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Ennio Brion, ovvero come fare bene il committente d’architettura in Italia

13 novembre 2011

In questi giorni difficili, emozionanti e concitati mi sono interrogato spesso sul rapporto che esiste nel nostro Paese tra committenza e architettura, perché questa relazione ha segnato, nel bene e nel male, l’immagine e il paesaggio italiano lungo tutto il 900’. Il fascismo fece dell’architettura uno strumento di potere e comunicazione sociale, per contro, o forse, come reazione, la Repubblica italiana e i suoi amministratori principali l’hanno sempre evitata come tema di riflessione e come strumento politico. Solo negli ultimi due decenni, proprio con il cambio della Legge elettorale per le amministrazioni locali, l’architettura è tornata nei programmi elettorali e gestionali dei sindaci e dei governatori regionali.

E così, guardando le folle davanti al Quirinale mi ricordavo del vanto del nostro ex-premier per Milano Fiori, per le ville sparse tra Lombardia e Sardegna e per il disegno dei loro giardini, delle facciate fatte coprire nel centro di Genova durante il G8 perché troppo brutte, e delle serie di finte statue greche sparse per Palazzo Chigi.

E così, a questa vicenda condita di ninnoli e cattivo gusto, voglio contrapporre la storia di Ennio Brion, uno dei grandi committenti privati di architettura e design italiano, sulla cui vicenda cui ho avuto il piacere di curare una piccola, ma preziosa, mostra presso FMG Spazio per l’architettura contemporanea a Milano e che si può ancora visitare.

Questi gli estratti dell’intervista realizzata due mesi fa:

“La storia dell’architettura è da sempre segnata dalla presenza di committenti importanti, personaggi capaci di scegliere bene il loro architetto, di offrirgli una visione da cui partire, di seguirlo nell’evoluzione del progetto, contrastandolo quando necessario e rispettandolo, come si fa con un compagno di viaggio.

I risultati sono sempre potenti e ci offrono opere importanti che migliorano la vita dei territori e delle città che abitiamo.

Per raccontare alcune storie di grandi committenti contemporanei abbiamo deciso di partire da Ennio Brion, anima del successo dell’azienda Brionvega dagli anni Sessanta ai primi anni Ottanta, personaggio significativo del design e dell’architettura italiana contemporanea, e figura paradigmatica per raccontare l’evoluzione del ruolo del committente nel panorama attuale.

LM: Vuoi tracciare la storia di come sei entrato, prima nel mondo del Design, poi in quello dell’Architettura? Mi sembra che per te non esistano forti distinzioni tra le due discipline.

Ennio Brion: Vi sono entrato fin da giovane perché soffrivo molto il fatto che nel mondo dell’elettronica di consumo, gli oggetti avessero due modelli di riferimento a cui ispirarsi: le radio guardavano alla produzione tedesca, i televisori a quella americana.

Nel 1957, a 17 anni, mi capitò di scoprire la rivista Stile e Industria di Alberto Rosselli, del quale poi divenni amico. Nel primo numero che acquistai erano presentate delle macchine da cucire di Marco Zanuso per la Necchi, realizzate dopo quelle di Marcello Nizzoli. Era anche pubblicata una moto, Motom, prodotta da un’azienda milanese, che era stata disegnata sempre con la consulenza di Sapper e di Zanuso. Fui subito attratto dalle forme morbide di Marco Zanuso, ero ancora uno studente molto naif, non ero molto preparato sull’argomento, però avevo il desiderio di aiutare i miei genitori con Brionvega, volevo trovare, per dirlo con un termine attuale, delle soluzioni innovative, e in quel momento l’innovazione non era ancora un concetto diffuso.

Dopo una breve parentesi con Rodolfo Bonetto, iniziò una collaborazione fondamentale e molto lunga con Marco Zanuso. I primi prodotti ebbero molto successo, il televisore Antares era caratterizzato da forme morbide, curvilinee, molto amate da Zanuso, rispetto alle forme più dure dell’International Style. In questo modo il prodotto si presentava sul mercato con una carica in più, era quasi sensuale.

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Un commento

  1. novego says:

    Complimenti per l’articolo, ben scritto e molto esauriente. Le segnalo questo bel video del bravissimo Franco di Capua sulla Tomba Brion di Carlo Scarpa.

    link al video: http://www.novarchitectura.com/2011/06/21/tomba-brion-di-carlo-scarpa/

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