restringi il campo alle cause e criticità del nostro sistema e rinunci a qualche confronto ulteriore?
Oltre alla stranezza della proporzione inversa fra disagi reali inferiori (per numero di soggetti coinvolti sia in assoluto che in percentuale sugli occupati) e disastri sociali denunciati - in Italia - forse ci sono anche altri specificità nazionali interessanti, &quot;che fanno la differenza&quot;.
1) in Italia, la possibilità tedesca, inglese o francese di pagare bassi salari per lavori a profilo professionale &quot;di base&quot;, tolto l&#039;apprendistato (comunque &quot;strapagato&quot; rispetto agli altri Paesi) non esiste: tutto a minimi contrattuali nazionali (gli stessi del popolo dei garantiti a tempo indeterminato);
2) gli interinali (manodopera gestita da agenzie di intermediazione) hanno comunque salari medi ma il loro vero problema è che, con la crisi, sono stati i primi a saltare; prima della crisi 2008-2009 c&#039;era solo una piccola parte di protesta, gestita quasi sempre da chi rappresenta i garantiti e rivolta solo a contrastare il trasferimento agli interinali di posti lavoro dei garantiti (e non a tutelare i i precari..).
Il cuneo fiscale che massacra il (costo del) lavoro italiano è, in buona parte, ascrivibile proprio al fatto che non c&#039;è modo di sottrarre (legalmente, perchè il lavoro nero, prolifera alla grande invece), una parte di posti di lavoro alla griglia contrattuale (di 150 CCNL, ecc. ecc.) e quindi fioriscono gli stratagemmi e le sporcaccionate imprenditoriali di tutti i tipi, dal ti pago 1000 ma mi ridai 300 alle lettere di licenziamento prefirmate, ecc.
Discutere sulla precarietà è porre male il problema: sono le attuali condizioni del mercato del lavoro e i paletti anni settanta che non consentono di modificare, adattare, sviluppare, nulla che non coincida con le attuali forme di rappresentanza datoriale e dei lavoratori. Si deve avere il coraggio di scoprire il velo di ipocrisia che nasconde - agli occhi delgi italiani - le soluzioni che funzionano in altri Paesi e che definiscono altri modelli di welfare e di sindacato.
Non sto dicendo che dovremmo buttare tutto il nostro modello nel cestino ma smettere di pensare di avere solo noi il problema e solo noi, ovviamente, la soluzione giusta.
Tutti gli altri sindacati (e partiti di sinistra, ecc.) sono forse meno imbecilli (o venduti, ecc.) di quanto ci piaccia pensare in casa nostra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Simoni, ma perchè dopo l&#8217;accenno alle realtà tedesche, francesi ed inglesi, che potrebbero contribuire a fare un po&#8217; di chiarezza nel &#8220;confuso&#8221; dibattito italiano sulla precarietà, restringi il campo alle cause e criticità del nostro sistema e rinunci a qualche confronto ulteriore?<br />
Oltre alla stranezza della proporzione inversa fra disagi reali inferiori (per numero di soggetti coinvolti sia in assoluto che in percentuale sugli occupati) e disastri sociali denunciati &#8211; in Italia &#8211; forse ci sono anche altri specificità nazionali interessanti, &#8220;che fanno la differenza&#8221;.<br />
1) in Italia, la possibilità tedesca, inglese o francese di pagare bassi salari per lavori a profilo professionale &#8220;di base&#8221;, tolto l&#8217;apprendistato (comunque &#8220;strapagato&#8221; rispetto agli altri Paesi) non esiste: tutto a minimi contrattuali nazionali (gli stessi del popolo dei garantiti a tempo indeterminato);<br />
2) gli interinali (manodopera gestita da agenzie di intermediazione) hanno comunque salari medi ma il loro vero problema è che, con la crisi, sono stati i primi a saltare; prima della crisi 2008-2009 c&#8217;era solo una piccola parte di protesta, gestita quasi sempre da chi rappresenta i garantiti e rivolta solo a contrastare il trasferimento agli interinali di posti lavoro dei garantiti (e non a tutelare i i precari..).<br />
Il cuneo fiscale che massacra il (costo del) lavoro italiano è, in buona parte, ascrivibile proprio al fatto che non c&#8217;è modo di sottrarre (legalmente, perchè il lavoro nero, prolifera alla grande invece), una parte di posti di lavoro alla griglia contrattuale (di 150 CCNL, ecc. ecc.) e quindi fioriscono gli stratagemmi e le sporcaccionate imprenditoriali di tutti i tipi, dal ti pago 1000 ma mi ridai 300 alle lettere di licenziamento prefirmate, ecc.<br />
Discutere sulla precarietà è porre male il problema: sono le attuali condizioni del mercato del lavoro e i paletti anni settanta che non consentono di modificare, adattare, sviluppare, nulla che non coincida con le attuali forme di rappresentanza datoriale e dei lavoratori. Si deve avere il coraggio di scoprire il velo di ipocrisia che nasconde &#8211; agli occhi delgi italiani &#8211; le soluzioni che funzionano in altri Paesi e che definiscono altri modelli di welfare e di sindacato.<br />
Non sto dicendo che dovremmo buttare tutto il nostro modello nel cestino ma smettere di pensare di avere solo noi il problema e solo noi, ovviamente, la soluzione giusta.<br />
Tutti gli altri sindacati (e partiti di sinistra, ecc.) sono forse meno imbecilli (o venduti, ecc.) di quanto ci piaccia pensare in casa nostra.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Perché in Italia c&#8217;è la precarietà? di sombrero</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2012/02/14/perche-in-italia-ce-la-precarieta/comment-page-1/#comment-720</link>
		<dc:creator>sombrero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 11:33:57 +0000</pubDate>
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		<description>Lei la sa sicuramente (nonché ovviamente) più lunga di me, ma provo a darle una spiegazione dal basso.
Secondo me, oltre a quelli che cita, c&#039;è un altro motivo, legato a una certa forma di &quot;cialtroneria&quot; (la prego di tenere presenti le virgolette) simmetrica e molto italiana: quella del datore di lavoro e quella del lavoratore.
La prima riguarda la concezione padronale e paternalistica di stampo ottocentesco tipica di tanti imprenditori nostrani, che di solito preferiscono la mansuetudine e l&#039;economicità alla preparazione facendo emergere in modo drammatico la dicotomia insanabile tra bassa professionalità/bassa retribuzione e alta professionalità/alta retribuzione. In altre parole: il datore di lavoro &quot;medio&quot; tra uno che sa fare così così e può essere pagato poco e uno che sa fare molto bene e deve essere pagato tanto, molto spesso sceglie il primo. Della qualità finale chi se ne frega, tanto la gente non capisce niente e alla fine, in qualche modo, si aggiusta tutto. Mettiamo una tettona mezza nuda nello spot e buonanotte.
La seconda riguarda la formazione del lavoratore &quot;medio&quot; che in Italia pare poco mirata a settori specifici. Insomma è molto facile trovare uno che sappia fare un po&#039; di tutto alla meno peggio piuttosto che uno veramente bravo in un solo e specifico settore.
Verrebbe da dire che questo secondo aspetto discende in eguale misura sia dal primo che dal modello formativo italiano, anch&#039;esso probabilmente arretrato.
Mi sbaglio? Non è una domanda retorica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lei la sa sicuramente (nonché ovviamente) più lunga di me, ma provo a darle una spiegazione dal basso.<br />
Secondo me, oltre a quelli che cita, c&#8217;è un altro motivo, legato a una certa forma di &#8220;cialtroneria&#8221; (la prego di tenere presenti le virgolette) simmetrica e molto italiana: quella del datore di lavoro e quella del lavoratore.<br />
La prima riguarda la concezione padronale e paternalistica di stampo ottocentesco tipica di tanti imprenditori nostrani, che di solito preferiscono la mansuetudine e l&#8217;economicità alla preparazione facendo emergere in modo drammatico la dicotomia insanabile tra bassa professionalità/bassa retribuzione e alta professionalità/alta retribuzione. In altre parole: il datore di lavoro &#8220;medio&#8221; tra uno che sa fare così così e può essere pagato poco e uno che sa fare molto bene e deve essere pagato tanto, molto spesso sceglie il primo. Della qualità finale chi se ne frega, tanto la gente non capisce niente e alla fine, in qualche modo, si aggiusta tutto. Mettiamo una tettona mezza nuda nello spot e buonanotte.<br />
La seconda riguarda la formazione del lavoratore &#8220;medio&#8221; che in Italia pare poco mirata a settori specifici. Insomma è molto facile trovare uno che sappia fare un po&#8217; di tutto alla meno peggio piuttosto che uno veramente bravo in un solo e specifico settore.<br />
Verrebbe da dire che questo secondo aspetto discende in eguale misura sia dal primo che dal modello formativo italiano, anch&#8217;esso probabilmente arretrato.<br />
Mi sbaglio? Non è una domanda retorica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Luttazzi, bastava dirlo di 6 &#171; ioguido</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2010/06/10/luttazzi-bastava-dirlo/comment-page-12/#comment-719</link>
		<dc:creator>6 &#171; ioguido</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:17:39 +0000</pubDate>
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		<description>[...] una volta, alla Grande Notte&#8230;). Comunque perchè la leggenda diventi storia, linko: Roberto , Marco e Francesca&#8230; e [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] una volta, alla Grande Notte&#8230;). Comunque perchè la leggenda diventi storia, linko: Roberto , Marco e Francesca&#8230; e [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Riforme modernizzatrici nel solco dell&#8217;identità di francescofinucci</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2011/12/10/riforme-modernizzatrici-nel-solco-dellidentita/comment-page-1/#comment-718</link>
		<dc:creator>francescofinucci</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 22:33:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/marcosimoni/?p=329#comment-718</guid>
		<description>Ha centrato il problema. La questione non riguarda questo o quel settore, il problema riguarda il modo stesso di fare know-how e ricerca in Italia. Se si guarda a questo aspetto, credo sia indicativo che tra i paesi in cui la spesa pubblica per l&#039;istruzione è più bassa sono proprio alcuni tra i paesi in cui il rischio default è stato più grave (Italia e Spagna) o è stato evitato con in vero e proprio atto d&#039;imperio (Grecia). L&#039;aspetto pubblico della formazione, oltre a quello all&#039;interno delle aziende (al quale lei probabilmente si riferiva), credo sia fondamentale. Lei giustamente cita i monopoli, la mancata privatizzazione, ma la stessa crisi del debito italiano appena attraversata (e non per forza da considerare finita) mette in evidenza, oltre a queste criticità, anche un ruolo cruciale dell&#039;aspetto più umano dell&#039;economia. Le problematiche che riguardano l&#039;Italia (interessi di lobby, incapacità cronica di gestire i monopoli di stato, mancate privatizzazioni) si inseriscono in un contesto culturale semi-feudale, dove il clientelarismo si impone come norma delle relazioni tra poteri. Una soluzione economica, in tal senso, non può bastare, anche se improntata ad una nuova via verso la crescita, diversa dallo sfruttamento schiavistico della Cina, ma anche dal modello tedesco.
E&#039; questo l&#039;apporto che più delle conciliazioni improponibili può dare Monti: una normalizzazione, almeno in campo politico. L&#039;idea che il parlamento non sia un ring, e che il giornalismo non sia una nuova forma di servizio di vassallaggio.
Il rischio è che, per l&#039;ennesima volta nella nostra storia, ci si ritrovi a dimostrare la caratteristica dell&#039;italiano che Monicelli ha descritto alla perfezione: La necessità di lasciare che qualcuno pensi per noi. Monti non è il messia, il cambiamento DEVE essere culturale, prima che economico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ha centrato il problema. La questione non riguarda questo o quel settore, il problema riguarda il modo stesso di fare know-how e ricerca in Italia. Se si guarda a questo aspetto, credo sia indicativo che tra i paesi in cui la spesa pubblica per l&#8217;istruzione è più bassa sono proprio alcuni tra i paesi in cui il rischio default è stato più grave (Italia e Spagna) o è stato evitato con in vero e proprio atto d&#8217;imperio (Grecia). L&#8217;aspetto pubblico della formazione, oltre a quello all&#8217;interno delle aziende (al quale lei probabilmente si riferiva), credo sia fondamentale. Lei giustamente cita i monopoli, la mancata privatizzazione, ma la stessa crisi del debito italiano appena attraversata (e non per forza da considerare finita) mette in evidenza, oltre a queste criticità, anche un ruolo cruciale dell&#8217;aspetto più umano dell&#8217;economia. Le problematiche che riguardano l&#8217;Italia (interessi di lobby, incapacità cronica di gestire i monopoli di stato, mancate privatizzazioni) si inseriscono in un contesto culturale semi-feudale, dove il clientelarismo si impone come norma delle relazioni tra poteri. Una soluzione economica, in tal senso, non può bastare, anche se improntata ad una nuova via verso la crescita, diversa dallo sfruttamento schiavistico della Cina, ma anche dal modello tedesco.<br />
E&#8217; questo l&#8217;apporto che più delle conciliazioni improponibili può dare Monti: una normalizzazione, almeno in campo politico. L&#8217;idea che il parlamento non sia un ring, e che il giornalismo non sia una nuova forma di servizio di vassallaggio.<br />
Il rischio è che, per l&#8217;ennesima volta nella nostra storia, ci si ritrovi a dimostrare la caratteristica dell&#8217;italiano che Monicelli ha descritto alla perfezione: La necessità di lasciare che qualcuno pensi per noi. Monti non è il messia, il cambiamento DEVE essere culturale, prima che economico.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lasciate stare i precari di La Scatola dei Sorci &#187; Blog Archive &#187; L’articolo 18, parlandone seriamente</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2011/10/27/lasciate-stare-i-precari/comment-page-4/#comment-717</link>
		<dc:creator>La Scatola dei Sorci &#187; Blog Archive &#187; L’articolo 18, parlandone seriamente</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 12:12:42 +0000</pubDate>
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		<description>[...] precari. Non è una tesi, non è un’opinione: è – già – successo. Lo sappiamo per certo, lo raccontava qualche tempo fa Marco Simoni. Il governo Prodi nel 2008 decise di cambiare una riforma precedente e consentire ad alcune coorti [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] precari. Non è una tesi, non è un’opinione: è – già – successo. Lo sappiamo per certo, lo raccontava qualche tempo fa Marco Simoni. Il governo Prodi nel 2008 decise di cambiare una riforma precedente e consentire ad alcune coorti [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lasciate stare i precari di L&#8217;articolo 18, parlandone seriamente</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2011/10/27/lasciate-stare-i-precari/comment-page-4/#comment-716</link>
		<dc:creator>L&#8217;articolo 18, parlandone seriamente</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 05:34:26 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Non è una tesi, non è un&#8217;opinione: è &#8211; già &#8211; successo. Lo sappiamo per certo, lo raccontava qualche tempo fa Marco Simoni. Il governo Prodi nel 2008 decise di cambiare una riforma precedente e consentire ad alcune coorti [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Non è una tesi, non è un&#8217;opinione: è &#8211; già &#8211; successo. Lo sappiamo per certo, lo raccontava qualche tempo fa Marco Simoni. Il governo Prodi nel 2008 decise di cambiare una riforma precedente e consentire ad alcune coorti [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Tre cose sul nuovo governo di stefaimg</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2011/11/22/il-nuovo-governo/comment-page-2/#comment-714</link>
		<dc:creator>stefaimg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 13:52:37 +0000</pubDate>
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		<description>Ma... in fin dei conti questo governo attuerà tutti quei provvedimenti che nessun governo &quot;politico&quot; avrebbe abuto il coraggio di approvare. Non sono molto fiducioso ma sono sufficientemente realista per capire che difficilmente un governo politico avrebbe introdotto misure pesanti per le tasche degli italiani a meno di 2 anni dalle prossime elezioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma&#8230; in fin dei conti questo governo attuerà tutti quei provvedimenti che nessun governo &#8220;politico&#8221; avrebbe abuto il coraggio di approvare. Non sono molto fiducioso ma sono sufficientemente realista per capire che difficilmente un governo politico avrebbe introdotto misure pesanti per le tasche degli italiani a meno di 2 anni dalle prossime elezioni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Tre cose sul nuovo governo di odus</title>
		<link>http://www.ilpost.it/marcosimoni/2011/11/22/il-nuovo-governo/comment-page-2/#comment-713</link>
		<dc:creator>odus</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 21:21:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/marcosimoni/?p=319#comment-713</guid>
		<description>A &lt;b&gt;dantep&lt;/b&gt; 23 novembre 2011 at 11:57 
&lt;i&gt;Napolitano ha solo fatto quello che gli era permesso dalla legge, i partiti consultati potevano benissimo rifiutare Monti eproporre qualcun’altro.&lt;/i&gt;
Il diritto - credo - riconosca lo stato di necessità.
I partiti che hanno subìto la volontà di Napolitano lo hanno fatto per stato di necessità.
Quanto alla legge, non conta quanto è scritto nei codici. Conta l&#039;interpretazione che ne danno i giudici.
E sull&#039;operato di Napolitano, legittimo o meno, non ci sono giudici che giudicano all&#039;infuori del coro dei giornalisti amici e della testa di ogni cittadino elettore.
Non per nulla c&#039;è un detto siciliano che suona: &lt;i&gt;ogni testa un tribunale&lt;/i&gt;.
Ed il tribunale che c&#039;è nella mia testa mi dice che Napolitano ha usato la legge scritta tirandola dalla sua parte e da una certa parte che lo approva. Ma l&#039;altra parte no.
Anche se il Pdl in parlamento per ora appoggia, per stato di necessità, il suo prescelto per ora deludente.
Molto deludente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A <b>dantep</b> 23 novembre 2011 at 11:57<br />
<i>Napolitano ha solo fatto quello che gli era permesso dalla legge, i partiti consultati potevano benissimo rifiutare Monti eproporre qualcun’altro.</i><br />
Il diritto &#8211; credo &#8211; riconosca lo stato di necessità.<br />
I partiti che hanno subìto la volontà di Napolitano lo hanno fatto per stato di necessità.<br />
Quanto alla legge, non conta quanto è scritto nei codici. Conta l&#8217;interpretazione che ne danno i giudici.<br />
E sull&#8217;operato di Napolitano, legittimo o meno, non ci sono giudici che giudicano all&#8217;infuori del coro dei giornalisti amici e della testa di ogni cittadino elettore.<br />
Non per nulla c&#8217;è un detto siciliano che suona: <i>ogni testa un tribunale</i>.<br />
Ed il tribunale che c&#8217;è nella mia testa mi dice che Napolitano ha usato la legge scritta tirandola dalla sua parte e da una certa parte che lo approva. Ma l&#8217;altra parte no.<br />
Anche se il Pdl in parlamento per ora appoggia, per stato di necessità, il suo prescelto per ora deludente.<br />
Molto deludente.</p>
]]></content:encoded>
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