Accolgo volentieri l’invito di Europa ad elaborare qualche tweet dei giorni scorsi sul tema della manifestazione della Fiom e della partecipazione annunciata (o della vicinanza esplicita ad essa) di dirigenti nazionali del Partito democratico. Bisogna innanzitutto notare che quello del partito che appoggia un governo ma è contemporaneamente contro il governo è un vero e proprio topos della Seconda repubblica. È accaduto al primo e al secondo governo Prodi, ma anche ai governi Berlusconi, con il centro prima, i finiani poi, e talvolta la Lega poi, a recitare la parte di chi si inerpica in trucchi lessicali per motivare posizioni politiche chiaramente inconciliabili.
Tuttavia, non essendo appunto una novità, è un fenomeno che vale la pena di analizzare. Primo, quale è la ragione strutturale che spinge a infilarsi in un comportamento evidentemente contradditorio, sia pur giustificato da battute più o meno efficaci? Secondo, quale è la conseguenza di questi posizionamenti? Penso che le risposte valgano sia per il caso più recente che per i casi passati.
Innanzitutto, questi posizionamenti si accompagnano sempre a salti semantici e logici che si adoperano per cercare di nascondere la contraddizione politica. Si dice che partecipare a una manifestazione non significa condividerne tutta la piattaforma. Come no? Allora cosa si deve fare per condividere una piattaforma? E cosa si fanno a fare le manifestazioni se ogni partecipante ha la sua personale motivazione? Si dice che si partecipa alla manifestazione per star vicino ai metalmeccanici. Ma quella del 9 marzo è una manifestazione solo della Fiom: i metalmeccanici di Fim e Uilm sono meno metalmeccanici? No, infatti quella è solo una battuta che elude le differenze politiche che esistono tra i metalmeccanici.
Si dice poi (contraddicendosi direttamente, ma lo si fa magari in un contesto diverso) che la manifestazione non è contro il governo, eppure la piattaforma dice di considerare «non accettabili e sbagliate le scelte del governo italiano».
Queste acrobazie verbali, facilmente smentibili ma chiare a tutti gli osservatori, servono a mascherare una contraddizione nella quale, tuttavia, si vuole entrare. Mettersi in un contesto contradditorio è la ragione tattica – oggi come ieri – di questi comportamenti. Il fine evidente è quello di mobilitare il più possibile le proprie nicchie politiche di riferimento al fine di contare di più nella battaglia interna al proprio partito o alla propria coalizione: non quello di mutarne le politiche o conquistare una reale egemonia sui contenuti, ma di conquistare potere negoziale. Se non fosse così, evitare la contraddizione sarebbe facile: si considerano inique le manovre Monti sulle pensioni? Se ne proponga la modifica.
Si considera iniqua l’Imu e giusto invece alzare ancora le tasse sui precari? Si scriva una piattaforma politica con questi contenuti e si propongano elezioni immediate, dato che ormai l’emergenza spread è passata. Ma una coerenza di fondo non sarà cercata, perché questo costringerebbe a confrontarsi sui temi, brandire slogan o forgiare battute non sarebbe sufficiente.
Infatti, in questo caso le battute sono utili a mobilitare la fetta interna di militanti che, interpretando in maniera pigra e antistorica le radici della sinistra italiana, confonde l’essere di sinistra con la critica generica a qualsiasi forma di riflessione economica moderna (dimenticando che, ad esempio, Marx a suo tempo era un economista moderno) che viene semplicemente tacciata di neo-liberismo.
Ad ogni modo, la storia della Seconda repubblica ci ha anche mostrato che questa tattica ha un respiro molto corto. Non si può, come fece Cofferati al Circo Massimo, sostenere che dall’articolo 18 dipende la dignità dei lavoratori e poi non votare a favore del referendum che ne estendeva a tutti la validità. Non si può stare al governo con Berlusconi e sostenere battaglie per la legalità come facevano i finiani. Non si può sostenere che alcune delle misure di Monti sono inique senza proporne la loro modifica, o presentare un programma alternativo. Le contraddizioni hanno gambe molto corte: possono consentire lampi di popolarità in circoli chiusi, ma arrivano al pettine prima di quanto si possa pensare.
da Europa di oggi


