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A Londra

10 agosto 2011

Londra aveva conosciuto manifestazioni di grave violenza solo pochi mesi fa, in occasione delle proteste per l’aumento delle tasse universitarie. Alla luce dei fatti di questi giorni, anche quella violenza era indicativa di qualcosa di più profondo, di un particolare malessere inglese in un fenomeno che coinvolge molti paesi europei: fratture sociali che si allargano e il dato generazionale sempre presente sia pur in modi che cambiano da paese a paese. Negli ultimi anni il crimine a Londra è diminuito, ma sono aumentati i reati e le violenze a colpi di coltello che hanno coinvolto giovani e giovanissimi.

Chi deve crescere dei figli a Londra, nel resto del paese la situazione è meno critica, impara presto che la scuola pubblica non è uguale per tutti. Dopo il terzo compleanno del primogenito bisogna “scegliere” a quale scuola elementare mandarlo. Le scuole ammettono i bambini sulla base della distanza fisica dalla porta di casa all’edificio scolastico, si tratta pertanto di una scelta solo teorica. In pratica, le poche scuole pubbliche di qualità pur ricevendo centinaia di domande possono offrire un posto solo ai bambini che abitano nel raggio di cinquecento metri. Ognuno pertanto va alla scuola che capita, o a quella che si può permettere.

Il sistema pubblico era stato affossato nel ventennio della destra Thatcheriana, e i pur massicci investimenti del Labour hanno lasciato ancora molta strada da compiere. Mancano le risorse alle scuole e sono insufficienti i servizi di comunità per contribuire a tessere una trama sociale degna di questo nome. Di conseguenza, nella maggior parte dei quartieri poveri di Londra, sterminate periferie di case basse che distano ore sui mezzi pubblici dal centro, le scuole elementari continuano ad avere risultati disastrosi, con anche il 40 per cento dei bambini che non supera l’equivalente del nostro esame di quinta.

In Inghilterra non c’è una discussione sulla precarietà, per due ragioni opposte. Per la corposa classe media con accesso – sia pur faticoso – all’istruzione di buona qualità, i lavori precari sono comunque accompagnati da tutele minime sconosciute ai nostri e sono normale gavetta di un futuro più stabile. Invece, per le masse, minoritarie ma nutrite, di lavoratori non qualificati, la precarietà occupazionale è l’unica forma esistente. Certo in presenza di diritti fondamentali, ma con limitatissime prospettive di crescita economica intergenerazionale, e persino di stabilità economica individuale.

Questo non vale solo per le comunità di origine Afro-Caraibica, protagoniste dei saccheggi delle scorse notti, ed è l’evidente conseguenza di un sistema formativo molto classista che accentua le problematiche economico-sociali. In tempi di crisi economica, il destino di un limbo da lavoratore povero senza prospettive diventa ancora più realistico, e i desideri consumistici e commerciali sempre più irrealistici.

Tuttavia i saccheggi organizzati con i messaggini del telefonino di ultima generazione non rappresentano alcuna rivolta o protesta politica. Sono organizzati da persone che rimangono fuori dai meccanismi di rappresentanza collettiva e che non sono portatrici di identità al di fuori del piccolo orizzonte di quartiere. Essi rimangono, e vengono giudicati, per quel che sono: saccheggi, devastazioni, rapine operate con la scusa della motivazione antipoliziesca per rimediare l’ultimo modello di scarpe da ginnastica. Allo stesso tempo, essi pongono con forza la questione politica della coesione sociale che il governo del Labour aveva provato ad affrontare, anche con qualche successo: con serie misure contro la povertà; nella scuola e nella sanità; nei centri per l’orientamento di giovani e giovanissimi, centri anche di socialità e incontro fondamentali in una città come Londra frammentata in quartieri dai debolissimi legami sociali autonomi. Questi centri sono sorti ovunque negli scorsi quindici anni e sono stati i primi a essere colpiti – letteralmente chiusi – dai tagli del governo di Cameron.

La lezione di oggi è che si trattava di politiche insufficienti, ma semplicemente tornare indietro fa apparire lo slogan della ‘Big Society’ di David Cameron come un espediente retorico privo di contenuti.

Dall’Unità di oggi, 10 agosto 2011.

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25 commenti

  1. Pingback: La rivolta di Londra e le parole sbagliate | Hellò Magazine

  2. Oggi infine si cerca almeno qualche spiegazione – anche su “Il fatto quotidiano” di cui vedo sopra il collegamento al post – relativa alle condizioni sociali e della scuola pubblica a Londra. Rimane la forte impressione della prima risposta che la borghesia ha dato, di una violenza nata dal niente. Dicono che questi ragazzi che hanno dato vita ai disordini non hanno speranze per il futuro; va pure detto allora che questa borghesia nemmeno pensa al futuro, immersa nell’eterno presente del suo benessere.
    http://piccoladorrit.blogspot.com

  3. piplas says:

    Ciao,
    sono Pietro Plastina, giornalista del Giornale Radio Rai (redazione Internet). Da Settembre apriamo uno nuovo spazio
    informativo dalle ore 5.00 del mattino alle ore 8.00 del mattino(fino all’edizione del Giornale Radio) all’interno del quale siamo
    riusciti a ricavare uno spazio quotidiano, dal lunedì al venerdì, dedicato a voi blogger nel tentativo, iniziale e del
    tutto sperimentale, di avvicinare nuove e originali fonti a quelle tipiche (top-down) agenzie di stampa nazionali,
    inviati, fonti ufficiali governative, etc che caratterizzano la spina dorsale dell’informazione e delle notizie da parte
    di un broadcast come Rai. Un punto di vista diverso, quindi, e non per questo secondario o residuale.

    Ti contatto per invitarti a entrare nel nostro spazio di nuovi riferimenti, tutto da costruire e in
    permanente evoluzione, in modo da essere contattato dalla nostra redazione ed essere coinvolto in diretta radiofonica sui
    temi e le riflessioni che di volta in volta affronteremo.
    Ai miei riferimenti privati che ti lascio puoi inserire, sempre che ne sia interessato, i tuoi numeri telefonici per
    consentirmi e consentirci di raggiungerti in forma diretta.

    mail: p.plastina@rai.it
    mobile 335 1236156
    Cordiali saluti
    Pietro Plastina

    red. Giornale Radio Rai
    Saxa Rubra palazzina G1 – Largo Villy de Luca
    ROMA

  4. Pingback: MRP – incontro 5 « corsometodiricercapolitica

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