Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

La vista corta di chi vuole «l’industria di Stato»

30 agosto 2012

Qualche giorno fa il sindacato principale del Paese per bocca del suo segretario, ha suggerito che lo Stato deve intervenire comprando tramite la Cassa Depositi e Prestiti quote di aziende in difficoltà, in una sostanziale riedizione dell’Iri. Buona parte della stampa che fa riferimento al Partito Democratico, con varie sfumature, ha salutato positivamente questa presa di posizione sostenendo che finalmente si è rotto il tabù dell’intervento pubblico in economia. Dopo vent’anni di declino economico che ha obbligato i partiti a dichiarare la loro incompetenza garantendo la fiducia a un governo tecnico, si sperava che l’errore fondamentale della seconda Repubblica fosse in via di risoluzione, ma era una pia illusione. L’errore fondamentale, per essere chiari, è che si continui a discutere di politica economica in Italia come se ci si trovasse sulla Luna, facendo riferimento a modelli esteri, o a un lontano passato, evitando ogni riflessione sulla realtà del Paese, sul passato recente e preoccupandosi solo di piccolo e piccolissimo cabotaggio. Sia inteso, non si tratta di una prerogativa del centrosinistra, ma di una caratteristica di sistema. Solo pochi giorni fa il centrodestra, al governo per otto degli scorsi dieci anni, ha presentato un piano di rientro del debito senza spiegare la ragione per la quale tale preoccupazione non l’abbia sfiorato prima.

Nei mesi passati questo modo di procedere ha portato a scimmiottare la discussione anglosassone pro o contro l’austerità come se Martin Wolf, opinionista del Financial Times contrario all’austerità di Cameron, fosse a favore delle municipalizzate o degli ospedali di nomina partitica, che – è bene ricordarlo – nessun partito ha mai abbandonato. Perché questo è in Italia l’intervento pubblico: un costante, ingiustificato esercizio di discrezionalità mossa da logiche di potere prive di sostanziali controlli e sanzioni, se non quelli legali – e ci mancherebbe.

Inoltre, questo modo di discutere ignora che durante il declino economico degli ultimi vent’anni la spesa pubblica è costantemente aumentata senza effetti positivi sulla crescita; si parla di “intervento dello Stato” come se la dimensione del debito pubblico italiano che ha messo in difficoltà l’intera Europa (ché se noi avessimo avuto i conti in ordine la Grecia non avrebbe rappresentato alcuna minaccia) sia un dettaglio che consenta comunque di esprimere pensieri in libertà sul ruolo dei poteri pubblici nello sviluppo industriale degli anni ’50 e ’60, ruolo da riscoprire grazie agli Eurobond o altri strumenti finanziari immaginari.

Continua a leggere sul sito del Sole 24 Ore

  • uqbal

    Marioguido
    Io, ignorante come sono, mi scopro ogni giorno di più “liberale”, e credo molto in un liberalismo di sinistra che ha pure dei padri molto nobili. Sono sospettoso dell’intervento dello Stato nell’economia in maniera così diretta. In passato ha avuto un ruolo importante (sempre da ignorante, penso all’Enel) e spesso, fino ad un certo punto, nient’affatto parassitario.
    Però non ci sono assolutismi: non siamo negli anni ’30, le condizioni e le possibilità e la nostra situazione sono completamente diverse. Inoltre, mi piacerebbe davvero pensare anche che una soluzione keynesiana possa essere davvero efficace. Ma in Italia non mi sembra proprio il caso, come non mi sembra il caso di pensare ad uno stato materno che risolva tutto comprando le aziende in difficoltà (ovvero socializzando le perdite e mantenendo privati i profitti) o fondandole. Non solo perché l’Italia è quel che è -politicamente-, ma anche perché il debito è paralizzante, e accrescerlo sarebbe folle, mentre abbatterlo sarebbe come uscire da una sabbia mobile: a quel punto sì che si potrebbe forse spendere qualcosa in infrastrutture, pagandole a rate (cioé di nuovo a debito, ma senza il debito pregresso, banalizzando molto). Ma divago.
    Per quanto riguarda il tuo discorso fallimento statalizzazioni-fallimento privatizzazioni, in entrambi i casi l’elemento fallimentare è stata la politica statale. Con le imprese statali si mangiava, vendendole si facevano favori agli amici. Quindi non ha senso contrapporre le due cose, ed entrambe suggeriscono che è meglio evitare i poteri discrezionali della politica.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Meitu, per favore lascia a casa le ideologie e raccontaci cosa ha fatto di buono lo statalismo industriale in Italia, diciamo almeno negli ultimi trent’anni. E sopratutto prova a calcolare quanto ci è costato a tutti.
    Visto che la nomini, partiamo pure dalla Sanità che sembra un ottimo esempio: davvero la pesantissima presenza dello Stato (altro che liberismo) ha costruito un servizio migliore e efficiente per tutti e eliminato la corruzione e i favoritismi? Ma per favore.

  • spago

    Se si vuole contrapporre qualcosa al modello dell’intervento diretto dello stato in economia bisogna contrapporgli un modello di mercato. Perchè non iniziamo a parlare di come costruire un mercato degno di questo nome in Italia? Il mercato non è “stato di natura” è una costruzione che richiede delle politiche ad hoc. Il liberalismo prevede un ruolo forte e fondamentale dello stato, anche se diverso da quello previsto da altre filosofie politiche. E in assenza di mercato privatizzare non è una misura ne liberale, ne utile. In Italia non c’è mercato, non c’è concorrenza, non ci sono libertà economiche, e non c’è uno stato liberale. In assenza di tutto ciò il dibattito statalizzazioni / privatizzazioni è assurdo.

  • deleterio

    A me non sembra proprio che la privatizzazione abbia portato vantaggi, anzi trovo che spesso il servizio sia peggiorato a fronte di aumenti di tariffe e prezzi. Se il manico è marcio in questo paese che un’industria sia privatizzata o resti pubblica il marcio rimane, con la differenza che privatizzando lo stato (inteso come Italia) perde peso politico in campo interazionale, perché la politica è anche economia.

    @lowresolution
    La sanità italiana, che tu ci creda o no, è stata per anni e anni ai vertici mondiali in quanto a efficacia del servizio. E la percentuale di pil dedicata alla sanità è assolutamente in linea con quella dei paesi con cui vorremmo confrontarci. Mentre nel regno del liberismo, gli Stati Uniti, dove la sanità pubblica è ai minimi termini, il costo sanitario per lo stato è molto maggiore che da noi e i risultati sono inferiori (per risultati si intende il servizio medio offerto alla grande maggioranza della popolazione).

  • John Doe

    Nessuno si chiede come mai la richiesta venga da un sindacato? Andiamo a vedere dentro i consigli di amministrazione (o organi equivalenti) delle aziende di stato e di tutti gli enti, ad esempio l’inps che gestisce 700 mld l’anno. Chi c’è in questi organi? E da dove viene l’attuale presidente delle ferrovie, solo per fare un altro esempio? Tutto ciò che è pubblico vede i sindacalisti nelle stanze dei bottoni.
    Ecco il motivo, e altri io non ne vedo.

  • metiu

    @NOMEANSNO@LOWRESOLUTION
    La storia ci ha insegnato che il liberismo economico, se non opportunamente controllato, porta alla rovina economica. L’attuale crisi economica e’ stata innescata da un agire scoordinato di soggetti economici (banche per lo piu’) intenti alla massimizzazione del loro profitto. Questo e’ dovuto al fatto che il liberismo economico e un sistema che lascia appunto liberta’ agli individualismi di agire sul mercato nella convinzione che ci sia una sorta di autoregolamentazione.
    Io non condanno il sistema liberista in se e per se. Anzi riconosco i pregi della competizione per il consumatore e sono convinto che liberalizzare sia la chiave giusta. Non pero’ come lo si sta facendo al momento. non in fretta e furia. Non con la pistola del deleterio sistema Euro puntata alla tempia. Non da parte di un governo che non ha al centro dei propri interessi il benessere dei cittadini. In questo modo le liberalizzazioni gioveranno solo ed esclusivamente ai pochi investitori (esteri per lo piu’) che godranno di svendite e di un sistema sociale ridotto all’osso.
    Per quanto attiene la sanita’. Il rischio insito in una liberalizzazione della sanita’ sta nel fatto che metterla in mano ai privati vuol dire subordinarla all’ottica del profitto. Vi devo forse ricordare quello che e’ successo alla Clinica Santa Rita di Milano? Chi mi assicura che verro’ sottoposto a trattamenti sanitari solo ed esclusivamente quando ne avro’ bisogno e non perche’ chi li offre ci guadagna? Chi mi assicura che se ho un problema al ginocchio trattabile con fisioterapia non venga invece messo sotto i ferri perche’ la clinica ci guadagna di piu’ (giusto per non fare esempi piu’ drammatici)? (Rimborsi statali, nel caso di convenzionate, come successo a Milano, ovvero rimborsi da assicurazioni sanitarie se ci fosse un sistema di sanita’ esclusivamente privato)
    La sanita’ e’ un settore intoccabile. In inghilterra, patria del liberismo, MAI si sognerebbero di privatizzare la sanita’ nonostante ci siano problemi di gestione, sprechi a volte, e casi di malasanita’ proprio come in Italia. Questo lo dovrebbe sapere molto bene il prof. Milani.
    Qualcuno ha azzardato ad avanzare l’assurda proposta di liberalizzarla ma di tutta risposta, davanti a miliardi di spettatori, ben 14 minuti di Opening Cerimony delle Olimpiadi sono state dedicate alla celebrazione dell’NHS.
    Non fatevi ingannare da chi ci governa al momento. L’assurdo sistema dell’Euro ci sta costringendo ad eliminare il nostro sistema sociale. Mettiamo in discussione l’Euro. Non il sistema sociale.

  • tobuto

    ” Chi mi assicura che verro’ sottoposto a trattamenti sanitari solo ed esclusivamente quando ne avro’ bisogno e non perche’ chi li offre ci guadagna?”
    La legge.
    “Chi mi assicura che se ho un problema al ginocchio trattabile con fisioterapia non venga invece messo sotto i ferri perche’ la clinica ci guadagna di piu’”
    Chi mi assicura che se ho un problema al ginocchio trattabile con fisioterapia non venga invece messo sotto i ferri perche’ il primario che gestisce la clinica ci guadagna di più? L’ultima volta che ho controllato lo Stato era composto da persone. Selezionate secondo le leggi. Non vedo perché il primario di una clinica privata dovrebbe obbedire alle leggi meno di quello di una clinica pubblica.
    “Mettiamo in discussione l’Euro. Non il sistema sociale.”
    Avevamo un debito pubblico pazzesco ed eravamo in deficit ben prima dell’Euro.

  • alessandromeis

    tobuto: santa rita

  • tobuto

    @alessandromeis:
    Confesso di essermi rivolto a san gugol, ma continuo a non cogliere. Nel senso della santa delle cose impossibili (uno dei risultati di gugol)?

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @tobuto: la cosa che trovo divertente è che se si pensa che i privati possano imbrogliare, si invoca la legge, mentre con il pubblico non si pensa ad altro che alle ruberie e alle privatizzazioni, come se la legge non valesse anche per il pubblico. Alla Clinica Santa Rita di Milano sono successe proprio quelle cose che scriveva metiu. Sovratrattamenti (spesso chirurgici) a persone che non ne necessitavano per lucrare sui rimborsi del SSN.

    @Metiu: non è il sistema dell’Euro che ci fa smantellare il nostro stato sociale. In Olanda, Finlandia, Germania non ci pensano neanche a diminuire i loro benefici sociali e assistenziali. Siamo noi che abbiamo sperperato per decenni le nostre risorse che lo dobbiamo fare (disgraziatamente). E comunque questo poco ha a che fare con l’intervento dello Stato nell’economia che, a mio parere, va giudicato caso per caso. Ma certo, finché persone come Belsito finiscono nel CdA di aziende come Finmeccanica, allora è meglio privatizzare. Il dramma è che di Mattei in Italia non ce ne sono più. E non ce ne sono più perché fare impresa e business in Italia è dannatamente difficile, se non accontenti l’amico di turno. Quindi il circolo diventa sempre più vizioso. L’Euro, almeno, ha mostrato il problema, anche se noi continuiamo a guardare al dito e non alla luna.