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L’UFO che si affaccia su Piazza del Duomo

13 dicembre 2011

C’è un gran rumoreggiare nella rete per la comparsa di uno strano oggetto-non-identificato sulle spalle di uno degli edifici che fiancheggiano l’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele a Milano.

I commenti sui quotidiani sono prudenti, in attesa di vedere se scatta la “solita” polemica sopra ogni architettura contemporanea che si affacci, seppur temporaneamente, nel cuore delle nostre città.

Ma di cosa si tratta veramente? L’idea è semplice e, per questo, molto efficace.

Questo piccolo UFO a Milano non è altro che “The Cube”, un ristorante nomade per 18 posti a sedere prodotto da una importante azienda di elettrodomestici e disegnato da Park, una delle realtà  professionali emergenti più interessanti nel panorama architettonico nazionale.

Purtroppo dopo le sacrosante polemiche sull’uso indiscriminato e di bassissimo livello che avevano interessato Piazza del Duomo e gli spazi pubblici limitrofi, e la chiara presa di posizione della nuova amministrazione, non si riesce più a fare distinzione tra un finto chalet natalizio con tanto di sette nanetti al contorno, e un sofisticato oggetto di design che, tra l’altro, non occupa suolo pubblico (l’edificio in questione è di proprietà delle Generali) ma che apre una inedita prospettiva nel centro di Milano.

Si potrà giustamente obbiettare che la città viene privatizzata nei suoi luoghi simbolici da chi ha i capitali per comprarsi una fetta di cielo milanese.

Ma è anche vero che gli assessorati interessati stanno studiando con l’azienda promotrice di The Cube modalità che abbiano ricadute dirette nella qualità futura degli spazi pubblici cittadini, a riprova che è importante costruire occasioni di scambio che generino conseguenze utili per la città nel tempo. E tutto questo mentre si legge sugli stessi quotidiani che per anni il Comune a guida Moratti non ha riscosso gli affitti sull’occupazione di suolo pubblico per tenersi buoni i commercianti.

E allora suggerirei di guardare a The Cube come a uno stimolo a camminare per strada guardando a testa in su, scoprendo, purtroppo, tante piccole architetture stabili frutto della devastante Legge della Regione Lombardia sui sopralzi, ma anche giardini pensili inaspettati, addizioni antiche a edifici storici, camini ben disegnati e logge che lasciano intuire viste mozzafiato sulla città.

The Cube si è posato prima sulle spalle di un Arco di Trionfo nel cuore di Bruxelles, si fermerà fino a fine aprile nel centro di Milano, per poi migrare prima a Londra al Royal Albert Hall e quindi a Stoccolma. Si tratta di un oggetto da osservare con attenzione perché combina la raffinata scuola del design italiano (con quel tetto tagliente che mi ricorda la lama sottile con cui Ponti conclude il grattacielo Pirelli), all’idea che sempre di più le nostre città si potranno animare di oggetti temporanei che, appollaiandosi sui tetti urbani o accolti in uno dei tanti spazi inattivi della città, avranno il potere di cambiare il nostro punto di vista e di offrirci visioni inaspettate dei luoghi che abitiamo quotidianamente.

  • http://www.nestorburma.blogspot.com nestorburma

    quando sono passato l’altro giorno da Piazza Duomo e ho alzato gli occhi mi ha preso un colpo.
    le giunte precedenti ci hanno sempre (sempre) fatto fare dei salti sul posto, sia per uno scellerato ‘piano parcheggi’ o gli chalet in Piazza Duomo o il tendone da circo della Moda; proprio per questo ogni volta che vedo qualcosa ‘che non va’ drizzo le antenne, prevenuto.
    L’operazione ‘the Cube’ è interessante; peccato che a fruirla possano essere sempre e solo i ‘soliti noti’ e la gente normale non possa apprezzarne le qualità, vista la collocazione… e il costo della cena; credo (da architetto) che uno dei problemi dell’architettura contemporanea in Italia sia proprio la distanza dallo spirito critico (e dalla fruizuine) delle persone ‘della strada’ a discapito di una bellezza apprezzata da una ‘casta’; almeno così credo che sia percepita dalla stragrande maggioranza della popolazione (e l’imitazione di Crozza-Fuffas credo che ne sia uno splendido esempio).

  • lara8

    Concordo in toto con NESTORBRUMA e sinceramente dal punto di vista estetico (non l’UFO in se’ ma la sua collocazione) non mi pare abbellisca un bel nulla, piuttosto mi sembra un pugno in un occhio (basta vedere la foto di Bruxelles..)!Se è un pretesto ,una provocazione per guardare la città da altre angolazioni(e visto la sua “mobilità” credo lo sia)va bene ma,come diceva appunto NESTORBRUMA,è fruibile solo da una ristretta élite e a me,sarò maliziosa,sa più di “ultima tendenza” ,”capriccio modaiolo” per facoltosi annoiati!Il Fuffas di Crozza è perfetto perchè gli architetti contemporanei (non tutti ovviamente)si occupano più di perseguire una loro visione a tutti i costi piuttosto che scendere a patti e integrarla nel contesto.

  • umbarabara

    A me il Cube piace….e comunque sempre mille volte meglio dell’accrocchio anni ’80 della Rinascente (per altro permanente) lì a pochi metri… Mi sono andato a vedere le foto della sua installazione a Bruxelles e francamente mi sembra un’operazione nuova e interessante. Forse troppo nuova per questa città vecchia, conformista e spaventata. E poi questa difesa della piazza per come è mi sembra che dimentichi che anche la piazza del Duomo non è stata sempre come è adesso. Un pò di novità e modernità fa così paura? Sarà elitario, e questo non lo discuto, ma non più di molti ristoranti nel raggio di 100 m; il progetto mi sembra che richiedesse esattamente il contrario di un integrazione al contesto…. La parte interessante sta, secondo me, proprio in questa sua estetica astratta e straniante. E anche sull’effetto Fuffas, d’accordo, lui è bravissimo e c’ha preso. Ma attenzione a non appiccicare questa etichetta a tutti gli architetti dotati di un minimo di creatività e inventiva. Questa è un’installazione, una folie

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