Se non ci si lascia travolgere dai pettegolezzi politici, il tempo estivo potrebbe forse essere usato per qualche riflessione fuori dalla contingenza. Un tema che ho sempre trovato assente, o quasi, dal nostro dibattito pubblico, è proprio quello del tempo. Non parlo della riflessione antimoderna, ormai vintage, sulle negatività del tempo veloce. Ho sempre trovato quei discorsi lontani dalla mia sensibilità: il tempo incalzante e intenso è una forma della vitalità, che produce da sola la necessità di pause rigeneratrici. Una volta liberati dalla ciclicità delle stagioni, abbiamo imparato a apprezzare il valore del tempo che passa, e dunque l’impossibilità di essere neutrali perché, stando immobili, si sta rinunciando ad agire. Ogni volta che facciamo qualcosa non ne stiamo facendo altre, e sono proprio quelle altre a cui stiamo rinunciando a dare valore alle nostre azioni, o farci sospettare di star “perdendo tempo”, perché potremmo essere impegnati in cose più importanti, come giocare con nostro figlio. Il valore del tempo è una scoperta positiva che può portare certo a eccessi, ma in maniera proporzionale alla sua importanza. Imparare a confrontarsi con il valore del tempo in maniera equilibrata è dunque un aspetto della personalità sana, cui forse si dà ancora poco peso, sbagliando, e generando comportamenti distruttivi da una parte, o riflessioni parziali dall’altra. La vita pubblica ne soffre a sua volta, basti pensare alla retorica sulla necessità di intervenire sui “tempi di vita” in cui la sinistra si è rifugiata spesso in maniera auto-indulgente, retorica che ha prodotto persino atti amministrativi privi di riferimenti nel mondo reale, come le “banche del tempo”, intellettualismi vuoti travestiti da riflessioni profonde, che hanno alienato più classi popolari di cento inciuci.
Invece, il valore del tempo andrebbe non solo costantemente ricordato, ma dovrebbe essere uno dei parametri fondamentali sui quali giudicare i comportamenti pubblici. Solo una visione infantile e demagogica può ridurre la critica ai costi della politica – che qualsiasi società sana deve costantemente monitorare – a quella del compenso dei parlamentari o di altre funzioni pubbliche. Al contrario, severo dovrebbe essere il giudizio sul modo in cui si impiega il tempo così giustamente retribuito. Come passi il tempo? bisognerebbe chiedere agli uomini pubblici, dirigenti ed eletti. Quante ore sono passate a limare interviste per addetti ai lavori, e quante a elaborare temi, proposte e soluzioni politiche per affrontare anche solo una delle questioni aperte? Guardando l’Italia a vent’anni quasi dalla Seconda Repubblica, il tanto tempo perso in questioni secondarie appare essere la responsabilità storica principale delle nostre classi politiche.
(per l’Unità di oggi)

Varie.
a) Complimenti per la scelta dell’argomento. Ne vale la pena, di pensarci su.
b) Non concordo per niente quando dici “il tempo incalzante e intenso è una forma della vitalità”. E’ anche e spesso (forse perlopiù) un rincorrere spinti non si sa da che. La vitalità non mi pare si debba per forza esprimere con tempo incalzante, nè il tempo lento è mancanza di vitalità. Sarebbe come dire che la disco è vitale e la classica no.
c) Come usano il tempo la nostra classe politica? Una piccola cosa mi sento di dirla, da indignato. Mentre un bidello o un centralinista del Comune può svolgere legittimamente solo quell’attività (o accettare un part time al 50%, che lo ridurrebbe alla fame, per poter avere altri incarichi), un deputato puù fare qualunque altra cosa (spesso l’avvocato, tipo la Bongiorno) senza che ci sia nessuna incompatibilità, nessun limite per il tempo del mandato. Lo trovo osceno.
molto interessante..a me viene in mente il tempo quando mi capita di vedere un filmaccio oppure quando mi consigliano un libro..100 pagine di merda lette diventano automaticamente 100 pagine di capolavoro non lette … il tempo di fruizione dell’arte è limitato