Avete in mente quando si lavora (bene) su qualcuno o su qualcosa e poi si pensa “ho creato un mostro…”. Beh, mi sa che è la sensazione che ha provato Josè Mourinho in questi giorni. Nelle settimane che precedevano la finale di Madrid l’allora allenatore dell’Inter si era sperticato in complimenti sottolineando come fosse cambiata la mentalità della squadra. Ricordo un Mourinho ispirato che diceva: “Se non è quest’anno sarà l’anno prossimo. Con o senza di me. Questa squadra è cambiata, questa società è cambiata. Se non si vince quest’anno, l’Inter vincerà la Champions nel 2011!”.
Da un certo punto di vista non è stato così, visto che l’Inter la Champions l’ha vinta, ma da un altro punto di vista è stato così, visto che la mentalità – non solo della squadra, ma soprattutto della società – è cambiata. La storia dell’Inter di Moratti è costellata di esempi in cui la società non ha brillato per “presenza e fermezza”. Dalla fuga di Ronaldo ai mancati rientri di Adriano dal Brasile, dal trasferimento di Vieri al Milan finanche al ciao ciao di Ibra che se ne è andato al Barcellona nell’estate scorsa, la storia recente è contraddistinta da situazioni in cui i giocatori decidevano e la società subiva.
Ebbene, con il caso Mourinho si è assistito ad una inversione di tendenza. La società ha fatto la società e il “dipendente” Mourinho ha dovuto rispettare il contratto. L’accordo di oggi è una vittoria per Moratti, non tanto per i 16 milioni per la rescissione che arriveranno, quanto per il segnale che è stato dato. Lo aveva detto Mourinho: questa società è cambiata. Ed il primo a pagarne le “conseguenze” è stato proprio lui.


