Il Post
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Il manifesto degli ingenui.

29 febbraio 2012

 

“Viviamo in tempi difficili”, dice il realista.

“Il mondo va a rotoli”, dice il catastrofista.

“Non esistono più amicizie disinteressate”, dice lo scoraggiato.

“Ognuno pensa al proprio tornaconto”, dice il vittimista.

“C’ero prima io!”, dice l’egoista.

“E’ la legge del più forte”, dice il cinico.

“Si respira un’aria pesante”, dice l’eco-scettico

“Un futuro migliore è una favola a cui non crede più nessuno”, dice il disilluso.

“Buongiorno a tutti”, dice l’ingenuo.

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Buongiorno, siamo gli ingenui.

Quelli che credono a tutto, perché pensiamo che solo a chi crede che tutto può succedere – tutto succede.

Siamo quelli che si svegliano la mattina convinti che sarà una bella giornata e se qualcuno o qualcosa la rende storta, ci rimbocchiamo le maniche e costruiamo un Coso-Raddrizza-Giornate.

Siamo quelli che si divertono ad essere allegri. Quelli che per non perdere l’animo non si allontanano dall’essenza della propria anima. Quelli che sono ancora capaci di ridersi addosso e che vanno orgogliosi della loro collezione di sbagli. Quelli che nelle discussioni ai perché sì, preferiscono i perché no? Quelli che non si fanno pagare quello che non gli costa niente.

Non dobbiamo andare a dormire per sognare e ai porti sicuri preferiamo i sentieri sconosciuti.

Ci siamo nati così. E così vogliamo restare. Almeno un po’. Perché perdere del tutto la nostra ingenuità significherebbe perdere del tutto anche la nostra umanità, la nostra natura e la nostra libertà di essere noi stessi; significherebbe dover rinunciare a provare affetto per gli altri senza aspettarsi un ritorno, a poter commuoverci senza vergognarci, alla capacità di fare un regalo a noi stessi senza rovinarci la sorpresa.

Siamo ingenui, non sprovveduti.

Anche noi, come tutti, abbiamo l’ambizione di arrivare lontano, ma non abbiamo fretta, non sgomitiamo, non facciamo finta di essere chi non siamo. Se lo facessimo, forse, come ci suggeriscono gli arrivisti, potremmo avere tutto, ma non saremmo più noi. E per noi sarebbe come non essere mai partiti.

Ci teniamo a fare le cose per bene. Abbiamo cura dei nostri valori. Investiamo tutto quello che abbiamo messo da parte in coraggio e curiosità.

Consideriamo l’attenzione per gli altri una virtù e la gentilezza, la forma più semplice di espressione di tale virtù. Misuriamo la bellezza delle nostre idee, con la capacità di quelle idee di generare altra bellezza.

Saremo ingenui a pensarlo, ma di questi tempi disillusionati – dove a vincere è la cultura del sospetto e della paura, dove dominano l’apparenza e l’ipocrisia – siamo convinti che il mondo abbia bisogno piu’ che mai di noi.

Pazienza se ci faranno sentire anacronistici e naif.

Non importa se i prepotenti ci scavalcheranno e se i cinici ci prenderanno in giro; se i furbi ci useranno e gli egocentrici ci faranno sentire meno importanti di loro.

Ci sarà anche qualche spiritoso che ci dirà: guarda c’è un asino che vola! E noi guarderemo in su. Non per la speranza di vedere qualcosa, ma semplicemente per non perdere l’abitudine a dare una possibilità a tutto e a tutti.

Noi siamo gli ingenui.

Sì, quelli della gens degli Ingegnosi, parenti stretti dei Geniali e degli Innovatori.

 

 

 

  • idrochinone

    E’ un bel testo, attento che qualche casa automobilista potrebbe rubartelo per il prossimo spot ;)

  • idrochinone

    *automobilistica

  • fausto57

    Esimio Lorenzo De Rita,
    non so chi tu sia, ignoravo la tua esistenza in vita e, tu pensa, ciò nonostante campavo abbastanza bene (culturalmente parlando, che economicamnete non ti dico), avevo le mie cose con cui trastullarmi, mi impegnavo in politica (per parte del mio vivere anche professionalmente, leggasi reddito in euro), impegnato socialmente con fatica e divertimento, qualche alto e qualche basso, un paio di gatti (Gatta e Bambi, il di lei figlio) con i quali talvolta parlo in italiano corretto e sempre mi stupisco tanto che loro palesemente mi capiscono, e cosi via, sa van san dir.
    Poi, cinque minuti fa, leggo questa cosa che tu hai scritto e scopro che, pur finora ignorandoti, ti amo. E mi emoziono pure!
    Così mi confermo che se io, come penso da tempo, sono un cronopio beh allora non sono solo in questo mondo. Capisci vero la grandezza della scoperta? NON ESSERE SOLI! Ci speravo ma qualche dubbio ogni tanto, sai com’è, mi veniva.
    Un abbraccio caldo caldo.
    E grazie.
    PS: scusa il tu alla prima volta.

  • http://becausethelight.blogspot.com/ Sandro

    Solo una parola: grazie.

  • Ginouosaut

    Grazie, iniziavo a sentirmi isolato…adesione pressochè totale. Grazie ancora.

  • marcovaldo

    Grazie ! cominciavo ad essere un pò stufo di cinici-disillusi-arrivisti-vittimisti-…. come si fa per chiedere l’iscrizione ?

  • http://www.bigjellyfish.it medusone

    … mi sono commosso …

  • plato

    ero un ingenuo molti anni fa. se fossi rimasto un ingenuo sarei altro o non esisterei più

  • fausto57

    Visti i primi commenti: si fa la Congrega degli Ingenui? O forse la Compagnia? Insomma io ci starei.
    LORENZO dopo che ci hai provocati e chiamati a raccolta adeso vai tocca a te: metti su un sito, un blog, un qualcosa, una cena, boh…, no twitter che io lo sto ancora stiduaindo e per ora non ci capisco niente.

  • fausto57

    @Plato
    Saresti altro o forse non esiteresti più. Va beh, magari in entrambi i casi era meglio. Però ci sei ancora e va bene anche così.
    Tu i tuoi ricordi come li conservi? Se li conservi s’intende..

  • stranger

    Mi piace! (forse perchè anche io sono un ingenuo?) :-)

  • claudiauli

    splendido.

  • http://lateintheevening.wordpress.com lucabertoni

    Grazie. Un bel modo di iniziare una giornata. Magnifica, sicuramente.

  • luca

    Sì,sì. Davvero… Grazie!

  • Fabio Bianchi

    E’ stato come aprire la finestra e respirare a pieni polmoni una boccata d’aria pulita e fresca.
    Grazie.
    Fabio

  • egyzia

    Finalmente.
    Grazie, è un piacere essere ingenui così!
    Maria Teresa

  • babpap

    mi piace! torna presto in italia. barbara

  • Maria

    Mia figlia mi ha mandato questo articolo, perchè mia figlia mi conosce…

    Non mi va però di fare una festa di elite… tutto questo inno all’ingenuità, così belli, così intelligenti, così creativi… siamo comunque anche noi “fortunati ingenui”, fortunati grazie a Lorenzo De Rita, parte di un mondo di cui siamo corresponsabili, proprio perchè non siamo stupidi! Facciamo però in modo di essere più forti in quello che consideriamo le nostre doti: l’ingenuo non è un perdente!!!
    E la pubbilcazione di articoli come questo aiuta, eccome se aiuta!!! ;)

  • rap2309

    … chiamali ingenui! Ingegnosi, geniali, innovatori, come dici bene nell’ultima riga, e aggiungerei intelligenti, qualità in disuso anche nello frasario collettivo.
    Grazie Lorenzo

  • luco

    Bello.

  • angelacre

    Me ne vado a dormire serena e mi sento meno sola :)

  • http://www.uecomunicazione.it heinz7

    “Buongiorno Lorenzo, buongiorno a tutti”

  • malina

    manifesto bellissimo complimenti!

  • ilariab

    Un bambino con problemi scolastici, pur essendo una persona sfaccettata e contraddittoria, verrà comunque giudicato solo in base ai suoi voti e si dirà semplicemente che ha dei problemi. Nel gioco utilitaristico scolastico, per lui il voto diventa molto precocemente l’equivalente del salario per i genitori, una specie di biglietto d’ingresso nel mondo degli adulti, perché si pensa che chi non studia sarà disoccupato, avrà una vita mediocre eccetera». La frase è tratta da L’epoca delle passioni tristi, saggio scritto a quattro mani dal filosofo argentino Miguel Benasayag e dallo psichiatra francese Gérard Schmit. Poiché l’insuccesso scolastico viene considerato un insuccesso nella vita, gli sportelli di consulenza psicologica ricevono molti bambini con problemi a scuola. Ma, in molti casi, queste difficoltà celano una vera e propria «crisi epocale».
    I problemi di apprendimento, cioè, sono spesso rivelatori di un’incapacità di desiderare nella vita, o meglio, di desiderare la vita stessa. Oggi, in un’epoca in cui gli adulti in primis hanno interiorizzato il fallimento degli ideali sulla visione messianica del futuro (ovvero è tramontata l’idea, che ha segnato tutta la storia dell’Occidente, del futuro come promessa), la stessa educazione, familiare oltre che scolastica, è incentrata sulla convinzione opposta, e ormai dominante, di un futuro pieno di minacce. La diretta conseguenza di questo «cambio di segno» dell’avvenire, da positivo a negativo, è una pratica quotidiana non più tesa all’invito e al desiderio, ma a un «apprendimento sotto minaccia». Se il desiderio pone in relazione con gli altri e crea gruppi e legami, l’educazione finalizzata alla sopravvivenza implica che «ci si salva da soli» e che «gli altri sono dei nemici». L’equazione che ne viene dà luogo, però, a un circolo vizioso, poiché se per sconfiggere la crisi occorre armarsi di un’ideologia utilitaristica, è questa stessa ideologia a generare crisi sociali e culturali sempre più profonde.
    Miguel Benasayag e Gerard Schmit