Il Post
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Volevo dirlo a Lucio Dalla

1 marzo 2012

Durante il dottorato, sarà stato il 2004, a un certo punto vivevo in un appartamento vicino a King’s Cross con una minuscola cucina e tre coinquilini tra cui la padrona di casa, una ragazza giovanissima – avrà avuto dieci anni meno di me – che ascoltava in continuazione musica hip-hop-rap, qualcosa di super-ritmato di cui ignoravo la definizione esatta. Era evidentemente musica ultimo grido, molto apprezzata dalla sua comunità di amici tutti caribe-inglesi (spero sia l’equivalente di afro-americani), che ascoltavano musica e chiacchieravano tutto il giorno. Secondo me non ballavano solo perché la cucina era veramente minuscola.

Io invece in quel periodo sentivo Dalla. Un giorno mi ero rotto i cabasisi dell’hip-hop o qualsiasi cosa fosse, e ad un certo punto dalla mia stanza ho deciso di ingaggiare una guerra di volumi, fiducioso nella potenza del mio stereo che era l’unica cosa che mi ha sempre seguito nei vari traslochi. Bussano alla porta della stanza e mi preparo a una tipica lite tra coinquilini, non ne potevo più della loro musica. Si affacciarono un paio dei suoi amici, sorridenti e con la luce negli occhi: che bello! Che ritmo! Cos’è, è nuovo?

Ho sempre pensato che mi sarebbe capitato di raccontarglielo a Dalla, e che gli avrebbe fatto piacere. Mi spiace proprio.

  • Sigurt

    Questo è un vero omaggio. Ciao Maestro.

  • gillo

    e ne racconto una anche io.
    estate 1997, Garopaba, Brasile stato di Santa Catarina, al sud quindi, nel loro inverno. Ero in viaggio con la fidanzata di allora, brasiliana, e siamo tra i pochissimi che cenano nell’unico ristorante aperto. Si beve birra Antartica, servita solo in bottiglie da 66cl.Insomma si beve.
    Capisce che sono italiano e attratto dal suono delle mie parole chiede di unirsi al tavolo un signore anziano: italiano, emigrato 40 anni prima. Ci racconta il suo Brasile e dice che i soldi in Brasile li fai con il tabacco, con la terra, o con la… musica. (non era ancora il Brasile esploso di Pil e di Lula…). Gli dico che la nostra musica si sente nelle radio, Ramazzotti, Pausini…
    Mi dice che si ma…che ha sentito una canzone quella si che…, ma… come fa? non ricordo…
    Piangiamo cantando forte insieme Caruso.

  • alessandromeis

    ma ci devi dire che pezzo o disco era!

  • http://pizzaeveleno.splinder.com thisKID

    Chissà se i vicini ascoltavano questa, quando eri a Londra era uscita da tre anni. E sotto/dentro c’è “Ulisse coperto di sale”.

    http://www.youtube.com/watch?v=R0pB6ItrHFc

  • nfarfaglia

    Io invece gli direi di scusarmi per quelle volte che la professoressa di musica alle medie mi chiedeva di portare il clarinetto da far sentire ai compagni e io suonavo sempre una roba in modo pietoso di un vecchio spartito suo…