Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook Registrati Login

Padri di tutto il mondo unitevi

26 ottobre 2010

Come spesso accade, l’esperienza diretta fa cambiare la prospettiva sulle cose. In questi giorni sono in congedo di paternità. Lavoro a Londra e una recente legge britannica consente agli uomini di godere di dieci giorni (dunque, due settimane piene) di congedo di paternità entro le prime otto settimane di vita della creatura (nel mio caso una femmina). Ho capito una cosa veramente banale, ma importante: questa legge non è per le donne, ma per gli uomini.

Esiste una larga fetta degli uomini con bambini che, a differenza delle precedenti generazioni, non vive la paternità in maniera subalterna. Una fetta amplissima di coppie in cui il lavoro di lui non è più importante del lavoro di lei e in cui, di conseguenza e con banale normalità, il lavoro di cura viene condiviso. La maternità è un evento, naturalmente, fisico oltre che emozionale, e si può condividere solo parzialmente, e l’allattamento è un altro elemento fondamentale che motiva un lungo congedo.

Tuttavia, dalla nascita di un figlio la vita di un uomo che cerca di condividere il condivisibile è rivoluzionata quanto può arrivare ad esserlo, e due settimane di pausa dal lavoro aiutano non poco. Aiutano nelle cose pratiche, alleviano gli arretrati di incombenze che inevitabilmente si sono accumulate, consentono di passare un po’ di giorni di grazia, con calma, mentre la nuova arrivata si fa conoscere. In poche parole, sono un riconoscimento sociale di un lavoro familiare maschile non indifferente, ed è stato fino a ora completamente ignorato. Un riconoscimento sociale e un aiuto concreto, appunto, destinato non alle madri, che già lo hanno, ma ai padri. Per consentire, a chi lo volesse, di modificare più in profondità le abitudini sociali ci vorrebbero certo misure diverse, di non facile elaborazione. La possibilità di un congedo di mesi consentirebbe anche agli uomini di organizzare i loro piani lavorativi di breve termine in maniera diversa, come già fanno le donne. Dal punto di vista della sostenibilità economica significherebbe raddoppiare i congedi di maternità e dunque comporterebbe dei costi opportunità da valutare.

Il congedo breve, invece, non può avere alcun impatto sulle abitudini sociali, dato che ne usufruirà chi già avrebbe comunque vissuto fino in fondo l’impatto esistenziale di un figlio, mentre chi ha compiuto altre scelte non potrebbe modificarle per due settimane. Allo stesso tempo, l’obbligatorietà sminuirebbe, io credo, il valore di chi sceglie una paternità vera e non solo nominale, consentendo agli altri una facile vacanza (e alla moglie, presumibilmente, un doppio lavoro di cura!). Spunti di riflessione anche per i legislatori italiani – in particolare Mosca e Saltamartini – che negli scorsi mesi vi hanno ragionato in maniera intelligente, con discussioni e proposte.

(l’Unità di oggi)

TAG: , , ,

2 commenti

  1. Pingback: iMille » Blog Archive » Padri di tutto il mondo unitevi

  2. tjurilli says:

    Intanto congratulazioni per la nuova arrivata! Anche in Spagna, da dove scrivo, esiste, dal 2007, il congedo di paternità – due settimane, che diventeranno quattro a partire dal prossimo gennaio. In aggiunta, i padri possono chiedere di usufruire di parte del congedo materno, in alternativa alla madre, dopo le prime sei settimane dalla nascita (che sono invece di esclusivo “appannaggio” materno), fino a un massimo di dieci settimane, essendo il totale del congedo obbligatorio per maternità di 16 settimane. Un caso su tutti è stato il marito della ministra Chacòn, che è rimasto a casa a occuparsi del loro primogenito per permettere a lei di tornare in tempi record a occupare il proprio posto al ministero della difesa. In aggiunta a questo, anche i padri possono chiedere la riduzione della giornata lavorativa qualora in famiglia vi sia un bambino minore di 8 anni d’età, ma sempre in alternativa alla madre. In effetti, la normativa non parla di “padre” o “madre”, bensì di “genitore”. Queste misure di fatto danno pari opportunità a entrambi di svolgere appieno il proprio ruolo di genitore, e se da un lato consentono alla donna di non dover scegliere tra impegni professionali e cura dei propri figli, visto che anche l’altra parte può essere chiamata in causa, dall’altro permettono ai padri di potersi involucrare ancora più a fondo nel campo, fino a poco fa di esclusiva competenza femminile, della cura della prole, con tutti i vantaggi che non solo la famiglia, ma anche la società può trarne.

Lascia un Commento