Il Post
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Il new deal dell’Inter

28 maggio 2010

Avete in mente quando si lavora (bene) su qualcuno o su qualcosa e poi si pensa “ho creato un mostro…”. Beh, mi sa che è la sensazione che ha provato Josè Mourinho in questi giorni. Nelle settimane che precedevano la finale di Madrid l’allora allenatore dell’Inter si era sperticato in complimenti sottolineando come fosse cambiata la mentalità della squadra. Ricordo un Mourinho ispirato che diceva: “Se non è quest’anno sarà l’anno prossimo. Con o senza di me. Questa squadra è cambiata, questa società è cambiata. Se non si vince quest’anno, l’Inter vincerà la Champions nel 2011!”.

Da un certo punto di vista non è stato così, visto che l’Inter la Champions l’ha vinta, ma da un altro punto di vista è stato così, visto che la mentalità – non solo della squadra, ma soprattutto della società – è cambiata. La storia dell’Inter di Moratti è costellata di esempi in cui la società non ha brillato per “presenza e fermezza”. Dalla fuga di Ronaldo ai mancati rientri di Adriano dal Brasile, dal trasferimento di Vieri al Milan finanche al ciao ciao di Ibra che se ne è andato al Barcellona nell’estate scorsa, la storia recente è contraddistinta da situazioni in cui i giocatori decidevano e la società subiva.

Ebbene, con il caso Mourinho si è assistito ad una inversione di tendenza. La società ha fatto la società e il “dipendente” Mourinho ha dovuto rispettare il contratto. L’accordo di oggi è una vittoria per Moratti, non tanto per i 16 milioni per la rescissione che arriveranno, quanto per il segnale che è stato dato. Lo aveva detto Mourinho: questa società è cambiata. Ed il primo a pagarne le “conseguenze” è stato proprio lui.

  • beatbox

    Quoto tutto l’articolo, anche se farei risalire l’inizio del “new deal” nerazzurro proprio alla cessione di Ibra; secondo me lì Moratti per la prima volta nella storia si è impuntato e ha lasciato andare il cliente di Raiola solo alle sue condizioni: ne ha ricavato un sacco di soldi e un gran giocatore (Eto’o).

  • dalo

    Moratti si è semplicemente lasciato alle spalle ogni complesso d’inferiorità.
    Da 5 anni l’Inter è campione d’Italia, che sarà pure il Paese che è, ma calcisticamente è la nazione più titolata al mondo (dopo il Brasile, cioè il Calcio) e d’Europa (insieme alla Spagna).
    Adesso è la squadra più forte d’Europa – e forse del mondo.
    Il Real cos’è? Una squadra di grande blasone (molto grazie ai successi a cavallo tra i ’50 e ’60) ma che oggi sembra più che altro una macchina per buttar via soldi.
    Perché mai l’Inter dovrebbe far sconti e regali a chicchessia?
    Siamo i più forti.
    Gli altri – l’ex Mourinho compreso – si adeguino.

  • giacominho

    L’artefice di tutto questo è Marco Branca, che meriterebbe un articolo del Post solo per il suo modo di vestire. Lui ha trattato con Mendez Mou e il rappresentante del Real. Lui ha chiuso a metà del campionato di due anni fa l’acquisto di Milito e Motta. Lui ha preso Lucio e Sneijder e Pandev. Se avesse comandato Mou l’Inter avrebbe giocato con Carvalho, Deco, Quaresma, Baptista. In un’annata dove il calcio italiano doveva soccombere per la fuga di piedi illustri (Ibra, Kaka) e cervelli fini (Ancelotti, Mancini) alla Spagna e all’Inghilterra, il lavoro di Branca Oriali Moratti e Mourinho (se ne fa tre anche a Madrid diventerà la Pop Star del anni 10) ha sovvertito ogni pronostico. Mou è appena andato via ma non cambierà niente. L’Inter non ha più come riferimento il campionato italiano che, come molte delle altre Leghe nazionali, è un girone di preparazione alla fase finale della Champions League. Senza cambiare i regolamenti Platini ha messo in piedi quella fantomatica Super Lega Europea della quale si è cianciato per un po’ qualche anno fa.

  • piti

    giacominho, sono con te.