Le tante mappe del Medio Oriente

È complicato capirci qualcosa nel casino del Medio Oriente, e ancora più complicato è spiegarlo. Ma se non si vuole ricorrere allo scontro di civiltà, alla legge del deserto o alle teorie della cospirazione gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno dato una mano. Ora finalmente è chiaro che le tensioni sono in buona parte legate allo scontro tra Arabia e Iran, che stanno cercando di ridefinire gli equilibri regionali. Lo scontro tra le due potenze non spiega tutto, ma è una chiave di lettura che aiuta a riordinare e mettere a posto tutta una serie di pezzi.
Da quando Arabia e Iran si sono messi esplicitamente a litigare, su giornali e social hanno iniziato a circolare varie carte che mostrano la distribuzione di sciiti e sunniti nel Medio Oriente. Per spiegare scenari geopolitici complicati, ricorrere a una carta geografica è spesso più efficace di tante, tantissime parole – quindi tutto bene. Il problema è che alcune mappe sul Medio Oriente rendono sì più comprensibili le cose, ma finiscono per semplificarle un po’ troppo.

Il problema più grosso è far coincidere i filo-iraniani con gli sciiti e i filo-sauditi coi sunniti. È un trucchetto comodo per costruire una carta, perché conosciamo la distribuzione regionale delle sette religiose, mentre è più difficile quantificare la simpatia per l’una o l’altra potenza. E poi è un trucco che fa apparire tutto meravigliosamente chiaro, riducendo a due soli schieramenti il gran casino che c’è. Il salto logico però non è indolore, soprattutto nel caso dei sunniti: su una carta li puoi pure colorare allo stesso modo, ma salafiti, Fratelli musulmani, Egitto, Turchia, emiri e Pakistan dello stesso colore non sono. (È curioso tra l’altro che da molte mappe sia scomparso l’ISIS, assorbito pure lui nel grande raggruppamento indistinto dei sunniti.)

Usare una cartina sulle appartenenze religiose per illustrare un articolo su Iran e Arabia può comportare un altro rischio: suggerire che la rivalità tra sciiti e sunniti sia la causa, non la conseguenza, della rivalità tra le due potenze. Davvero qualcuno pensa che stiano litigando sul nome del successore di Maometto, 1400 anni dopo? La divisione religiosa è stata deliberatamente riattivata per motivi politici: presentare lo scontro tra Arabia e Iran come se fosse in sostanza dovuto a divergenze dottrinali fa il gioco della loro propaganda. Se lo scontro non è tra potenze ma tra comunità religiose si finisce per tirarci dentro tutti i musulmani – non una grande idea. Eppure sono poche le carte che provano a spiegare la rivalità tra Arabia e Iran senza ridurre tutto alle differenze religiose (questa è una delle migliori).

Molte carte sulla crisi del Medio Oriente tendono poi a mettere in ombra le minoranze: se decido di colorare di blu tutte le zone a maggioranza sciita, anche senza volerlo finisco per suggerire che tutti quelli che vivono in una zona blu siano sciiti. Le minoranze sono importanti non solo perché sono persone reali – tra l’altro spesso perseguitate – ma per il loro significato più generale. Ricordarsi delle minoranze serve a non ridurre il mondo arabo al solo mondo musulmano, o ai soli sciiti e sunniti. Se ancora auspichiamo stati laici e pluralistici per il Medio Oriente del futuro, sarebbe meglio evitare di rimuovere le minoranze dalle carte che le rappresentano.

Infine, di nuovo un problema di confini. Alcune carte propongono confini che al momento non esistono più, facendo finta che Siria e Iraq possano ancora essere trattati come degli stati coesi. Altre tendono a costruire confini che non esistono ancora, disegnando le demarcazioni tra sciiti e sunniti più nette di quello che sono. Nella realtà i confini tra le zone di insediamento delle due comunità non sono sempre così chiari, ci sono sovrapposizioni e sfumature stese per decine di chilometri. Le cartine troppo pulite e ordinate finiscono per fregarti, suggerendo magari che potrebbe essere una buona idea spartire gli stati secondo linee confessionali – fare insomma assomigliare la realtà alle carte, e non il contrario.

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