Luttazzi, bastava dirlo

Ieri ho visto i video di Luttazzi con accanto le versioni originali in inglese. Devo dire che Francesco Costa ha ragione, e le versioni originali sono più divertenti. Tuttavia, sono più divertenti per me che sono sposato ad una donna americana e per lui che è cresciuto a girella e Jack Bauer: non c’è nulla come la comicità che sia difficile da cogliere in una lingua straniera, forse i titoli dei giornali.

Dico questo perché io penso che la discussione su questo luttazzigate sia un po’ fuorviante, nel senso che sono sbagliate le accuse che gli vengono mosse. Prima di ieri non avevo mai visto spezzoni così lunghi dei monologhi di Luttazzi, solo spizzichi e bocconi qua e là in rete o per caso in TV, e devo dire che Luttazzi è davvero bravo. Immagino che vi siano anche battute originali, o magari tradotte da comici cinesi, ma quelle tradotte dall’inglese sono tradotte davvero bene, adattate con ritmo italiano alla comicità nostrana (infatti, non sempre il punto in cui si ride è lo stesso, se avete notato). Insomma, secondo me la “colpa”, se posso usare questa parola, di Luttazzi non sta nell’aver tradotto le battute di quei grandi comici, ma di non averlo detto. Mutatis mutandis, i più grandi letterati italiani hanno fatto della traduzione di classici stranieri, e della loro accessibilità in un paese come il nostro che doppiando persino i grandi attori rimane fortemente alieno alla penetrazione di altre lingue, un punto fondamentale delle loro carriere. Nessuno ha accusato Calvino di plagio perché traduceva Queneau, ma Calvino non sosteneva di aver scritto lui quei libri!

Se, a domanda, Luttazzi avesse risposto che una buona parte dei suoi monologhi erano traduzioni adattate dei grandi comici americani, pensate che avrebbe avuto meno successo? Se avesse spiegato che c’era una miniera a disposizione e che era un peccato non ridere a quelle battute, e che quindi lui arricchiva il suo repertorio con traduzioni, pensate che il pubblico sdegnato lo avrebbe criticato?

Invece ha fatto finta di niente, si è inutilmente attribuito quelle battute sperando di farla franca, e i video con le battute affiancate ora fanno tristezza, mentre sarebbero potuti essere una antologia ad uno sforzo non indifferente, perché tradurre non è copiare, ma capire, adattare, e provare a comunicare. Si sarebbero intitolati “Luttazzi Tribute” e l’avrebbe assemblato un sito di fan.

In fondo non è troppo tardi per rimediare. Basta ammettere la cazzata e non ripeterla, ringraziare gli autori originali alla fine di ogni spettacolo, pagare i diritti d’autore dove sia necessario (spesso i diritti vengono registrati solo in uno stato o in una lingua, quindi non è detto che debbano esser pagati sempre) e prendersi comunque i meritati applausi.

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