Michele Ciliberto due giorni fa ha scritto sull’Unità un pezzo che val la pena leggere. A parte la sua contrarietà alla proposta del pensionamento a 65 anni per i professori universitari, secondo me sintetizza, efficacemente e finalmente, quel che migliaia e migliaia di persone pensano davvero e non hanno il coraggio di dire sulla condizione delle generazioni più giovani, ossia che il problema non è quello della distribuzione di risorse tra giovani e vecchi, ma il problema è un altro.
Oggi ho risposto con un pezzo che per me, dopo vari giorni di dibattiti in rete e sui giornali, chiude la discussione sulla proposta, che si è comunque infranta contro il muro della corporazione. Mi sembra che tutti abbiano avuto modo di dire la loro, da segnalare in particolare il lungo dibattito sul blog de iMille nei commenti a questo post, davvero interessante, grazie al quale penso sia possibile farsi una idea chiara.
Per chi non avesse voglia di seguire i link, questa è la conclusione del mio pezzo.
la situazione dell’università italiana è da disastro epocale, ed è una delle fonti primarie del declino italiano degli ultimi vent’anni. Non solo migliaia e migliaia di italiani vanno a studiare altrove, non solo le università straniere sono piene di studiosi eccellenti che non riceverebbero da noi nemmeno una borsa di collaborazione, ma l’università ha perso ogni traccia di rispetto sociale.
È affondata nella gestione feudale che nel migliore dei casi produce studiosi conformisti, nel peggiore produce documentati nepotismi, intere facoltà di proprietà di clan familiari. Negare la necessità di uno shock nella situazione data, equivale a negare la sua gravità estrema. La sostanza è che la principale controindicazione ad anticipare la pensione a 65 anni è un comprensibile amore per il potere di chi lo detiene e lo perderebbe. L’autorevolezza, invece, non si acquisisce con la prepotenza e la formalità di un titolo, e non teme la pensione.

65 anni… ho iniziato la mia carriera di docente che avevo 25 anni con tanto entusiasmo e tanta voglia di trasmettere tutto quello che di positivo e di bello la vita mi ha dato.Ho percorso la mia Sardegna ,in largo e in lungo,raggiungendo i posti più sperduti dove, comunque, ho trovato ragazzi curiosi della vita sicuri che l’amore per la cultura li avrebbe aiutati a cambiare.Qaunta speranza in quei volti…..2010 ho 55 anni sarei pronta a passare il “testimone” a tutti quei giovani che credono ancora in un futuro migliore,che hanno creduto in me in noi e che ora si sentono dire che il domani non ha più bisogno di loro
grande stefania!